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Toxoplasmosi, dai gatti probabile diffusione alla fauna selvatica. Una nuova ricerca dell’UBC suggerisce che, in aree urbane densamente popolate, i felini randagi potrebbero essere responsabili

Una nuova ricerca dell’UBC suggerisce che, in aree urbane densamente popolate, i gatti randagi potrebbero esse responsabili della diffusione del parassita Toxoplasma gondii alla fauna selvatica. L’importanza di mantenere sani gli ecosistemi

Vet33. I ricercatori, dell’University of British Columbia (UBC), guidati dalla professoressa Amy Wilson, hanno esaminato 45.079 casi di toxoplasmosi nei mammiferi selvatici, una malattia che è stata collegata a disturbi del sistema nervoso, tumori e altre condizioni croniche debilitanti, utilizzando i dati di 202 studi. Hanno scoperto che la fauna selvatica che vive vicino a fitte aree urbane aveva maggiori probabilità di essere infettata.

“Poiché l’aumento della densità umana è associato all’aumento della densità dei gatti domestici, il nostro studio suggerisce che i gatti domestici in libertà, siano essi animali domestici o randagi, sono la causa più probabile di queste infezioni”, afferma Wilson. “Questa scoperta è significativa perché limitandone semplicemente il vagabondare, possiamo ridurre l’impatto del Toxoplasma sulla fauna selvatica”.

Potenziale contagio

Un gatto infetto può espellere fino a 500 milioni di oocisti (o uova) di Toxoplasma in sole due settimane. Le oocisti possono quindi vivere per anni nel suolo e nell’acqua con il potenziale di infettare qualsiasi uccello o mammifero, compreso l’uomo. La toxoplasmosi è particolarmente pericolosa per le persone in gravidanza. Se un animale è sano, il parassita rimane dormiente e raramente provoca danni diretti. Tuttavia, se il sistema immunitario di un animale è compromesso, il parassita può scatenare malattie e potenzialmente la morte.

Ecosistemi e stato di salute

Trattare questo tema, ha ancora una volta evidenziato il legame tra ecosistemi e  – quindi – la necessità dell’approccio in chiave One – Health. “Sappiamo che quando le zone umide vengono distrutte o i corsi d’acqua sono limitati – spiega infatti Wilson – è più probabile che si verifichi un deflusso che trasporta più agenti patogeni nelle acque in cui gli animali selvatici bevono o vivono”. Per fortuna, prosegue, “quando gli habitat sono sani, la fauna selvatica prospera e tende a essere più resistente alle malattie“.

Ne deriva che – è la conclusione proposta dalla professoressa Wilson –  che “proteggere la biodiversità e gli ecosistemi che supporta è un approccio efficiente ed economico per ridurre il trasferimento di malattie tra fauna selvatica, animali domestici e umani. La conservazione è davvero una medicina preventiva in azione”.

University of British Columbia. “Domestic cats drive spread of Toxoplasma parasite to wildlife.” ScienceDaily. ScienceDaily, 10 November 2021www.sciencedaily.com/releases/2021/11/211110104303.htm

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