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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Notizie»Ue vs Italia, per il nostro Paese è record di inadempienze. In testa alla classifica con 104 procedure di infrazione
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    Ue vs Italia, per il nostro Paese è record di inadempienze. In testa alla classifica con 104 procedure di infrazione

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche15 Gennaio 2014Nessun commento6 Minuti di lettura
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    infrazioni ueL’ultima rilevazione ci vede in testa alla classifica con 104 procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea: 80 per violazione del diritto dell’Unione, 24 per il mancato recepimento di direttive nel nostro ordinamento. Da Nord a Sud, gli avvocati di tutta Italia protestano contro la riforma Severino che taglia i tribunali minori. Non sanno i legali che il denaro risparmiato con la contestata legge, una cinquantina di milioni nel primo anno, è grosso modo quello che il nostro Paese ha speso finora per pagare (salatamente) le sue inadempienze verso l’Ue. E che tuttora continua a costare alle già malmesse casse dell’Inps circa 50 mila euro al giorno. Il motivo? Una procedura d’infrazione mai sanata che si è trascinata per anni fino alla condanna definitiva per il mancato recupero di aiuti di Stato a favore dell’occupazione.

    E c’è il rischio che presto si aggiungano altre due sanzioni della Corte di giustizia europea, che potrebbero costarci nel complesso fino a 400 milioni di euro.

    MAGLIA NERA C’è di tutto nella black list delle trasgressioni italiane, dalla gestione dei rifiuti all’accoglienza dei richiedenti asilo, passando per le accise sul tabacco e la pallanuoto, che limita la presenza di giocatori stranieri indipendentemente se comunitari o meno. L’ultima rilevazione ci vede in testa alla classifica con 104 procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea: 80 per violazione del diritto dell’Unione, 24 per il mancato recepimento di direttive nel nostro ordinamento. Nessuno di noi fa peggio, specie se si considera che gran parte delle contestazioni in corso (42) sono state aperte dall’inizio. Eppure, paradossalmente, avremmo di che rallegrarci: i numeri, seppur lentamente, stanno migliorando. Per astronomica che possa apparire la cifra, infatti, si tratta di uno dati più bassi di sempre. Negli ultimi anni la media è stata di 130-140 procedure in corso e solo a novembre dello scorso anno l’Italia è riuscita a scendere per la prima volta sotto quota 100. Tanto per fare un esempio: a maggio del 2006 le procedure a carico dell’Italia erano 275.

    BOMBE A OROLOGERIA In ogni caso c’è poco da scherzare perché le sanzioni, calcolate sulla base delle capacità finanziaria dello Stato, sono salatissime. Per l’Italia la somma forfettaria minima è fissata in 8 milioni 863 mila euro (anche se l’addebito viene chiuso nel corso del dibattimento) più una penalità di mora che in caso di condanna definitiva oscilla da 10.700 a 642.048 euro al giorno a seconda della gravità della violazione.

    Fortunatamente, nonostante la gran messe di violazioni, soltanto otto sono nella fase di contenzioso vero e proprio davanti alla Corte di giustizia. In un paio di casi, tuttavia, il rischio di sanzioni pecuniarie è molto alto. A cominciare dalla vergogna dell’emergenza rifiuti in Campania. La Ue ci contesta dal 2007 la mancanza di una rete integrata per il trattamento della spazzatura, che continuano a rappresentare un pericolo per la salute e per l’ambiente. Siamo già stati condannati in primo grado ma non avendo provveduto a sanare la situazione, a giugno siamo stati deferiti davanti ai giudici del Lussemburgo. La Commissione ha chiesto una condanna esemplare: 34 milioni “cash” più altri 94 milioni l’anno per gli eventuali ritardi. Ancora più vicina è la sentenza per l’assenza di controlli sulle discariche abusive: a maggio Bruxelles ha notificato il ricorso contro l’Italia, chiedendo di una condanna di 61 milioni più una penalità giornaliera da 257 mila euro, ovvero oltre 90 milioni potenziali l’anno. L’infrazione è stata aperta nel 2003 ma non abbiamo ancora provveduto a mettere in sicurezza i 218 siti maggiormente pericolosi.

