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Treviso. Infilza con il forcone il gatto del nipote, sessantenne finisce a processo

Ha infilzato il gatto del nipote con il forcone. È l’accusa che ha fatto finire a processo Gabriele Baron, sessantenne di Borso del Grappa: l’uomo dovrà rispondere di maltrattamenti sugli animali. Accusa però respinta con fermezza dall’uomo: non ho infilzato alcun gatto, sostiene l’imputato, l’ho semplicemente fatto scappare perché infastidiva mio figlio.

Il gatto si sarebbe poi ferito durante la fuga cadendo sugli spuntoni di ferro di una recinzione. Una vicenda decisamente insolita, quella finita in Procura a Treviso. I fatti finiti sul capo di imputazione sono gravissimi, ma il sessantenne è deciso a dare battaglia in aula per dimostrare le proprie ragioni. Ad accusarlo è stato il nipote, Valentino Baron. Difeso dall’avvocato Flavio Vial, il sessantenne è intenzionato a ribadire la propria versione. Le accuse che gli sono state rivolte, secondo il sessantenne, sono prive di ogni fondamento e i fatti sono stati completamente travisati. Il figlio di Gabriele Baron, per motivi di salute, soffre la vicinanza dei gatti. Il suo compito di padre, sostiene l’uomo, è quello di difenderlo. «Per questo io e mia moglie siamo oltremodo attenti nell’impedire che gatti e animali si avvicinino a lui, sempre rispettandoli e senza arrecare loro danni», ha detto l’uomo. Nessun colpo di forca, insomma, secondo la linea difensiva. Sarà il giudice a dover chiarire davvero cosa sia successo. Secondo l’accusato, il giorno del presunto fattaccio era appena tornato a casa quando ha notato la presenza del gatto in casa sua. «Era un gatto che non avevo mai visto prima e non sapevo di chi fosse, quindi ho cercato di farlo uscire spaventandolo con la forca che avevo in mano perché stavo per impilare il fieno. Il gatto è scappato verso la rete di recinzione che divide la mia abitazione da quella di mio fratello e di suo figlio». A quel punto sarebbe avvenuto l’infortunio, chiamiamolo così: correndo a zampe levate, secondo la versione dell’imputato, l’animale è finito contro la rete che protegge alcune piante. Rimbalzando è poi caduto, ferendosi contro alcuni ferri conficcati nel muro di recinzione. Toccherà alla difesa essere convincente su questo aspetto: gli avvocati dell’uomo si dicono pronti a dimostrare che le ferite riportate dalla gatta (è una femmina) sono compatibili con degli spuntoni, ma non con un brutale colpo di forca. Chissà se si dovrà arrivare addirittura a una perizia veterinaria sulle ferite del povero animale per stabilire la verità e la reale dinamica dei fatti

La Tribuna di Treviso – 19 settembre 2013 

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