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Treviso. Finte iniezioni ad amici no-vax. Si allarga il numero dei sospetti. Dopo l’ex Maber le indagini sull’infermiera sospesa si estendono al Bocciodromo

Il Corriere del Veneto. L’inchiesta della Procura di Treviso sull’infermiera accusata di fingere di inoculare il vaccino per il Covid-19 ad amici contrari alla vaccinazione, con lo scopo di far ottenere loro il certificato vaccinale e di conseguenza il Green pass, si allarga e il gruppo dei «favoriti» della 50enne (neppure una decina, trapela dagli investigatori) potrebbe essere ben più ampio di quanto inizialmente ipotizzato.

La donna, una stimata dipendente dell’Usl 2 da circa vent’anni, ha prestato servizio per le vaccinazioni fin dai primi mesi del 2021 quando era in servizio al vax point del Bocciodromo di Villorba. Difficile accertare se già durante quel periodo sia riuscita ad accompagnare alla propria postazione gli amici per le finte inoculazioni. All’ex Maber, come accertato dalle indagini degli ultimi mesi, la donna praticava ai pazienti-amici una puntura ma senza che venisse iniettato il siero che finiva nel cotone idrofilo o direttamente gettato via nel bidoncino, ancora nella siringa. Di certo gli investigatori della squadra mobile di Treviso, coordinati dalla dirigente Immacolata Benvenuto, stanno passando al setaccio la lunga lista di persone a cui la donna ha inoculato (o non inoculato) il vaccino nel corso di questi mesi di lavoro, firmando poi il certificato vaccinale. Tutti i beneficiari del «favore» rischiano, come quelli già accertati, una denuncia per falso ideologico e ovviamente l’annullamento del Green pass.

C’è poi un altro aspetto su cui gli inquirenti, guidati dal pubblico ministero Gabriella Cama, stanno cercando di far luce. Si ipotizza che la 50enne (per ora deve rispondere solo di falso ideologico e omissione di atti d’ufficio) possa aver avuto uno o più complici o che semplicemente qualcuno avrebbe notato il suo comportamento, sapeva ciò che faceva ma ha voluto di proposito chiudere entrambi gli occhi. Sarebbe inoltre emerso nel corso dell’inchiesta come l’infermiera fosse contraria o sconsigliasse la vaccinazione nonostante lei stessa sia stata immunizzata. Non parliamo certo di una no-vax convinta ma di una professionista scettica circa il siero anti-Covid.

Nonostante ciò sia gli inquirenti che la stessa Usl 2 hanno rassicurato sul fatto che le «non vaccinazioni» erano riservate soltanto a chi le richiedeva, persone che godevano della totale fiducia dell’infermiera. In cambio. per il servizio. non sarebbe mai stati richiesti favori in cambio o denaro. Nelle ultime settimane alla 50enne era stato affidato un box defilato (in precedenza ne aveva cambiati più d’uno) ed è qui che giovedì è scattato il blitz della polizia. Gli agenti hanno sorpreso sul fatto la donna e un’amica a cui non aveva inoculato il vaccino. L’infermiera, da allora sospesa dal servizio, è stata accompagnata in questura a Treviso ed i bidoncini di siringhe e batuffoli di cotone da lei utilizzati sono stati sequestrati. «Non abbiamo ancora ricevuto segnalazioni e nei prossimi giorni richiederò un approfondimento per poter aprire un procedimento disciplinare» spiega Samanta Grossi, presidente dell’Ordine degli infermieri di Treviso. «Si tratta di un grave danno d’immagine alla professione, passiamo da essere gli eroi a truffatori. Favoritismi di questo tipo sono da condannare soprattutto da un dipendente pubblico».

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