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Ue e Usa verso un mercato aperto. Inizia il nuovo round per il trattato Ttip. Al centro dei negoziati regole tecniche e omologazione dei prodotti

Strategia all’insegna della “trasparenza”. L’Unione europea sta cercando di rispondere alle preoccupazioni e alle richieste di maggiore informazione sulla trattativa per il Ttip, il negoziato commerciale con gli Usa che ha preso le mosse dal luglio del 2013 e che, proprio in questi giorni, è oggetto di un nuovo round, da oggi al 6 febbraio. A Bruxelles, per altro, i negoziatori Ue e Usa vedranno, per la prima volta, anche gli operatori dei settori coinvolti (si veda l’altro articolo).

L’apertura della Commissione lascia sperare in una rapida chiusura dei negoziati, che sono ripresi in questi giorni a Bruxelles che, in realtà, a oggi, si sono dimostrati assai complessi, soprattutto con riferimento ad alcuni settori strategici per il mercato interno.

L’obiettivo del Ttip è integrare i due mercati, riducendo i dazi doganali e rimuovendo in molti settori le barriere non tariffarie esistenti, sostanzialmente riconducibili alle differenze nei regolamenti tecnici, nelle norme e nelle procedure di omologazione, come pure negli standard applicati ai prodotti e nelle regole sanitarie e fitosanitarie. Il trattato sta mettendo a tema anche norme dedicate alle Pmi e sta entrando anche nel dettaglio di sin7 Il Transatlantic trade and investment partnership (Ttip) vuole aiutare le società europee, dalle piccole alle grandi, ad avere un migliore accesso al mercato statunitense, per esportare di più in America, vincere appalti pubblici , importare di più beni e servizi che servono loro per i propri prodotti finali, determinare più facilmente quando un prodotto è definitico come fatto in Europa o negli Stati Uniti e per investire in modo pià agevole negli Usa. Il Ttip ha anche lo scopo di di far lavorare insieme i regolatori del mercato tra Ue e Usa molto più apertamente di quanto avvenga oggi, sul terreno delle regole e degli standard. goli settori, dal chimico al farmaceutico, dall’automotive al cosmetico, dal medico all’ingegneristico, dal tessile all’Ict.

Il Trattato dovrebbe vedere la luce quest’anno, anche se non sono poche le opinioni che propendono per uno slittamento di tale termine, viste le critiche che sono piovute sulle modalità di gestione dei negoziati e sul merito di alcune questioni chiave quali, ad esempio, la liberalizzazione degli Ogm e, più in generale, le aperture del marcato agricolo, da sempre assai tutelato nell’Ue. L’uscita pubblica di Bruxelles ha l’evidente scopo di favorire l’arrivo a destinazione del Ttip, vista la disclosure effettuata su alcuni temi fondamentali. I negoziati sono segreti, ma la scelta della Ue per una linea di trasparenza, si è esplicata dapprima con un atto pubblico nel 2014 e poi, il 7 gennaio con i paper ad hoc che elencano i punti di maggiore interesse del Ttip.

L’approccio di apertura scelto dalla Commissione si riflette anche sulla pubblicazione di una «Relazione sulla consultazione sulla protezione degli investimenti nell’ambito dei negoziati commerciali Ue-Usa», resa accessibile online dal 13 gennaio.

Con questo stesso approccio, è stata declassificata una serie di atti partecipativi di fondamentale rilevanza con i quali la Commissione ha in sostanza chiesto il parere – e il consenso – del pubblico su una strategia per proteggere gli investimenti e comporre le relative controversie che insorgessero tra privati e governi (il cosiddetto Isds), con il coinvolgimento diretto di tutti gli stakeholder interessati al Ttip, tra cui le Ong, le imprese, i sindacati, le organizzazioni dei consumatori e i ricercatori.

È un tema molto sentito quello relativo alle modalità di risoluzione delle dispute tra gli attori che in futuro si muoveranno nell’ambito del Ttip: il riferimento è alla «creazione e al funzionamento di tribunali arbitrali»; alla «correlazione tra ordinamenti nazionali e organi risol utori dell e di s pute » e ai «meccanismi di appello».

