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Treviso. Usl 7, in 1.400 per due posti da infermiere

Per due posti da infermiere a tempo indeterminato, ieri mattina si sono presentati in 1.400 da tutta Italia. Ed era solo una prova preselettiva: i 280 ammessi al concorso vero e proprio dovranno tornare altre tre volte, per lo scritto, l’orale e la pratica.

L’identikit dei partecipanti? Ragazza, campana, neolaureata in Scienze Infermieristiche, in cerca della prima occupazione. In molti si presentano alla Zoppas con il trolley: martedì hanno partecipato a un altro concorso a Forlì, sono arrivati in treno e la sera ripartiranno subito. Qualcuno gioca in casa, ma è in minoranza. È il caso di Laura, Halima e Silvia, tutte e tre coneglianesi, tutte neolaureate che lavorano già ma a tempo determinato, e chissà che il concorsone non possa essere la svolta tanto attesa: «In 1400 per tre posti è assurdo, ma almeno l’organizzazione è buona» spiega Halima. Sa che essere promossi oggi non basta: «Poi c’è l’inglese, l’informatica, la prova pratica, una bella scrematura insomma». Secondo Silvia, sono in tanti perché l’Usl7 è una garanzia: «Meglio lavorare nell’Usl7 che in una casa di riposo privata. Almeno ci proviamo, ci stiamo preparando da febbraio: il quizzone è l’unico modo per fare un esame a così tante persone». Chi viene bocciato alla Zoppas, non entra nemmeno nelle graduatorie. Sarebbe una beffa per Antonio De Feo, 22 anni, arrivato a Conegliano da Avellino: «Sono qui da ieri, finora ho fatto lavori saltuari e questo sarebbe un posto pubblico, a tempo indeterminato. Mi trasferirei volentieri, da come ho visto qui siete organizzati e si vive bene». Nella nutrita schiera campana anche Anna Francesca di Napoli, neolaureata che non è al primo concorso. Ne ha fatti da Arezzo a Forlì (dove erano in otto mila): «Sono arrivata qui da sola, a mie spese. Il viaggio in treno costa intorno ai cento euro, più vitto e alloggio. Per fortuna ieri ero a Firenze, così la notte mi sono riposata: serve anche quello, bisogna venire preparati altrimenti si sprecano i soldi del viaggio». Campani o trevigiani, chiedono tutti la stessa cosa: lavoro. Pasquale, Maria Roberta e Guido sono arrivati la sera prima da Napoli: «Ci siamo laureati assieme. Siamo qui a fare uno dei tanti viaggi della speranza» scherzano. Hanno dai 22 ai 24 anni. «Ieri eravamo a Forlì, ci hanno divisi in base ai cognomi» racconta Maria Roberta «siamo stanchissimi, abbiamo preso sei treni in due giorni. Se passiamo la preselezione non sarà un problema tornare su, siamo disposti a tutto pur di lavorare. E poi a me Treviso è piaciuta molto». Anche Marcella, di Caserta, si trasferirebbe subito: «Con i tagli alla sanità, c’è sempre meno lavoro per noi del Sud».

La Tribuna di Treviso – 9 maggio 2013

 

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