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Vicenza. Sequestro grana, processi e veleni. Coinvolto ex-capo Forestale

Ci sono partite di formaggio e partite giudiziarie. Rischiano di essere indigeste le prime, scottano, e non poco, le seconde. Sulle prime si giocano le fortune della Casearia Altopiano di Asiago, conosciuta società con base operativa a Povolaro di Dueville, specializzata nella selezione di formaggi italiani ed esteri, partner di importanti aziende.

Quanto alle partite giudiziarie, invece, si scopre che dietro un sequestro di 280 forme di grana padano – inizialmente erano 2800 – nella primavera 2010, ci sono retroscena clamorosi. E finora sconosciuti. Che coinvolgono, ad esempio, il vicequestore aggiunto Isidoro Furlan, già comandante del Nipaf di Vicenza e della Forestale di Asiago, e attuale vice comandante provinciale di Belluno, finito nel mirino della procura di Bassano per rapporti poco cristallini con un ex dipendente della Casearia, Stefano Moia, che il pm Gianni Pipeschi vorrebbe processare con una doppia accusa: la presunta ricettazione di un falso sigillo utlizzato per marchiare le forme di grana padano e le minacce nei confronti dell´asiaghese Giuliano Pesavento. Inizialmente, per questo secondo capitolo d´accusa, si parlava addirittura di una ipotetica richiesta di denaro (100 mila euro).
Il presidente della Casearia, la cui sede legale è ad Asiago in via Baracca 14, dove si trova il Consorzio fra i caseifici dell´Altopiano, è lo stesso Pesavento, che è indagato per una parte dell´inchiesta mentre è parte offesa per l´altra.
Ma fissiamo alcuni paletti. Il pm Pipeschi ha avvisato Pesavento, 65 anni, il direttore di produzione della Casearia Roberto Sanguin, 41 anni, di Cartura (Pd) e il consigliere delegato e socio della Casearia Tiziano Matteazzi, 54 anni, di Bolzano Vicentino – i primi due difesi dall´avv. Marco Dal Ben, il terzo dall´avv. Ilaria De Marzi -, che ha intenzione di processarli per tentata frode in commercio e tentata vendita di grana padano con fascere fasulle per ingannare gli acquirenti. I tre indagati respingono le accuse, ma rischiano concretamente il processo.
La vicenda risale all´aprile-maggio 2010 quando la magistratura sequestrò le forme di grana dopo un blitz a Povolaro. In un primo momento furono sottoposti a sequestro sanitario ben 12 mila forme, ma l´attenzione degli inquirenti adesso s´è concentrata su residue 280. Otto mesi dopo sul proscenio dell´inchiesta fa l´apparizione il bresciano Moia, 42 anni, di Barbariga, ex dipendente della Casearia, che dopo un messaggino spedito a Pesavento il 27 gennaio 2011, l´indomani gli avrebbe chiesto denaro per consegnargli un marchio falso che a suo dire sarebbe stato utilizzato alla Casearia. Pesavento fece denuncia ai carabinieri del capitano Piscitello e scattò l´inchiesta. Anche per questo troncone il pm Pipischi ha chiuso le indagini preliminari. A rischiare il processo con Moia, è Giuseppina Chimetto, 42 anni, di Caldogno, sospettata di concorso in ricettazione con Moia e minacce contro Pesavento. Secondo gli inquirenti bassanesi avrebbe partecipato al tentativo di ricatto. Circostanza che lei respinge con forza. In questo contesto è spuntata la posizione del Forestale Furlan, pubblico ufficiale che fino ad allora godeva della massima stima dei magistrati bassanesi, e che da quel momento è caduto in disgrazia. Nei sui confronti è stata aperta un´indagine per adesso top secret

Il Giornale di Vicenza – 13 febbraio 2013

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