Breaking news

Sei in:

Tra incertezze e costi «staffetta generazionale» ha già fiato corto

Sì dei direttori del personale ma come ammortizzatore E le aziende lombarde preferiscono non parlarne. Nelle intenzioni sembra l’uovo di Colombo: una staffetta generazionale in grado di far calare la disoccupazione giovanile e agevolare l’uscita verso la pensione dei dipendenti più anziani.

In realtà, più si scava intorno al provvedimento in discussione al ministero del Lavoro, più vengono allo scoperto ostacoli, incertezze e costi. Il meccanismo individuato finora, infatti, prevede che il lavoratore più anziano, al quale mancano dai 5 ai 3 anni per arrivare alla quiescenza, passi a part-time, mantenendo però per intero i versamenti previdenziali coperti dallo Stato.

Contemporaneamente, l’azienda si impegna ad assumere un giovane sotto i 29 anni, presumibilmente con un contratto di apprendistato part-time per avere minori costi. «In questo modo si può agevolare un passaggio di conoscenze e professionalità che altrimenti andrebbero disperse – sottolinea Paolo Citterio, presidente di Gidp (Gruppo intersettoriale direttori del personale) -.

Chi fa lavori gravosi o comunque sente il peso dell’età può essere interessato a ridurre il suo impegno lavorativo senza però lasciare del tutto l’azienda e nel frattempo i tantissimi giovani che oggi non hanno alcuna occasione potrebbero finalmente avere un contratto valido».

Emergono però tre nodi: il primo è che l’operazione resta a saldo zero come posti di lavoro complessivi e di ore lavorate (solo nella sperimentazione in Lombardia è previsto un «saldo positivo» per ogni singola azienda), è più che altro una redistribuzione.

Il secondo è quello dei costi per lo Stato. La possibilità di effettuare la cosiddetta “staffetta generazionale”, infatti, esiste nel nostro Paese da almeno 15 anni (era prevista già nel Pacchetto Treu del 1997 e poi in altre norme successive).

Tuttavia non è stata mai utilizzata, se non in alcuni patti come quelli per istituti di credito e Poste nel quale a fronte di uscite – generalmente in pre-pensionamento – di dipendenti anziani, venivano assunti i loro figli.

Pratiche di nepotismo che oggi sarebbe meglio evitare. Per renderli non penalizzanti occorrono fondi pubblici per coprire quantomeno la parte di contributi pensionistici che le aziende e i lavoratori anziani non verserebbero più passando al part-time. Così come prevede ad esempio il bando emanato dalla Regione Lombardia. Una prima stima a livello nazionale, ipotizzando 50mila staffette, prevede un impegno di mezzo miliardo di euro.

Il terzo nodo, non meno decisivo, è quello della motivazione che dovrebbe spingere un lavoratore “anziano” a scegliere il part-time, che significa ovviamente mezzo stipendio o poco più.

Certo, c’è chi 8 ore in fabbrica non le regge più, ma con i tempi che corrono per decidere di passare da 1.400 a 7-800 euro al mese serve una ragione assai più forte. Come quella ad esempio di “rischiare” il posto. Un’altra ipotesi prevede infatti che sia concesso al lavoratore anche una parte dell’assegno pensionistico, ma in questo caso se non si vogliono caricare ulteriori costi sullo Stato, l’anticipo andrebbe poi restituito a rate, con penalizzazione successiva.

Difficile che sia una prospettiva attraente… «La soluzione è praticabile e interessante. Può portare benefici ai giovani che avrebbero un’opportunità formativa e abbassare il costo del lavoro. Ma non è certo così che si crea nuova occupazione se non marginale – ammette con realismo Paolo Iacci, vicepresidente di Aidp, associazione italiana direzione del personale -. Piuttosto vedo la staffetta particolarmente efficace come ammortizzatore in situazioni di difficoltà o come strategia per il ricambio generazionale in azienda in alternativa agli incentivi all’esodo».

E che l’operazione alla fine non sia questa idea così rivoluzionaria lo dimostra indirettamente un altro indizio. In Lombardia, come si diceva, è già aperto un bando per finanziare la staffetta, al quale si sono detti interessati gruppi blasonati come Techint, Bayer, Campari e altri.

Tuttavia nessuna di queste aziende ha voluto rilasciare dichiarazioni al riguardo o spiegarne le modalità.Come se non fossero operazioni da sbandierare con orgoglio…

ENTRA IN AZIENDA COME APPRENDISTA (PROBABILMENTE PART-TIME)

RISCHIA DI AVERE UNO STIPENDIO PIUTTOSTO RIDOTTO (SE PART-TIME INFERIORE AI 500 EURO AL MESE)

PUÒ AVERE UN TUTOR CHE GLI INSEGNA IL “MESTIERE”

LAVORA MENO ORE IN ATTESA DI ANDARE IN PENSIONE

DEVE ACCONTENTARSI DI MEZZO STIPENDIO (O DI UN ANTICIPO DI PENSIONE DA RESTITUIRE)

I CONTRIBUTI PER LA PENSIONE VENGONO PAGATI PER INTERO DALLO STATO

Avvenire – DI FRANCESCO RICCARDI – 23 maggio 2013

Leave a Reply
 

Your email address will not be published. Required fields are marked (*)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top