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Trento. L’Ispra: «Orsi, è falso che siano troppi. Gestire quelli pericolosi». La Provincia: «Il numero conta: è buonsenso»

orso brunoPorre un limite al numero di orsi in provincia di Trento «non è la priorità» secondo l’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, di cui il ministero si avvale nella gestione delle proprie attività. Ieri intanto il governatore Ugo Rossi ha scritto una lettera al ministro dell’ambiente, Gian Luca Galletti, con la copia dell’ordinanza di cattura (e l’eventuale abbattimento) firmata giovedì. «Ho anche chiesto di modificare le regole per la gestione di casi particolari, che sono un po’ farraginose, e ho riproposto la necessità di mettere un tetto al numero degli esemplari. Sono richieste di un anno fa. La prossima settimana avremo un incontro», spiega Rossi. Sul fronte operativo, i forestali trentini hanno raccolto un buon numero di tracce organiche dell’orso nella zona dell’attacco di mercoledì contro un uomo che faceva jogging sopra Cadine.

Ora le tracce saranno analizzate per arrivare a identificare con certezza l’esemplare autore dell’aggressione. Secondo Piero Genovesi, uno degli esperti di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che sta seguendo il caso trentino, «occorre prima di tutto affrontare con la massima urgenza l’ultimo caso di attacco: dai primi elementi l’orso sembra essersi comportato in modo anomalo. Stiamo analizzando i campioni che ci sono arrivati in modo da avere in un tempo più rapido possibile gli elementi per identificare l’animale». Con l’ordinanza del governatore Ugo Rossi la Provincia ha posto l’obiettivo della rimozione del plantigrado. Poi la Provincia ha chiarito di aver inoltrato nuovamente al governo di cambiare le regole e porre un tetto al numero di esemplari in Trentino.

«La rimozione o le rimozioni — spiega Genovesi — sono già possibili con le regole attuali, anche alla luce del fatto che c’è una popolazione ben insediata. Le valutazioni numeriche non hanno ricadute immediate e non c’è necessariamente un collegamento diretto tra numero di orsi e pericolo: anche all’inizio del progetto Life Ursus, con un numero inferiore di esemplari, abbiamo avuto orsi problematici. La priorità non è definire il numero di orsi, ma è gestire gli esemplari potenzialmente pericolosi, cercando di prevenire episodi come l’ultimo che si è verificato, intervenendo con azioni di dissuasione sugli orsi che mostrano comportamenti di assuefazione all’uomo, ed essere più rapidi ed efficaci se si verifica un attacco».

pieo genovesiQuanto a un ridimensionamento della popolazione degli orsi trentini, Genovesi non chiude comunque la porta: «Poi si può fare anche un discorso strategico, siamo pronti a farlo con gli organi competenti, Ministero e Provincia, con cui ci muoviamo d’intesa». Dall’esperto dell’Ispra, infine, arriva la conferma che «dagli elementi a disposizione l’orso non sembra essere stato provocato dalla presenza del cane (come invece sostiene la Lav, ndr) che era legato al guinzaglio dell’uomo oggetto dell’aggressione».

Orsi, l’obiettivo resta il contenimento. Si pensa di esiliarli nell’Est Europa

I giudizi dell’Ispra non sono stati accolti benissimo in Provincia. Piero Genovesi, uno degli esperti dell’istituto di fatto braccio operativo del ministero, ieri aveva affermato (Corriere del Trentino ) non esserci una correlazione diretta tra il numero degli orsi e il pericolo per l’uomo. In Piazza Dante l’opinione è diversa. L’obiettivo resta quello di porre un limite al numero di orsi che potranno vivere nei boschi del Trentino e portarli in «esilio», magari in Romania.

L’Ispra non contesta la necessità di individuare a catturare l’orso «problematico» resosi responsabile dell’ultima aggressione, ma non ritiene che il contenimento del numero complessivo sia un obiettivo «prioritario». «La priorità non è definire il numero degli orsi, ma gestire gli esemplari particolarmente pericolosi» sono state le parole di Genovesi.

