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Troppi antibiotici inutili e terapie a singhiozzo: ci curiamo tanto (e male). L’Aifa: prescrizioni inappropriate una volta su tre. E spesso l’abuso di farmaci riguarda anziani e bambini

In fondo all’armadietto delle medicine, alcune compresse di scorta ci sono in quasi tutte le case. E quando mal di gola e influenza sono arrivati da un paio di giorni, oppure raffreddore o cistite non passano proprio, in tanti decidono di prenderle. Magari prima vanno anche dal medico di famiglia, che le prescrive perché non capisce se si trova o no davanti a un problema di origine batterica, e preferisce non rischiare. Gli antibiotici sono i farmaci più frequentemente usati in modo sbagliato.

Si chiama “inappropriatezza”, e ha a che fare con le terapie non adatte al tipo di patologia, ma anche con le cure seguite male da parte dei malati. L’effetto è un rischio per la salute del paziente, ma anche uno spreco per il sistema sanitario pubblico, che dal 2014 al 2015 ha visto la spesa farmaceutica salire dell’8,6% per arrivare a 28,9 miliardi di euro.

In Italia, quasi un antibiotico su tre tra quelli assunti (cioè il 30%) dovrebbe restare nella scatola. A dirlo è l’ultimo rapporto OsMed sull’uso dei medicinali nel nostro Paese realizzato dall’Agenzia del farmaco (Aifa), che ricorda l’ormai ben noto allarme internazionale sulla resistenza di alcuni batteri. «L’impiego improprio — sottolinea l’Aifa — oltre ad esporre i soggetti a inutili rischi derivanti dagli effetti collaterali, pone grandi problematiche cliniche connesse al possibile sviluppo di resistenze». Anche se la situazione è migliorata negli ultimi anni e l’uso di antibiotici è in leggero calo (ma sempre superiore alla media europea), spesso, nelle infezioni delle vie respiratorie e di quelle urinarie non di origine batterica, medici e pazienti continuano ad usarli. Avviene specialmente al Sud e nelle Isole. Questa categoria di medicinali costa alle casse dello Stato quasi 900 milioni all’anno, una cifra in apparenza piccola che nasconde un consumo molto alto, perché in 9 casi su dieci queste molecole hanno il brevetto scaduto e quindi costano poco.

L’inappropriatezza riguarda anche altri principi attivi. Ad esempio i cosiddetti antiacidi o gastroprotettori. In questo campo, «il sovra utilizzo è ormai conclamato». Ma si può considerare parte dello stesso problema anche il mancato rispetto delle indicazioni di uso, quando ad esempio i pazienti smettono di curarsi o sbagliano i dosaggi. Anche se può sembrare strano, accade soprattutto con i malati cronici. In Italia, solo il 14% di quanti soffrono di asma assume con regolarità le sue medicine. La percentuale è del 40% nel caso della depressione, una malattia diffusissima e invalidante, e sale al 58% per l’ipertensione, che invece è prevalentemente un fattore di rischio. I diabetici seguono le cure, per una patologia molto comune e importante, solo nel 63% dei casi. «Si conferma il trend di inappropriatezza per questo ultimo tipo di medicinali», sottolineano sempre dall’Agenzia.

Ma l’uso scorretto dei farmaci può avere a che fare anche con l’età delle persone in cura. I dati sui bambini sono stati segnalati come sospetti alla presentazione del rapporto dell’Aifa. In particolare quelli che hanno da 0 a 4 anni, tra i quali la prevalenza dell’uso dei medicinali sorpassa il 50%, cioè è superiore a quella di chi ha tra i 5 e i 44 anni. Significa che oltre la metà dei bambini ha avuto almeno una prescrizione nel corso del 2015, e in certi casi sarebbe stata inutile. I prodotti più spesso prescritti dai pediatri sono quelli per i problemi all’apparato respiratorio e gli antimicrobici. Nemmeno i più piccoli sfuggono alla corsa verso il farmaco degli italiani, che l’anno scorso, in media, hanno assunto ciascuno 1,8 compresse al giorno.

Assumere sostanze non necessarie, oltre ad avere effetti collaterali, rende i batteri più resistenti Nel 2015, gli italiani hanno preso in media 1,8 compresse al giorno per una spesa di 29 miliardi

Repubblica – 24 giugno 2016 

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