Breaking news

Sei in:

Tre virologi in barca. Come un veterinario può occuparsi in modo eccellente di vaccini per gli essere umani. E come purtroppo per la malafede non ci sia alcun vaccino disponibile

 di Riccardo Luna, Repubblica. C’erano una volta tre virologi. C’era una pandemia e loro andavano spesso in tv e stavano molto sui social. Il primo, lo chiameremo virologo A, nel programma serale dove era ospite fissa, disse: “Con il vaccino non sarà un liberi tutti. Se uno si vaccina non contrae la malattia, ma se incontra uno non vaccinato può ancora contagiarlo”. Morale: porteremo la mascherina ancora a lungo. Non se lo aspettava nessuno. Il secondo virologo, lo chiameremo B, quel giorno non era in tv, allora aprì Twitter e scrisse: “Gira la notizia che in generale i vaccinati sono protetti ma possono trasmettere la malattia. QUESTO NON E’ VERO. Per morbillo, rosolia, parotite o varicella – qui mi fermo ma la lista è lunga – chi è vaccinato non può essere infettato e NON PUO’ trasmettere la malattia”.

In realtà quella notizia non girava affatto: il virologo A parlava del vaccino del Covid-19 e infatti il virologo B subito dopo aggiungeva: “Ovviamente non sappiamo nulla di quello che accadrà con i diversi vaccini anti-COVID-19”. Il virologo A allora, sempre su Twitter, a corredo di una immagine in cui si vedono persone in fila per ascoltare “bugie confortanti” rispetto a “scomode verità”, ribadiva la sua “sintesi vaccinale”: “In generale, se una  persona vaccinata contro la malattia X entrasse in contatto con il virus X si ammalerebbe di X? #No In generale, la stessa persona #vaccinata ed #esposta al contagio X potrebbe trasmettere virus X ad una persona non vaccinata? #Si“.

Insomma, scontro fra virologi! I No Vax e i negazionisti non aspettavano altro. Nel frattempo il capo dei medici di Moderna, la startup americana che ha realizzato uno dei tre vaccini in arrivo, diceva testualmente: “Non sopravvalutate i risultati dei test sui vaccini. Non dimostrano che possono impedire che uno sia contagioso e che infetti gli altri. Non dovremmo cambiare comportamenti (per esempio smettere di indossare la mascherina) solo sulla base del vaccino”.

Insomma, era quello che aveva detto il virologo A: paro paro. Allora il virologo B, sempre su Twitter, mimimizzava: io parlavo in generale, chiariva, quello che ha detto il virologo A si riferisce in particolare al vaccino del Covid-19, ed è vero. E poi: “Mi spiegate dov’è lo scontro fra noi?”. In effetti. Nel suo sito di “fatti medici” infatti aveva scritto: “Chi è vaccinato può avere un ruolo nella trasmissione della malattia? Per i vaccini in sperimentazione contro COVID-19 non lo sappiamo ancora“. Intanto anche l’amministratore delegato per l’Italia della società multinazionale che sta sviluppando il secondo possibile vaccino, AstraZeneca, confermava che le parole del virologo A sull’efficacia del vaccino anti-Covid “sono corrette, ma stiamo ancora analizzando i dati e potrebbe venire fuori che invece il vaccino impedisca il contagio degli altri”. Vedremo, sulla base dei dati, non del tifo. 

Poteva finire qui ma è intervenuto un terzo virologo, il virologo C, che non potendo dire che il virologo A aveva torto, perché oramai era chiaro che aveva ragione, in tv ha detto che quella (il virologo A è una donna) non aveva titolo a parlare di vaccini “perché è una veterinaria”. Aggiungendo di avere “grandissimo rispetto” della collega, ma solo se parla di polli. Con grandissimo rispetto così stracciava in diretta tv il curriculum del virologo A, gli anni di studi, i successi internazionali: è una veterinaria, era il messaggio, non la ascoltate più. Ora un normale cittadino – e i conduttori televisivi – potrebbero non saperlo, ma un virologo lo sa benissimo che spesso chi ha studiato veterinaria è poi diventato un esperto di vaccini: a volte un grandissimo esperto. Per esempio ha una laurea in veterinaria Albert Bourla, l’amministratore delegato della multinazionale che sta sviluppando il terzo possibile vaccino, la Pfizer; ed è un veterinario, nel senso che si è laureato in medicina veterinaria, anche l’amministratore delegato di AstraZeneca, Pascal Soriot, che sta sviluppando il vaccino che probabilmente useremo in Italia. Ed è un veterinario, nel medesimo senso, il premio Nobel per la Medicina Peter Doherty, premiato per le scoperte sulle reazioni del sistema immunitario quando è attaccato da un virus, scoperte che stanno alla base dei vaccini di cui stiamo parlando.

Il 27 novembre il virologo B, sempre su Twitter, diceva: “Quando due “esperti” fanno affermazioni scientifiche in netto contrasto immediatamente compare l’articolo “scontro tra Tizio e Caio” ma non c’è una volta che un giornalista controlli e scriva chi tra i due ha ragione (perché uno dei due ha ragione, e l’altro torto)”. Di solito è così in effetti, ma non sempre: qualche volta qualcuno controlla.

Morale numero uno: è vero che non sappiamo se il vaccino anti-Covid impedirà a chi lo ha fatto di contagiare gli altri. E’ possibile, ma lo scopriremo.

Morale numero due: è falso affermare che chi inizialmente ha studiato veterinaria non può occuparsi di vaccini per gli essere umani, anzi spesso capita il contrario. Con eccellenti risultati peraltro. 

Morale numero tre: per quanto la scienza stia facendo passi da gigante, per la cattiveria e a volte per la malafede di alcuni non c’è nessun vaccino disponibile, bisogna solo sperare che non facciano troppi danni dando un’immagine sbagliata del ruolo degli scienziati.

Personaggi e interpreti: virologo A, Ilaria Capua; virologo B, Roberto Burioni; virologo C, Matteo Bassetti. 

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top