A quanto risulta dai documenti e dalle opinioni espresse dagli operatori non sono poche le perplessità su questo tema, come su quello generale dell’opportunità del Ttip, visto ancora da molti con grande diffidenza.

In positivo, la Commissione sembra voler cogliere queste posizioni critiche come stimolo all’accelerazione dei lavori, con le nuove consultazioni che inizieranno nel primo trimestre e saranno propedeutiche alla chiusura del negoziato. Senza una posizione netta sulla risoluzione delle controversie internazionali, «i negoziati sulla tutela degli investimenti nell’ambito del Ttip sono stati sospesi e verranno ripresi solo una volta che la Commissione sia giunta alla conclusione che le sue nuove proposte garantiscono la piena giurisdizione dei tribunali negli Stati Ue».

Tre settori di fronte alle possibili ricadute dell’accordo tra le autorità europee e statunitensi

Uno dei capitoli meno sottolineati della trattativa in corso tra Ue (tramite la Commissione europea) e governo degli Stati Uniti per migliorare le opportunità di business riguarda l’obiettivo di favorire un libero (e proficuo) scambio di offerte di servizi. In uno dei paper pubblicati dalla Commissione europea si afferma che questo tipo di relazioni è già ampiamente sfruttato. «Nell’Unione europea – è detto – circa il 60% dell’economia e dell’occupazione deriva dal comparto dei servizi. Servizi che sono, tanto nella Ue quanto negli Usa, la dorsale delle loro economie. Ue e Usa esportano tra loro già un gran numero di servizi, ma le imprese europee incontrano ancora ostacoli quando cercano di vendere i loro servizi sul mercato statunitense».

Anche in questo campo il Ttip si dà l’obiettivo «di contrastare le barriere «Chiudere l’accordo transatlantico senza aver risolto il problema delle barriere non tariffarie che limitano il nostro export non servirebbe assolutamente a niente».

Il neopresidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia, segue con attenzione il cammino della trattativa tra Ue e Usa e auspica che l’Europa «abbia la capacità di negoziare (come per esempio sulla tutela delle denominazioni di origine e sul contrasto al fenomeno dell’”italian sounding”) per trovare un compromesso». Con realismo sottolinea che «non si potrà risolvere tutto giuridicamente» e si prepara «a campagne informative contro l’”italian sounding” negli Usa». Scordamaglia non condivide chi, in Italia, «paventa uno smantellamento della sicurezza» e si dice «non pessimista sui contenuti» dell’accordo a cui i negoziatori Dazi elevati, standard tecnici non armonizzati, controlli alle dogane Usa troppo spesso penalizzanti: sono i problemi, secondo Vittorio Borelli, presidente di Confindudstria ceramica, che limitano la capacità di export delle aziende italiane del settore. E ciononostante le aziende “tricolori” continuano a portare oltre Atlantico i loro prodotti, riscuotendo un crescente successo. Lo dicono inequivocabilmente le cifre dell’export di piastrelle di ceramica: oltre 29 milioni di metri quadrati nel 2012, 33,5 nel 2013 e nei primi nove mesi del 2014 quasi 25,5 milioni di metri quadrati. Ricavi per 410,7 milioni nel 2012, 471,5 l’anno successivo, quasi 363 milioni tra gennaio e settembre dell’anno scorso. Il Ttip sarebbe però di grande aiuto, secondo Borelli: «Con l’azzeramento dei dazi aumenteremmo la nostra competitività, soprattutto nei che il business europeo incontra nell’ambito dei servizi» e di favorire l’accesso al mercato Usa. Ma una parte di rilievo è data dal Ttip alla «mobilità dei professionisti».

E a questo riguardo i negoziatori europei si stanno impegnando «a porre le basi perché architetti, avvocati e altri che lavorano nell’ambito di altre professioni a esercitare la propria attività anche sull’altra sponda dell’Atlantico, attraverso il riconoscimento delle rispettive qualifiche».

 Per Marina Calderone, presidente del Cup (Comitato unitario professioni), nonché presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, tale obiettivo della trattativa tra Ue e Usa apre la strada all’internazionalizzazione delle professioni, non solo per le imprese, anche se la mobilità all’estero dei professionisti è un versante di non facile realizzazione. stanno lavorando. Come altri, il presidente di Federalimentare pensa tuttavia che l’accordo non sia così vicino, «perché il Parlamento americano mi sembra più interessato a chiudere prima l’intesa con i Paesi del Pacifico».

