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Frode commerciale o fenilbutazone. Pericolo è mangiare animali da corsa

1 A parte la frode, la carne equina può arrecare danni? No. Anzi di per sé è migliore delle altre: abbassa il colesterolo e la pressione alta, per il ferro che contiene è consigliata per le anemie, è meno allergenica delle altre. Il problema è che questo tipo di carne è quella dei cavalli allevati in Italia per la catena alimentare. Controllati sotto ogni punto di vista perché finiscono nei piatti. Ma questa carne costa anche di più di quella di manzo, quindi sarebbe assurdo utilizzarla per una frode.

2 Allora non ci sarebbe nulla da temere?

C’è da temere perché se costa meno è carne equina che non sarebbe destinata alla catena alimentare. In alcuni campioni è stato trovato, infatti, un potente antinfiammatorio, il fenilbutazone, vietato in Europa sia per gli uomini sia per gli animali della filiera alimentare (da macello o per la produzione di latte). Ma ammesso per i cavalli da corsa, che per legge non dovrebbero finire al macello. Ed è per questo che questa carne costa di meno. È illegale.

3 Come mai finisce nel ragù delle lasagne o nelle polpette?

Esiste una «separazione delle carriere» per i cavalli: vi sono quelli allevati per essere mangiati e quelli per la corsa, per attività amatoriali, per affezione, per usi professionali (dai maneggi al traino di carrozzelle). I primi, quelli della filiera alimentare, sono controllati e non possono assumere sostanze vietate, come il fenilbutazone. I secondi, soprattutto quelli che corrono, in caso di traumi possono essere curati anche con sostanze vietate, ma non devono mai finire la loro esistenza in un macello. Vanno accuditi fino alla vecchiaia e quando muoiono deve essere informata la Asl e vanno cremati. Solo sulla carta, però. È una questione di numeri. In Italia sono circa 6 mila gli equini allevati a fini alimentari, mentre sono 800 mila gli altri. A cui dovrebbero corrispondere poi delle cremazioni. In realtà i numeri non coincidono. Ed esisterebbe un traffico illegale. Invece di essere cremati, spariscono nel nulla. O meglio sembra finiscano in macelli dell’Est, Romania al primo posto, per poi rientrare come macinato. A prezzi più bassi. E lo si scopre proprio dalla presenza del fenilbutazone. Che ora si cercherà anche in Italia nei campioni di carne fresca.

4 Che cosa può accadere se si mangia carne al fenilbutazone?

Si tratta di un farmaco vietato anche in medicina umana e può rappresentare un fattore di alto rischio per il consumatore. Mangiando questo tipo di carne, soprattutto se cruda, potrebbero essere assunti residui ad azione farmacologicamente attiva che, oltre agli effetti terapeutici classici per cui vengono somministrati agli animali, possono provocare effetti collaterali anche gravi per l’uomo. Bisogna considerare che non tutti i soggetti possono presentare pari reazioni all’assunzione di questa sostanza e che tra gli effetti collaterali del fenilbutazone e di altri farmaci antinfiammatori sono stati evidenziati danni a livello midollare, neurologico, cardiovascolare, gastrointestinale, genitourinario e frequentemente possono comparire reazioni allergiche. In questo caso è difficile risalire alla causa perché né il consumatore né il medico immaginano che dietro c’è un antinfiammatorio vietato.

5 A parte questi farmaci vietati, vi sono altri rischi?

Di recente, nei muscoli di cavalli, maiali e cinghiali, è stato trovato un parassita esotico (la trichina spiralis) che può essere letale nell’uomo. Ci sono stati venti casi in Toscana e sono scattati i controlli veterinari per tale parassita. In particolare nel cavallo, perché si può mangiare anche crudo. Vi sono controlli sui cavalli esteri che arrivano nei macelli italiani. Ma certamente, in un mercato globale, chi può garantire su ciò che è macellato all’estero? Manca una tracciabilità completa, come è in atto per i bovini dal dopo «Mucca pazza».

6 Ma oltre al cavallo, in Europa è stato trovato maiale nei kebab?

È stato trovato maiale (7%). E in questo caso la frode è… religiosa. Il Consiglio islamico svizzero sta facendo analizzare la carne dei rotoli di kebab prodotti da una catena tedesca nel rispetto delle norme religiose. Anche in questo caso sembra aver prevalso la logica del profitto illecito.

Mario Pappagallo – Corriere della Sera – 26 febbraio 2013

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