«Genovesi ha parlato da scienziato — è la replica che rimbalza dalla Provincia — e ha ragione quando dice che su dieci orsi ce ne potrebbero essere otto pericolosi, come uno su cinquanta. Serve però buonsenso: se ci sono mille orsi, è più probabile che vengano in contatto con l’uomo che se ce ne sono quaranta». Da Piazza Dante, però, non arriva nessuna replica ufficiale. Si vuole evitare il contraddittorio con il ministero e insistere con l’obiettivo principale: numero contingentato ed «esilio» per quelli in eccesso, in aree dell’Est Europa dove gli spazi sono più ampi e la «burocrazia» ambientale più spiccia. Un’altra contestazione che viene mossa dalla Provincia è quella di non aver capito che i cinquanta esemplari gravitano tutti intorno al Brenta, nell’Est del Trentino non ce n’è uno (difficile attraversare autostrada e Adige). Chi pensava che avrebbero colonizzato le Alpi si sbagliava: in Trentino paiono trovarsi bene.

Intanto, anche la Lav torna a farsi sentire. Lo fa per dare ragione all’Ispra. «Se non è il numero di orsi a determinare la loro pericolosità, è evidente che l’unica possibilità di intervento concerne la prevenzione e l’informazione corretta che metta in grado i cittadini di gestire al meglio eventuali incontri con gli orsi». Duramente contestata la scelta di Ugo Rossi di ordinare cattura, o abbattimento. Tra i motivi, l’impossibilità — secondo la Lav — di determinare l’identità dell’esemplare e la scarsa chiarezza su chi dovrà decidere se catturarlo, o abbatterlo. «Non è accettabile che l’amministrazione Rossi ricorra a metodi cruenti».

Gli animalisti «L’ordinanza è illegittima»

Gli ambientalisti alzano la voce contro l’ordinanza della Provincia che prevede la cattura e, in caso di necessità, l’abbattimento dell’orso che mercoledì ha ferito gravemente un uomo che correva sopra Cadine. «Dal quadro che è stato esposto finora — scrive la Lav — si capisce chiaramente che l’orso è stato provocato (circostanza che invece l’Ispra, con gli elementi in possesso finora , ha escluso , ndr). In una sua dichiarazione, il signore aggredito afferma di aver alzato le braccia al cielo e urlato con tutto il fiato che avevo in gola. Inoltre uno dei fattori che aumentano l’aggressività dei plantigradi è la presenza di un cane nelle vicinanze».

Da questi elementi, la Lav conclude che «l’ordinanza è del tutto illegittima, perché attiva misure in un caso per un’aggressione da parte di un orso precedentemente provocato che invece non è contemplata dal piano di azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali». La Lav punta il dito anche sul fatto che «l’eventuale abbattimento di un orso richiede una specifica autorizzazione da parte del ministero, concessa sulla base di un parere dell’Ispra, che non ci risulta esistano. Azioni da far west non sono accettabili e Galletti rimuova la gestione degli orsi trentini dalle competenze della Provincia di Trento» avocandole a sé. Infine la Lav invoca l’intervento del presidente del Consiglio, Matteo Renzi: «L’ordinanza anti-orso espone l’Italia a pesanti sanzioni da parte dell’Unione europea per violazione della direttiva Habitat che prevede per gli orsi una protezione rigorosa»; la Lav ha già inviato una lettera al commissario europeo Karmenu Vella.

Scendono in campo anche altre due organizzazioni animaliste: Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente) e Oipa (Organizzazione internazionale protezione animali) hanno scritto al ministero dell’ambiente per «evitare che si giunga a situazioni estreme come quella che lo scorso anno portò alla morte dell’orsa Daniza».

Di fronte al prevedibile attacco degli ambientalisti, Maurizio Fugatti, segretario della Lega Nord, invita Rossi a non farsi intimidire: «L’ordinanza del governatore trova l’approvazione e il sostegno della Lega. Invitiamo Rossi a non farsi intimorire dagli attacchi mediatici che gli pioveranno addosso dal mondo ambientalista e di andare avanti con la strategia indicata».

Il Comune di Trento: «I cittadini chiedono maggiore sicurezza. Valutare la situazione»

daniza34Il vicesindaco di Trento Paolo Biasioli, residente a Sopramonte, appoggia la decisione del presidente Rossi di procedere alla cattura e, eventualmente, all’abbattimento dell’orso responsabile dell’aggressione di mercoledì a Cadine ai danni di Wladimir Molinari.

