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Tre morti al giorno sul lavoro. Meno incidenti ma più vittime. Nel 2015 tendenza invertita dopo quattro anni di flessione: +16% rispetto al 2014. I sindacati: più prevenzione

Flavia Amabile. Il 2015 è stato un anno nero per i morti sul lavoro, sono aumentati del 16%. Il 2016, invece, è iniziato con un dato più confortante, un calo del 14%,6% nei primi tre mesi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Sono i dati più recenti elaborati dall’Inail da cui risulta una generale tendenza positiva: nei cinque anni tra il 2010 e il 2014 c’è stata una riduzione delle denunce del 23,9%, quasi una su 4 in meno. E nel solo 2015 le denunce d’infortunio sul lavoro arrivate all’Inail sono state 632.655, il 3,9% in meno rispetto al 2014.

Ad essere aumentati sono soltanto i casi più gravi, 1172 morti nel 2015, 163 in più rispetto al 2014, un dato che interrompe l’andamento positivo degli anni tra il 2010 e il 2014 quando si era avuta una flessione del 24,21%.

L’Inail precisa, comunque, che i dati del 2015 si riferiscono a istruttorie ancora in corso, dunque ancora non è chiaro quanti procedimenti effettivamente sono legati a cause di lavoro. Per il 2016 l’Inail registra un calo dello 0.8% del totale delle denunce di infortunio, sono state 152.573, compresi i casi mortali. Nei primi tre mesi le denunce di morti sul lavoro sono state 176, il 14,6% in meno rispetto ai primi tre mesi del 2015. Anche in questo caso l’Inail precisa che si tratta di dati provvisori, diffusi in occasione della Festa del Lavoro del Primo Maggio.

Un «quadro preoccupante», secondo Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl: «Sono ancora troppi i morti sul lavoro in Italia. Quando un Paese ha tutti questi infortuni sul lavoro che non accennano a diminuire, con una media di tre lavoratori al giorno, è una sconfitta per tutti, istituzioni, imprese, organismi di controllo, parti sociali». Annamaria Furlan chiede «molta più prevenzione, a cominciare dalla scuola, con un’azione culturale che ponga la sicurezza e la salute nei posti di lavoro come una vera priorità del nostro Paese, attraverso una lotta seria al sommerso, al lavoro nero, al caporalato. Bisogna ridare più valore al lavoro, quel lavoro che oggi è negato a troppi giovani e donne in Italia».

Dati allarmanti anche secondo Renata Polverini, vicepresidente della commissione Lavoro e responsabile nazionale del dipartimento lavoro e politiche sindacali di Forza Italia, che li interpreta legandoli al numero di occupati. «Emerge con chiarezza come l’aumento o il calo del numero degli infortuni sembri dipendere, se non del tutto, dal ciclo occupazionale. Infatti il 2015 è stato l’anno in cui c’è stata una lieve ripresa occupazionale e quindi, di conseguenza, un incremento di contratti che sfortunatamente ha coinciso però con un aumento degli infortuni. Di contro il fatto che nel 2016 si siano ridotti gli incidenti sembra dipendere esclusivamente da un mercato del lavoro sostanzialmente stagnante e quindi senza significativi cambiamenti mensili. Purtroppo siamo ancora lontani dallo zero». Come agire? Anche secondo Renata Polverini la risposta è nella «cultura della prevenzione che si crea, innanzitutto, con la formazione e l’informazione che dovrebbe iniziare sin dalle scuole elementari inserendo il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro in modo organico nei programmi scolastici».

La Stampa – 1 maggio 2016 

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