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Treviso, i positivi superano quota duemila. Un tamponato su 10 risulta infetto. La Marca continua a battere i record veneti

La Marca continua a battere tutti i record. La crescita maggiore di casi Covid in Veneto è dell’Usl 2, il tracciamento evidenzia numeri esorbitanti, la curva è in salita giorno dopo giorno: gli isolamenti domiciliari sono 2.756 (solo Venezia ne ha qualche centinaio in più), i trevigiani attualmente positivi al virus sono più di duemila e nessun’altra provincia si avvicina nemmeno lontanamente a questa cifra, i nuovi casi sono stati 200, ennesima riprova che qualcosa non sta funzionando, che ci sono dei nodi scoperti.

Secondo il dg Francesco Benazzi però non servono restrizioni ulteriori alla mobilità e alla socialità: «È una questione di responsabilità individuale e di comportamento, di rispetto delle regole. Possiamo arrivare a scongiurare un vero lockdown facendo attenzione alle tre M, mascherina, lavaggio delle mani, metro di distanza». Tutto qui, perfettamente in linea con le parole del governatore Zaia. Ma i soggetti positivi sintomatici crescono: fino a due settimane fa erano la minima parte, oggi sono 4 ogni dieci. Il moltiplicatore tre (ogni infetto contagia tre persone) prosegue nella sua strada, metà delle persone individuate come positive ieri erano contatti di sintomatici, anche se non hanno sviluppato alcun segnale della malattia. Il matrimonio veicolo di Covid di sabato scorso ha fatto salire il conto degli invitati positivi: 27 su 80 tamponi effettuati. «Le persone si proteggono meno e il virus circola nell’ambito familiare – sottolinea il dg -. A scuola i ragazzi sono ipercontrollati, sono altri gli ambiti in cui possono contrarre l’infezione. L’aumento dei casi dell’ultima settimana è frutto della poca attenzione avuta in precedenza. Se non vogliamo arrivare a dicembre con un picco emergenziale serve che tutti limitino l’esposizione. Chiusure o restrizioni oggi non sono la risposta: bisogna cambiare i comportamenti. Purtroppo qualcuno si è dimenticato le regole: dobbiamo proteggere noi stessi per proteggere le persone più fragili e fermare la diffusione del virus prima che altri si infettino. Per questo facciamo ampio ricorso agli isolamenti domiciliari, evitiamo l’ospedale fino a quando è possibile». Tenendo buoni i circa duemila tamponi al giorno che l’Usl 2 riesce a fare, duecento contagi sono una percentuale molto alta. La struttura è messa a dura prova: l’ospedalizzazione cresce, ci sono 30 ricoveri in area non critica al Ca’ Foncello e un paziente è in terapia intensiva; 33 persone sono a Vittorio Veneto. Benazzi assicura che l’azienda è pronta ad affrontare un eventuale picco: «Abbiamo potenziato le linee e i call center per le segnalazioni e abbiamo fatto nuove assunzioni per l’attività di contact tracing. Garantiamo lo stesso standard con qualche ritardo data la mole di test da fare ed elaborare, ma siamo presenti e siamo pronti con un piano di risposta all’eventuale acuirsi dell’emergenza». Ma il ritardo può mettere in circolazione il virus di chi attende l’esito e non sa di essere malato: «Chi non è sicuro di essere negativo si metta in quarantena e chiami il medico».

Il Corriere del Veneto

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