Gli Usa, «pur con le ombre pesanti della contraffazione e con i freni dei dazi ed extradazi in atto – aggiungono a Federalimentare – riservano formidabili spazi di penetrazione per un’offerta di qualità come quella italiana, saldamente al vertice nella Ue per riconoscimenti di origine». Più dei dazi, rilevanti per pasta e dolciumi, i maggiori freni arrivano, oltre che dai prodotti Usa con richiamo improprio all’italianità, dalle barriere sul settore vinicolo, dalle misure sanitarie e fitosanitarie che limitano i prodotti vegetali, lattiero-caseari, salumi, olio d’oliva, i divieti di importazione della carne confronti dei concorrenti messicani e cinesi. Oggi i dazi sull’export di piastrelle di ceramica italiana variano tra l’8 e il 10,5%; nelle stoviglie il prelievo sale anche al 2628 per cento».

«C’è, poi, il problema degli standard tecnici non armonizzati – aggiunge il presidente di Confindustria ceramica -: la normativa statunitense in questo comparto, l’Ansi, molte volte non è correlata con le norme Iso valide in Europa e in Italia e questo genera una proliferazione di standard tecnici non armonizzati». Resta, infine, un problema di prassi nei controlli doganali: «I controlli sulle nostre merci sono troppo spesso penalizzanti, notiamo quasi un accanimento sul piano dei controlli fitosanitari, cosa che non ci risulta avvenga nei confronti di merci provenienti da altri Paesi. Questa eccessiva severità comporta costi non irrilevanti, perché tenere ferma della merce non è pari a zero».

«L’internazionalizzazione delle professioni italiane – sottolinea – è una grande opportunità in un mondo globale, ma riguarda tutti allo stesso modo. Quelle professioni che lavorano a stretto contatto con l’applicazione delle norme italiane, di per sé tante e complesse, continueranno ad avere un mercato prevalente domestico. Anche se per le Pmi italiane il contesto internazionale negli anni è cresciuto di importanza e quindi il professionista non può non essere preparato anche in tale ambito. In questa direzione – conclude Marina Calderone – diventa basilare dotarsi di quanto necessario per assistere le aziende sul mercato globale, sia per le tante che delocalizzano sia per quelle che pur restando in Italia esplorano nuove opportunità di sviluppo».

 Grandi preoccupazioni esprime Carlo Petrini, presidente di Slow Food: «In questo momento in tutta Europa associazioni e anche istituzioni temono la piega che sta prendendo il negoziato. Nella segretezza stanno mettendo al centro di tutto una strada ampia di libero commercio che pensa solo ai fatturati. Inoltre, le norme sull’arbitrato mettono in condizione le grandi multinazionali, con i loro pool di avvocati agguerriti, di poter fare causa agli Stati che non ottempereranno alle regole concordate». Per le economie locali Petrini vede nero. «Si dice che questo accordo – conclude il presidente di Slow Food – favorirà l’aumento dei posti di lavoro, ma non mancano studi e analisi che mettono in discussione questo assunto». Un occhio attento il Ttip dovrà anche darlo agli investimenti delle imprese italiane della ceramica negli Usa, fenomeno che si sta ampliando in ragione della forte attrattività di certe aree negli Usa per insediamenti industriali e perché essere presenti direttamente in quel mercato è un evidente punto di vantaggio. All’inizio di quest’anno il Gruppo Concorde di Spezzano di Fiorano (Modena) ha ufficializzato l’avvio dei lavori per la costruzione di uno stabilimento di piastrelle di ceramica nel Tennessee. La fabbrica entrerà in funzione nel 2016 e a regime occuperà circa 150 dipendenti. Stessa strada già percorsa da Panaria (tramite Florida Tile), Florim Usa, Del Conca Usa e GranitiFiandre. Il lavoro realizzato da queste imprese italiane negli Usa, nel loro insieme, copre un quarto dell’intera produzione di piastrelle a stelle e strisce.

Il Sole 24 Ore – 3 febbraio 2015

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