«Ci sono dei limiti che non possono essere superati» sostiene Biasioli. «Non sono contrario a priori al progetto Life Ursus, ma se un animale si dimostra aggressivo e diventa pericoloso è giusto procedere. I cittadini, a buon diritto, chiedono sicurezza». Biasioli punta il dito anche contro la mancata segnalazione della presenza di plantigradi. La difficoltà di indicarne con precisione la posizione è però inevitabile, dovuta soprattutto al fatto che questi animali si spostano anche di molti chilometri ogni giorno. «Dovremmo cercare di monitorarne i movimenti, magari tracciando gli spostamenti dei vari esemplari, soprattutto per essere all’erta nel caso si avvicinino ai centri abitati».

Il vicesindaco non sostiene che abbattere l’animale sia necessario, «ma la situazione necessità di un’attenta valutazione».

Messner: «Troppi esemplari. Meglio portarne alcuni altrove»

«Le aggressioni delle ultime settimane dimostrano che è stato raggiunto il limite di orsi nei territori relativamente piccoli del Trentino e dell’Alto Adige. Adesso bisogna che la politica apra un tavolo di discussione con tutti gli esperti del settore, animalisti compresi, per capire cosa fare. Si potrebbe, ad esempio, spostare alcuni esemplari in territori più adatti». Per Reinhold Messner non si può attendere oltre. Le aggressioni delle ultime settimane a Marco Zadra e Wladimir Molinari spingono il noto alpinista a chiedere alle istituzioni di attivarsi per trovare una soluzione alla presenza di quello che è un numero «eccessivo» di orsi. Soluzioni che devono mirare a ridurre la popolazione plantigrada, non ad eliminarla.

Un’altra aggressione da parte di un orso. La seconda nel giro di due settimane. Cosa ne pensa?

«Il problema non è l’orso, ma il numero eccessivo di esemplari rispetto alle dimensioni del territorio trentino ed altoatesino. Personalmente, ho una grande ammirazione per questo animale. Penso che sia molto importante, sia per la biodiversità del nostro territorio, sia perché la sua presenza ci ricorda un mondo rimasto selvaggio».

Ma?

reinhold-messner-jpg«Ma bisogna capire che l’orso è diverso dall’uomo. È un animale che ha bisogno di un habitat enorme dove poter vivere indisturbato, lontano da strade e centri abitati. Dove poter trovare cibo e tranquillità. E bisogna rendersi conto che è un animale che può uccidere. La natura è natura. Io non sopporto la concezione idealizzata secondo la quale l’orso e l’uomo possono coesistere in Trentino Alto Adige, dove ci sono tante persone che vivono vicino a boschi, che sono attraversati da centinaia di sentieri molto frequentati. Almeno non quando la popolazione plantigrada supera una certa dimensione».

Eppure alcuni movimenti ambientalisti suggeriscono che la coesistenza sia possibile. L’uomo dovrebbe adottare accorgimenti che riducano la possibilità di incontro con l’orso, soprattutto quando si va in montagna.

«Io mi sono imbattuto diverse volte nell’orso e non mi è mai successo niente. Ma so che in alcune parti del Tibet le persone non escono la sera per evitare l’incontro con i plantigradi. Personalmente, non accetto quest’idea secondo la quale l’orso abbia più diritto di vivere in un territorio rispetto a noi uomini o alle pecore, che vengono spesso attaccate. L’uomo e gli altri animali hanno uguale diritto. Ed in ogni caso, anche se una persona adottasse tutti gli accorgimenti del caso, non si può escludere che si arrivi allo scontro».

Cosa fare, quindi?

«Le aggressioni sono incidenti che si potevano prevedere. Prima che muoia qualcuno, bisogna che la politica apra un tavolo di discussione con tutti gli esperti del settore, animalisti ed allevatori compresi, per capire cosa fare per salvare sia l’uomo che l’orso. Si potrebbe, ad esempio, pensare di spostare alcuni esemplari in territori più grandi, in modo da averne un numero adeguato alla dimensione del Trentino e dell’Alto Adige. Si riuscirebbe così a garantire un tipo di coesistenza accettabile».

Il Corriere del Trentino – 13 giugno 2015 

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