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Tutti perquisiti, niente prosciutto se sul palco c’è il vegano Morrissey. Brutta sorpresa al concerto del cantautore: chi mangia carne non può entrare

Carlo moretti. Signorina, questo non è un panino pomodoro e mozzarella come mi aveva assicurato, qui ci sono due würstel quindi lei non può entrare. Se non vuole buttarlo, deve mangiare il panino qui e terminarlo prima di superare la transenna ». Atlantico Live di Roma, scene da un concerto rock. Molto sui generis. Sul palco c’è Morrissey, il principe degli artisti vegetariani. Intorno un cordone di sicurezza contro i mangiatori di carne, e non c’è ragione di fan che tenga.

Già trent’anni fa, al tempo in cui era il leader e la mente degli Smiths, il cantante di Manchester rifiutava di mangiare carne: nel 1985 intitolarono l’album che li portò in vetta alla classifica inglese Meat is murder , la carne è omicidio. Era l’inizio di un folgorante successo mondiale e il primo manifesto animalista di Morrissey, che vietava ai compagni di farsi fotografare mentre consumavano carne. Ora che si esibisce da solista, la sua filosofia di vita si è fatta ancora più intransigente, Morrissey è diventato un integralista: «Non vedo alcuna differenza tra il mangiare animali e la pedofilia», ha dichiarato. «Sono entrambi stupro, violenza, omicidio. Se mi presentano qualcuno che mangia esseri viventi, mi giro e me ne vado». Anche Thom Yorke dei Radiohead è un vegetariano convinto ma, ammette, «ogni tanto mi capita di sgarrare». Per non dire di Moby che è un vegano eppure non arriva a tali vette di intransigenza ai suoi concerti.

All’Atlantico Live, un palazzetto dello sport riadattato a sala concerti, la platea è gremita per il primo sold out del tour italiano ma a dar retta alle parole di Morrissey forse si svuoterebbe. Il concerto non è ancora iniziato e accanto alle biglietterie i controlli continuano. Si perlustrano zaini e borse, c’è un mucchio di bottigliette d’acqua a terra ma sono i panini il ricercato numero uno. All’interno di tutta l’area la carne e il pesce sono rigorosamente vietati, si servono solo prodotti vegetariani, vanno forte gli hamburger di soia. Un cartello dell’organizzazione recita: «La produzione di Morrissey ricorda che è vietato consumare ed introdurre carne o pesce di qualunque tipo all’interno delle aree del locale. Grazie della collaborazione».

Il concerto è godibile, la band (che si immagina vegetariana) offre un suono potente, anche le ballate più lente sono qui riarrangiate in una bella chiave rock. Ci si chiede solo se non siano pretenziosi l’enorme gong e il timpano del bravissimo batterista: lo si capirà sulla tempesta sonora che Morrissey e soci scateneranno su Meat is murder quando sullo schermo passeranno filmati truculenti di maiali sgozzati, pulcini soffocati in batteria, galline sbattute al muro da addetti evidentemente più sadici che macellai.

Il tour italiano di Morrissey organizzato da Live Nation prosegue per altre cinque date, domani Milano, poi Bologna, Pescara, Firenze, Padova. La caccia al panino di carne continua.

Repubblica – 15 ottobre 2014

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