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Treviso. Quattro medici del lavoro lasciano: al loro posto chimici, biologi e ingegneri. Sicurezza, allarme del sindacato. L’Usl: «Li rimpiazzeremo così»

La carenza di medici del lavoro non è solo un punto di domanda nell’erogazione del servizio, nella gestione dei turni e degli interventi, ma un rischio per la salute dei lavoratori. Dovrebbero essere sei, in una provincia di 885 mila abitanti e terra ad altissima densità di piccole, medie e grandi imprese. Oggi invece sono quattro e da giugno saranno solo due.

La Marca laboriosa, che indossa – con lutto e desiderio di riabilitarsi – una triste maglia nera, chiede di più per la prevenzione degli incidenti. È la Cgil di Treviso a lanciare l’allarme per la limitatezza degli organici del servizio: «Il numero dei medici del lavoro oggi è insufficiente – spiega il segretario generale Giacomo Vendrame -. Uno Spisal depotenziato non può consentirci di mettere in campo tutte le azioni e i protocolli di cui abbiamo parlato in questi anni e che, con il loro delicato ruolo, sono diventati fondamentali. La vera questione non riguarda l’intervento sanzionatorio bensì la prevenzione e la consulenza, un atteggiamento culturale che dobbiamo diffondere nei luoghi di lavoro».

L’Usl 2 si è data tempi brevi per colmare le lacune. «Il bando per il primario di medicina del lavoro uscirà entro qualche settimana – assicura il direttore generale Francesco Benazzi -. Entro l’estate assumeremo anche due nuovi medici per avere quattro persone sul territorio». Ma non si dica che la capillarità viene meno: «Le carenze vengono compensate con tecnici e laureati in ambiti specifici – sottolinea Benazzi – ci sono biologi, chimici, ingegneri, professionalità che possono intervenire nei casi in cui venga richiesto. I medici possono spendersi in caso di malattie professionali e coadiuvano l’attività dei tecnici dello Spisal, ufficiali di pubblica sicurezza che emettono verbali e fanno prevenzione. Il servizio non è mai venuto meno e continua a svolgere il proprio compito sul territorio».

Il 2018 ha registrato nei primi 10 mesi ben 16 decessi nei luoghi di lavoro della Marca; i comparti più esposti sono edilizia e agricoltura ma ogni disattenzione e ogni manchevolezza sono rischi possibili: «La reazione emotiva davanti agli incidenti più gravi è sempre molto forte – ribadisce il segretario della Cgil -. Non consentire un’adeguata programmazione è un problema serio, non vorremmo nel 2019 tornare a commentare casi simili a quelli dello scorso anno e ripetere quanto sia importante fare prevenzione se lo Spisal non viene messo in condizione di garantirla ai massimi livelli. Bisogna dare un segnale, non è più prorogabile». Vendrame ricorda l’impegno del presidente della Regione Luca Zaia dopo il terribile incidente alle Acciaierie Venete di Padova, «prevedeva trenta assunzioni ma stiamo ancora aspettando». E chiude: «Le parole chiave sono sinergia e cooperazione di tutti i soggetti interessati dai protocolli, dai i sindacati alle associazioni di categoria. Non ci sono singole responsabilità in questi frangenti, è il momento di una verifica puntuale e collettiva per capire come intervenire, prima che succeda il peggio, e tutelare la salute dei nostri lavoratori». (Silvia Madiotto)

CORRIERE DEL VENETO – Domenica, 06 gennaio 2019

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