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Tornano i rischi di epidemie. L’allerta dei medici veneti dopo 5 casi di morbillo a Vicenza, 3 di meningite il ritorno di pertosse e polmoniti. Da Dalt: malattie che non vedevamo da anni

Tre casi di meningite, oltre una decina di varicella e altrettanti di pertosse, uno di morbillo e svariati di polmonite con gravi complicanze. Sono le patologie diagnosticate ai bimbi passati per il pronto soccorso di Padova, punto di riferimento véneto per i casi più gravi, nel 2015. E ancora: cinque casi di morbillo nel Vicentino la scorsa settimana, una decina a settembre tra soggetti non vaccinati.

Dati che hanno mobilitato i medici: «Ci troviamo di fronte a malattie che da molti anni, forse decenni, non vedevamo. E questo combacia con il fatto che la copertura vaccinale sta diminuendo in modo preoccupante. In Veneto come altrove», spiega Liviana Da Dalt, professore di Pediatria e direttore del Pronto Soccorso Pediatrico di Padova. Un osservatorio privilegiato quello di via Giustiniani, per capire l’entità del fenomeno denunciato qualche giorno fa dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi: «I batteri circolano ed essendoci migliaia di bambini non protetti contro poliomielite, difterite, tetano, morbillo, parotite, rosolia è ovvio che ci saranno, oltre ai casi che noi normalmente conosciamo, nuove infezioni. La polio, eradicata in Italia, è presente al di là dell’Adriatico. Con la circolazione di persone e la scarsa copertura vaccinale il pericolo è evidente», ha affermato.

E nel caso del morbillo le attuali basse coperture vaccinali «determinano l’accumulo medio di 84 mila nuovi soggetti suscettibili ogni anno e questo aumenta il rischio di epidemie sul territorio nazionale». La preoccupazione è dunque alta. «Il Veneto è penultimo in Italia per numero di vaccinati. È sotto la soglia del 95% per le obbligatorie e dell’85% per le non obbligatorie», afferma il professor Giorgio Palù, presidente della Società Europea di Virologia. Che condivide con Ricciardi la preoccupazione di future epidemie a fronte di ulteriori cali delle percentuali di copertura. A fine ottobre, è stato portato all’ospedale di Camposampiero un bimbo in gravi condizioni per una meningite (non era stato vaccinato), in precedenza, sono stati registrati casi di meningite fulminante o invalidante nel Veneziano e a Treviso.

«Vediamo casi di complicanze da morbillo che non registravamo da decenni – dice la professoressa Da Dalt –  ricomparsa la pertosse e i casi sono diversi. L’abbiamo rilevata nei bimbi grandi, ma anche nelle mamme e nei neonati. Si tratta di una malattia temibile in quanto può dare crisi di apnea, arresto respiratorio e può compromettere le funzioni vitali. E poi la varicella, la meningite, casi severi di polmonite. Io faccio lezione ai futuri medici: ogni giorno cerco di parlare loro dell’importanza dei vaccini. In Veneto non è obbligatorio, ma a contare veramente sono la comunicazione e la sensibilizzazione. Il vaccino è un diritto alla salute, non un dovere».

Per i medici la strategia è l’informazione tanto che qualche settimana fa, a Padova, l’Università ha allestito uno speaker corner e un dibattito dedicati alle vaccinazioni. A promuoverlo, tra gli altri, il professor Giorgio Perilongo, responsabile del Dipartimento di Pediatria di Padova dove, nel corso del 2015, su 7.315 ricoveri ordinari e 2.420 diurni, sono stati 63 i casi di bimbi (vaccinati e non) ricoverati per malattie infettive di diversa natura.

Sottolinea Perilongo: «Le campagne vaccinali hanno permesso di migliorare la qualità di vita nei diversi Paesi e ora tutto il mondo si sta mobilitando per sostenere i vaccini». Da parte sua la Regione, con il governatore Luca Zaia, annuncia un «progetto a 360 gradi e una delibera» in materia: «Se si scende sotto certe soglie si espongono i bimbi non vaccinati e immunocarenti a determinate malattie», sottolinea, «Oggi sembra che non vaccinare sia il digitale e vaccinare l’analogico. Si tratta di una pratica vecchia, ma assolutamente attuale. L’obbligo vaccinale non risolve il problema, serve la comunicazione. Per questo riporteremo i medici al centro».

Il Mattino di Padova – 9 novembre 2016

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