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Tridico: contributivo per le uscite anticipate. Il presidente Inps rilancia l’opzione per uscire anche con 64 anni più 20. Ai giovani assegno di garanzia

Il Sole 24 Ore. Un’opzione contributiva generalizzata a partire dal 2021 per consentire uscite anticipate anche a 64 anni con 20 di versamenti, com’è previsto oggi dalla riforma Fornero solo per chi lavora dal 1996. È il piatto forte dell’insieme di proposte avanzate ieri da Pasquale Tridico per una riforma strutturale delle pensioni che dovrebbe chiudere il triennio di sperimentazione con “Quota 100”. Secondo il presidente dell’Inps questo anticipo con calcolo contributivo per chi si trova nel regime misto o retributivo garantirebbe l’agognata nuova flessibilità sostenibile, con risparmi lordi fino a 19-20 miliardi entro il 2040-2050, una minore spesa che poi andrebbe ad annullarsi con l’estinzione delle pensioni a calcolo misto-retributivo. Lo schema indicato, arricchito da nuovi dettagli rispetto alle precedenti anticipazioni, è arrivato ieri con la presentazione a Montecitorio del Rapporto annuale e si completa con una serie di soluzioni categoriali. Si tratta di un vero e proprio pacchetto di misure che sicuramente lascerà il segno nel processo decisionale aperto dal governo per definire le nuove regole di anticipo valide dal 2022. C’è, tra l’altro, l’idea di un’ulteriore flessibilità opzionale che, secondo Tridico, si potrebbe ottenere con una divisione della rendita pensionistica nelle sue due quote, quella retributiva e quella contributiva. A 62 anni, con 20 di contributi e un importo soglia che non comporti integrazioni si potrebbe ottenere un anticipo calcolato soltanto sulla parte contributiva. La parte retributiva, invece, verrebbe riconosciuta a partire dai 67 anni di età (con la possibilità di prevedere finanche una anticipazione della parte retributiva, da scontare successivamente sulla pensione piena). Tridico si è detto consapevole delle obiezioni contro l’applicazione a tutti – fin da subito – del sistema di calcolo contributivo, sull’assunto che ciò genererebbe in molti casi tagli importanti, d’altra parte, ha affermato «è difficilmente accettabile, sul piano dell’equità intergenerazionale, acconsentire che tale taglio gravi sui giovani che avranno pensioni calcolate con il sistema contributivo puro». Il numero uno dell’Inps propone di rendere strutturali le flessibilità in uscita per i lavoratori impegnati in mansioni usuranti e gravose e chiede un rafforzamento dell’Ape sociale e del trattamento anticipato per i lavoratori precoci, canali di uscita che dovrebbero essere aperti anche a tutti gli over 60 che hanno perso il lavoro e non riescono a ricollocarsi.

Per assicurare l’adeguatezza delle pensioni future, quelle che prenderanno i lavoratori che hanno vissuto lunghi anni di precariato, andrebbe poi introdotta una “garanzia minima”, mentre per rafforzare il montante contributivo di queste coorti si dovrebbero valorizzare gratuitamente i periodi formativi e intervenire sui periodi di non lavoro con coefficienti incrementali alla fine della vita lavorativa nel caso gli assicurati non raggiungano una soglia di pensione teorica.

Altro tassello di intervento per il rafforzamento delle pensioni future: sconti contributivi più generosi per le lavoratrici madri e una correzione degli attuali coefficienti di trasformazione dei montanti contributivi in rendita, oggi soggetti a un adeguamento automatico biennale alle aspettative di vita che produce un continuo innalzamento dei requisiti per il pensionamento. «I coefficienti di trasformazione, basandosi sull’aspettativa di vita media – ha spiegato Tridico – non riflettono l’aspettativa di vita individuale che può essere, ad esempio, minore per quei lavoratori che compiono lavori particolarmente impegnativi dal punto di vista fisico». Nella Relazione Inps si segnala che per le coorti dei nati tra il 1950 e il 1957 gli appartenenti al quintile di reddito più ricco sperimentano un vantaggio medio in termini di speranza di vita a 50 anni di circa 4,5 anni rispetto agli appartenenti al quintile più povero. In termini di qualifica prevalente, il gap nella speranza di vita a 50 anni tra operai e dirigenti rimane essenzialmente invariato, mentre si allarga quello tra operai e impiegati, che passa da 2,2 per i nati tra il 1930 e il 1939 a 2,9 anni per i nati tra il 1950 e il 1957.

Ultima proposta sulla previdenza complementare. Tridico ha rilanciato l’idea di un’offerta pubblica integrata e incentivata fiscalmente per favorire i lavoratori più poveri.

 

Davide Colombo

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