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Treviso. Soppresse, test tappeto delle Usl a caccia del batterio-killer

Si allargano le indagini sui salumi contaminati dal batterio killer. Alcune sopresse attaccate dall’Escherichia Coli O157 verocitotossico, oltre alle dieci sequestrate a Valdobbiadene, potrebbero essere finite già sulle tavole dei consumatori. Test a tappeto nelle tre Usl della Provincia, ma per ora non è segnalato nessun altro caso sospetto.

Le sopresse pare provengano da un unico suino macellato a dicembre. Il sindaco di Valdobbiadene, Bernardino Zambon, invita tutti alla calma, ma non si sbilancia circa la reale portata della minaccia, e conferma il sequestro: «Ci servirà almeno un mese per avere una risposta alle indagini cliniche in corso, poi la merce sarà distrutta o dissequestrata». I test delle autorità sanitarie stanno cercando un legame tra le sopresse contaminate e il ricovero, avvenuto nei mesi scorsi, di un bambino del Trevigiano colpito da intossicazione e infiammazione dell’apparato gastrico e renale. L’azienda di Valdobbiadene che produce i salumi, infatti, è anche la stessa che ha macellato il suino. Dallo stesso maiale, potrebbero essere state ricavate più delle dieci sopresse sequestrate. Zambon, che ha seguito in prima persona l’intera vicenda, spiega come si è arrivati al sequestro, disposto dal personale del Servizio Veterinario dell’Usl8: «Dopo l’intossicazione avvenuta a Treviso, le Usl hanno avviato indagini a campione. I genitori del bimbo, infatti, hanno dichiarato di aver mangiato sopresse e insaccati. Nessuno ha mai confermato, però, che quegli insaccati provenissero dall’azienda di Valdobbiadene oggetto di sequestro». I salumi della piccola azienda di San Pietro di Barbozza, tuttavia, finora sono gli unici su cui è stata certificata la presenza di Escherichia Coli 0157. Una piccola realtà che, nella maggior parte dei casi, vende gli insaccati a parenti e amici, e non avrebbe, quindi, un volume d’affari tale da poter scatenare un panico da epidemia. Anzi, molti dei prodotti sono consumati all’interno della stessa azienda. I titolari, per ora, non hanno nulla da temere: «Hanno dichiarato che la partita contaminata resterà ferma, non sarà venduta né regalata, ma per ora non arriverà nessuna multa» spiega il sindaco. «Bisogna usare prudenza, e aspettare le indagini dell’Usl per capire se è la stessa carne consumata dal bambino di Treviso». Se le dieci sopresse fossero finite sulle tavole dei consumatori, qualcuno ora starebbe facendo i conti con una gamma di sintomi che va dal mal di pancia alla diarrea emorragica che, nel 2011, causò 37 morti in tutta Europa.

L’Usl 8 fa sequestrare 12 soppresse contaminate dal batterio killer

Allarme per una partita di soppresse contaminate scoperta, e subito sequestrata, a Valdobbiadene. Sui salumi sono state rinvenute tracce di Escherichia Coli O157 verocitotossico, il batterio killer che nel 2011 seminò il panico (e 37 morti) in Europa.

L’incubo di tutti i consumatori è stato isolato: nel prossimi giorni si deciderà cosa fare della merce contaminata. La decisione, presa con urgenza dopo un’ispezione dell’Usl 8, è stata confermata nei giorni scorsi dal sindaco Bernardino Zambon. Nel mirino degli ispettori sanitari è finita una piccola azienda agricola di San Pietro di Barbozza. L’allarme scatta il 12 aprile, nel corso di un controllo di routine. Il Servizio Veterinario dell’Usl 8 di Montebelluna invia all’Istituto Zooprofilattico di Padova quanto rinvenuto all’interno dell’azienda, specializzata nella produzione e vendita di Prosecco e altre eccellenze enogastronomiche del territorio. Si tratta di dieci soppresse di suino, per un totale di 14 chilogrammi, destinate alla vendita. Prodotti di qualità e iper controllati, filiera corta e suini macellati da professionisti. Stavolta, però, qualcosa va storto, e gli ispettori rilevano la presenza del batterio Escherichia Coli. Un batterio che si trova già all’interno dell’organismo umano, e che nelle normali concentrazioni non è dannoso. Quello rinvenuto nelle sopresse di Valdobbiadene, però, è il ceppo più pericoloso, denominato O 157. Lo stesso batterio che scatenò un’epidemia di diarrea emorragica in Germania nel 2011, causando la morte di 37 persone e generando una vera e propria “caccia alle streghe” a germogli di soia, cetrioli, pomodori e insalata, ritenuti l’origine del contagio. Un batterio pericoloso soprattutto per i bambini, le cui difese immunitarie sono più deboli. Per fortuna, la partita di sopresse contaminata non è mai finita sul mercato. Le quantità, inoltre, sono tali da non poter parlare (ancora) di emergenza: in totale 10 sopresse e 14 chilogrammi di merce, insufficienti a generare un’epidemia, ma quanto basta per creare seri problemi al singolo consumatore. E così il sequestro è scattato a stretto giro di posta, il 16 aprile. In attesa di capire come si muoveranno le autorità sanitarie, e se sugli sfortunati produttori pioverà anche qualche sanzione pecuniaria, dovranno essere gli stessi titolari dall’azienda agricola a custodire le sopresse contaminate: «La merce sequestrata deve obbligatoriamente rimanere a disposizione dell’autorità competente, nello stesso stato in cui si trova» scrive il sindaco di Valdobbiadene, Bernardino Zambon. Messo al corrente della scoperta, ha subito emesso un’ordinanza di convalida del sequestro. Polizia locale e ispettore controlleranno il rispetto della custodia delle sopresse incriminate, anche con controlli a sorpresa: nel caso l’ordinanza non venisse rispettata, e la merce venduta, sarebbero guai seri per i titolari dell’azienda.

La Tribuna di Treviso – 25-26 aprile 2013

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