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Treviso. Cittadella sanitaria, Bottacin: «L’Usl 9 venda i suoi beni immobiliari, assurdo pagare il 7% di tassi»

«I medici fanno bene a chiedere l’ammodernamento dell’ ospedale, è un passaggio fondamentale per la sanità trevigiana. Ma mi permetto di chiedere loro: sono certi che l’iter scelto, con tutto quello che è accaduto, porti a realizzare l’opera? Temo di no…». Diego Bottacin, il consigliere regionale che sin dal primo momento ha seguito l’iter della cittadella sanitaria, parte alla carica.

E insiste nella sua controproposta, già avanzata al governatore Zaia, al Comune, al mondo politico e al governo: azzerare la gara e ripartire con un piano finanziato solo dal soldi pubblici certi. E ora, in contropiede, chiama in causa l’Uls 9 e il direttore generale Giorgio Roberti: «In audizione in Regione, ci ha detto che l’Usl 9 ha un rilevante patrimonio immobiliare da poter mettere sul mercato, e che questo rende ininfluente anche la mancata vendita del complesso di Borgo Cavalli», rilancia, «Allora mi chiedo; cosa aspetta L’Usl 9 a mettere in gioco questi beni, per evitare che si vadano a pagare i soldi a tassi del 7% ai privati quando si potrebbero avere soldi dalla banche al 4 %, per non parlare di condizioni migliori se a chiederle sono enti pubblici virtuosi come il comune o la stessa Usl 9? Chiediamoci cosa possiamo risparmiare solo con questa percentuale degli interessi». Bottacin però insiste: «La riprova che l’iter non è assolutamente quello giusto e certo arriva dal fatto che l’Usl 9, da un anno e mezzo, non procede all’assegnazione definitiva del progetto , facendo allungare i tempi a dismisura. Va fatta una riflessione profonda, perché è un momento questo in cui non si possono sbagliare le scelte, perché le conseguenze di una palude infinita sono inimmaginabili. Ed è quello che pavento da molto tempo, soprattutto quando vedo che l’iter già accumula ritardi». Riferimenti non causali. Nel primo cronoprogramma varato a suo tempo da Claudio Dario, alla presentazione del varo dell’operazione cittadella sanitaria, la posa dell prima pietra era prevista all’inizio del 2013, poi il termine era stato spostato di un anno. E nessuno aveva previsto le implicazione portate dall’inchiesta sul Mose.

La Tribuna di Treviso – 15 luglio 2014 

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