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Ttip: il trattato dei banchieri del mondo che si cucca ambiente e diritti. Il 7° incontro sull’accordo di libero scambio quasi sotto silenzio

Erasmo Venosi su Agora Magazine. Ho cercato un po’ in giro, per verificare quale fosse stato il grado di reazione e di pubblicizzazione a un evento, credo FONDAMENTALE per i residui brandelli di democrazia, che restano ai cittadini di Europa. Non ho trovato quasi nulla! Ne avevo parlato su questo giornale alcuni mesi fa.

L’evento è rappresentato dalla conclusione, tre giorni fa nel Maryland, del settimo incontro sull’accordo di libero scambio Ue-Stati Uniti, conosciuto con l’acronimo TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership Agreement). Il negoziato è di competenza della Commissione Europea il cui presidente è il superliberista Jean-Claude Juncker ex primo ministro del Lussemburgo, paradiso fiscale nell’UE dell’austerità e della deflazione esiziale.

Il Lussemburgo di Junker ha 141 banche e 3800 holding del valore di 2500 mld di euro ovvero quasi 42 volte il suo PIL (60 mld nel 2013). Delle 141 banche solo 5 sono locali. Junker agli ordini della Merkel ha nominato nella nuova architettura della commissione sei vicepresidenti, che dirigeranno le politiche dei commissari, che prima erano autonomi. Vice presidenti che provengono da piccoli paesi del nord Europa e gravitanti politicamente ed economicamente nella orbita della Germania.

Un esempio del controllo militare tedesco sulla Commissione lo si ottiene considerando, che il nuovo commissario francese, Pierre Moscovici, commissario agli affari economici è sotto la tutela di due vice presidenti. Questa Commissione con questo Presidente muovendosi entro DIRETTIVE SECRETATE DAL CONSIGLIO EUROPEO negozia con gli Usa di:

1) barriere non-tariffarie al commercio di beni e servizi;

2) accesso alle commesse pubbliche in molti settori;

3) definizione di nuovi standard in alcuni settori industriali e sugli investimenti.

Gli elementi, che destano interrogativi, sono la cosiddetta armonizzazione dei regolamenti UE e USA.  Rinunceremo alle maggiori tutele derivanti dalle norme UE in campo ambientale, del lavoro, del welfare? Gli Stati Uniti non hanno ratificato per esempio diverse convenzioni Onu e ILO (International Labour Organization) e riguardanti le tutele del lavoro o il Protocollo di Kyoto. In proposito afferma il Nobel Stiglitz; «molte regole esistono proprio per proteggere i lavoratori, i consumatori, l’ambiente. E furono decise in risposta a una domanda democratica. Nei patti segreti per la de-regolamentazione rischia di riaffiorare una gara al ribasso».

Mangeremo in Europa, a seguito di questo Trattato, carne di animali nutriti con ormoni geneticamente modificati?  Può la Commissione UE discutere con gli Usa della famigerata clausola ISDS (Investor-State Dispute Settlement) cioè della possibilità riconosciuta alle multinazionali di portare in giudizio direttamente uno Stato per le perdite subite (anche potenziali!) causate da provvedimenti di leggi? In buona sostanza le imprese USA e UE possono impugnare le leggi approvate, dai parlamenti nazionali volte a tutelare i cittadini, dinanzi a tribunali internazionali e ottenere risarcimenti nel caso, in cui quelle leggi producano effetti negativi sul valore dei propri investimenti.

Un esempio emblematico di tal procedere è rappresentato, dal ricorso di alcune società Usa contro il Quebec colpevole di aver introdotto una moratoria sull’estrazione dello shale gas a protezione dell’ambiente. La clausola ISDS, rappresenta una nuova accelerazione verso la frantumazione della sovranità delle democrazie parlamentari a favore della mercatizzazione, della vita e dell’ambiente. Nell’Europa patria del liberalismo costituzionale il cui figlio è lo Stato di Diritto, è accaduto dopo le reiterate vulnerazioni dei Trattati come l’abrogato e sostituito Regolamento UE 1466 del 1997 e il Trattato internazionale conosciuto come Fiscal Compact, che il negoziato sul TTP avvenga nella più totale segretezza. Due democrazie, in evidente crisi, impediscono a 800 milioni di cittadini e ai loro rappresentanti di conoscere quali conseguenze produrranno sul lavoro, la salute e l’ambiente il Trattato oggetto di discussione.

6 ottobre 2014 

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