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Udine. Il Tribunale lo assolve: “Restituitegli i cuccioli adottati”. Lettera ai 20 affidatari che da cinque anni hanno in casa i cani. L’uomo trasportava le bestiole, accusato di maltrattamenti

di Violetta Feletig. Oltre cinque anni fa avevano accolto quei batuffoli stremati e indeboliti nelle proprie case, accudendoli come figli, affidandoli alle cure dei veterinari per dare loro una chance di vita, ricambiati dall’affetto che solo un cane sa dare: ora, una ventina di famiglie friulane affidatarie di altrettanti cuccioli sequestrati in un’operazione compiuta dalla Polstrada di Amaro nell’aprile 2011, dovranno restituire i cagnolini.

A ordinarlo il Tribunale di Udine, che ha assolto il milanese di 47 anni (all’epoca del fatto) nel cui furgone erano stati trovate le bestiole.

Per lui, che ne trasportava 71 di molte razze, in un viaggio partito dalla Slovacchia e diretto proprio a Milano, le accuse erano di maltrattamento di animali.

L’uomo, un carabiniere che viaggiava con due ex colleghi, era stato fermato dalla Polstrada all’altezza di Udine per un normale controllo ma quando il personale di polizia aveva aperto il portellone del mezzo si era trovato davanti le gabbiette stipate di cuccioli, alcuni allo stremo delle forze (molti infatti non superarono lo stress di quel viaggio infernale).

Una ventina furono dichiarati affidabili e ora proprio alle persone che li accolsero in famiglia, e che a loro sono legate da un rapporto speciale di affetto e dedizione, è arrivata quella lettera: l’invito (che ha tutto il sapore dell’ordine) è di presentarsi il 27 ottobre alle 9 del mattino alla Polstrada di Amaro – dove tutta la vicenda è cominciata – per restituire al proprietario (ormai assolto dal giudice) i cagnolini.

Un fulmine a ciel sereno dopo tanto tempo per tutte le famiglie in cui quei cuccioli sono entrati accolti da un affetto speciale.

Superato lo shock del primo momento, però, fra tutte queste persone è scattato il tam tam: un rincorrersi di telefonate, messaggi, ricerche in rete per trovare un modo per difendersi da quello che è considerato un atto di estrema crudeltà prima di tutto nei confronti delle bestiole, ormai affezionate in maniera indelebile agli esseri umani che le avevano accolte e accudite.

«Stiamo cercando di contattare tutti gli affidatari – spiega Paola Ganzitti, una di essi – per poterci organizzare. Abbiamo contattato un’associazione che ha, a sua volta, interessato della vicenda un legale. L’intenzione è quella di opporci con tutte le nostre forze a una decisione che non possiamo accettare».

La legge italiana tutela il benessere animale e per queste persone doversi separare dagli amici a quattrozampe è un atto che non può che generare grande sofferenza anche e soprattutto nei cani, il cui legame con l’uomo è indissolubile.

Dalla loro parte gli affidatari hanno però un precedente, avvenuto in Piemonte, dove il tribunale di Pinerolo aveva ingiunto la restituzione di 67 chihuahua all’allevatore (anche quello assolto dall’accusa di maltrattamenti), i 67 affidatari però avevano dapprima dato vita a una protesta davanti allo stesso tribunale di Pinerolo e poi si erano rivolti a quello di Torino.

Qui un giudice ha emesso un’ordinanza in procedimento d’esecuzione che prevedeva che la restituzione dei cani avvenisse in favore dei rispettivi attuali affidatari, facendo sì che ciascuno diventasse a tutti gli effetti proprietario della bestiola affidatagli. Una conclusione che ora in tanti sperano possano ripetersi in Friuli.

Il Messaggero di Udine – 10 ottobre 2016

 

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