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Treviso. In ospedale sempre più sintomatici. All’Electrolux quinto operaio contagiato. E il Covid brucia un miliardo di export in sei mesi

Il trend di contagio rimane alto, nella Marca più che in altre province venete. Record di casi attualmente positivi al Covid-19 (sono in calo, ma sono 932), seconda a Verona per isolamenti domiciliari (sono 1.416); ieri i nuovi casi sono stati 23. Ciò che colpisce, nei bollettini arrivati in questi ultimi giorni dall’Usl 2, è che sempre più spesso si presentano in ospedale persone con sintomatologia: la gran parte dei contagi ha bassa carica virale ma febbre e difficoltà respiratorie aumentano di frequenza.

13 settembre. All’Electrolux è arrivata ieri la notizia del quinto operaio contagiato. «Dei due colleghi che giovedì si sono sentiti male, con sintomi sospetti e febbre, uno è risultato positivo – spiegano le Rsu -. È un operaio “trenista” che trasporta dal magazzino alle linee i materiali per il completamento dei frigoriferi, una figura molto mobile e con tanti contatti tra operai di linea e figure tecniche. Dovrà essere ricostruita la filiera dei contatti più frequenti». Mercoledì è prevista la maxi campagna di screening su tutti i lavoratori dello stabilimento di Susegana, il più grande piano epidemiologico fino ad ora messo in atto per un singolo complesso produttivo, e i rappresentanti sindacali interni sono soddisfatti, ma evidenziano il ritardo con cui è partito, anche alla luce di questo ultimo caso: «Lo chiedevamo dal 22 agosto». Sono passate quasi tre settimane.

C’è un fronte di cui ci si dimentica quando scoppiano i focolai nelle aziende e nelle case di riposo. Venerdì sera gli assembramenti fuori dai locali di Treviso sono tornati emergenza: tutti in piedi, tutti vicini, tutti a volto scoperto (anche senza bere). Mentre alcune osterie e bar si sono dotati di personale che monitora distanziamento e mascherina, in altre zone i controlli sono pressoché assenti. Dietro piazza dei Signori la folla fuori dai due esercizi era così densa che non si poteva attraversare; gli avventori erano giovani e giovanissimi.

Non in tutta la città va così: c’è chi indossa e utilizza regolarmente i dispositivi di protezione, ci sono locali in cui possono consumare solamente i clienti al tavolo e anche le sedie vengono tenute alla distanza corretta. Ma in piazzetta Monte di Pietà e dintorni le cose non funzionano come dovrebbero. Dopo settimane in cui la lezione sembrava imparata, il rischio è tornato alto e il Comune mobilita la polizia locale. «Ci sono state segnalate delle situazioni critiche negli ultimi giorni – ammette il sindaco Mario Conte -. I controlli vengono sempre fatti, molte sono le azioni di sensibilizzazione, ma alla luce di quello che mi hanno raccontato i controlli saranno intensificati. E chi non rispetta le regole sarà sanzionato». Le foto di venerdì sera sono arrivate anche a Ca’ Sugana: «Mi hanno fatto molto arrabbiare, voglio parlare con i gestori dei locali. Al di là delle ordinanze è fondamentale che le persone usino la testa e capiscano che siamo in un periodo di emergenza sanitaria. Mascherina e distanza non sono opzioni su cui discutere. Noi non possiamo fare i cani da guardia fuori da ogni locale, serve collaborazione da parte di tutti». Soprattutto dei gestori: «In questi mesi abbiamo lavorato in stretta sinergia, se non riescono a gestire la clientela possono chiamare i vigili e saranno supportati, ma deve partire da loro. Bisogna dire però – chiude il sindaco – che la gran parte dei gestori ha avuto un atteggiamento responsabile e rispettoso in un periodo così delicato e complicato per tutti, e li ringrazio».

Il Covid brucia un miliardo di export in sei mesi

La Marca Trevigiana fra gennaio e giugno ha esportato merci per poco più di 5,5 miliardi, un miliardo abbondante in meno (-16,8%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e se qualcuno parla di «rimbalzi statistici» attesi nel terzo trimestre non è certo il caso di «cantare vittoria troppo presto». Il dato proviene dall’elaborazione di Unioncamere Veneto su rilevazioni dell’Istat, l’avvertimento è di Mario Pozza, presidente delle Cciaa regionali oltre che di quella di Treviso-Belluno. E la provincia montana, pur con il suo peso relativo che in veneto vale un quarto di Treviso, se la passa anche peggio, con una perdita in esportazioni di quasi 720 milioni che corrisponde ad una flessione doppia (-33,2%).

È l’effetto Covid-19 su un territorio il cui Pil dipende, nel bene e nel male, in larghissima misura dai mercati internazionali. Nel caso di Treviso, dice ancora lo studio, il business deve vedersela con un calo di 4,3 punti dell’export verso la Germania, di 19,3 con i partner francesi e di 24,3 nei confronti della Spagna, giusto per citare le aree interne all’Unione Europea che da sole producono il 31% del fatturato estero.

In ambito extracomunitario non va meglio con gli altri maggiori clienti chiave, cioè Stati Uniti (-13,4%), Regno Unito (-25,1%) e Cina (-30,2%), che pesano per circa un altro 16% di export.

Certo, a ben guardare dopo la riapertura di metà maggio la curva ha un po’ ripreso tono ma anche qui Pozza invita alla razionalità. «È abbastanza facile ripartire, dopo il fermo attività, ma è molto più difficile riconquistare mercati e clienti che non ti hanno visto per un mese». L’analisi non può tuttavia prescindere dalla constatazione delle differenze, anche ampie, fra i diversi settori. Si va da un picco negativo del -29% del tessile-abbigliamento, che per la Marca significa aver perso 160 milioni di esportazioni, al -21,2% dei macchinari (-248 milioni) al -19% dei mobili (-170 milioni) a indicatori addirittura in positivo per chimica e farmaceutica (+3,1%) e alimentari (+4,5%). Ma si tratta, negli ultimi due casi, di comparti che insieme hanno «guadagnato» una quindicina di milioni di euro appena. A Belluno ciò che spicca subito è il peso dei 631 milioni esportati in meno dall’Occhialeria nei primi sei mesi dell’anno rispetto al 2019 sui 720 del ripiegamento provinciale.

Un calo del 40% che preoccupa il presidente della Cciaa. «Certamente i bilanci vanno fatti a fine anno, considerata la stagionalità del settore e il blocco quasi totale delle attività durante il lockdown. Pare ci siano segnali importanti di ripartenza ma Federottica – conclude -, alla data di oggi ha già stimato un miliardo di minori ricavi all’estero».

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