    AIUTI NON DOVUTI Finora, fra le richieste di spiegazioni della Ue e le nostre repliche, era sempre stato possibile chiudere tutte le contestazioni in fase di pre-contenzioso o senza arrivare comunque a una sentenza definitiva. Non nel 2011, quando è giunta a conclusione una vicenda kafkiana che esemplifica alla perfezione l’incapacità di effettuare controlli stringenti e di punire chi ha violato la legge. Una storia che risale al lontano 1995, quando l’allora governo Dini fissa degli sgravi fiscali per le aziende che decidono di assumere under 25, laureati fino a 29 anni e disoccupati da almeno 12 mesi mediante contratti di formazione e lavoro. Due anni dopo il governo Prodi allarga la platea, finanziando la trasformazione dei contratti a tempo indeterminato. Quasi 1500 imprese però se ne approfittano e ottengono gli aiuti pur non avendo i requisiti. Il danno, gravissimo, è di oltre mezzo miliardo di euro. Si configura una palese violazione della concorrenza e del mercato comune e nel 2000 la Ue chiede di recuperare le somme non dovute. L’Italia però non provvede e per due anni non muove un dito.

    Ne nasce un ricorso per inadempimento e nel 2004 la Commissione europea arriva a stabilire tempi e modalità per il recupero. Le autorità italiane, da parte loro, non si degnano nemmeno di rispondere, tanto che Bruxelles torna alla carica in più occasioni. In due anni vengono recuperati appena due milioni e mezzo, lo 0,5 per cento. Un’inezia. Il problema vero, però, è che a Roma non sanno neppure definire il numero di beneficiari illegittimi e la cifra cambia continuamente, perché alcune aziende nel frattempo hanno fatto ricorso (vincendolo) mentre altre hanno chiuso i battenti. La somma si assottiglia mese dopo mese e alla fine dai 520 milioni iniziali la cifra viene fissata di comune accordo a 251 milioni. Quando scadono i termini stabiliti, l’Italia ne ha recuperati solo un quarto. E viene condannata: 30 milioni forfettari da saldare subito più una penalità giornaliera di mora da scalare man mano che procede il recupero. A dover pagare, trattandosi di sgravi previdenziali, è l’Inps. Lo scorso 24 aprile l’istituto guidato da Antonio Mastrapasqua ha versato anche la prima rata, relativa al semestre iniziale del 2012: altri 16 milioni e 533 mila euro, 90 mila per ogni giorno di ritardo nella regolarizzazione. Entro la fine dell’anno dovrebbe arrivare dalla Ue il calcolo della seconda rata. In base alle stime dovrebbe trattarsi un’altra decina di milioni, cioè altri 50 mila euro quotidiani di ammenda. E così via, finché non sarà stato recuperato fino all’ultimo euro irregolare concesso.

    L’ALBUM DI FAMIGLIA Scorrere la lista delle infrazioni è assai istruttivo. È un po’ come sfogliare l’album di famiglia della cattiva legislazione italiana. Nella lunga lista si trovano infatti tutte le incapacità, le furbizie e le inefficienze della politica nostra. A cominciare dalle questioni ambientali, che con 22 addebiti rappresentano il principale motivo di inadempienza: la non conformità della discarica di Malagrotta, i sacchetti di plastica, il mancato recepimento della direttiva europea per promuovere l’uso delle energie rinnovabili ma anche la legge Gasparri, la Tremonti bis sugli aiuti alle imprese che investono in comuni colpite da disastri naturali e la normativa sulla golden share. Un elenco estenuante, oggetto di una continua spola di incartamenti fra messe in mora, pareri motivati e controrepliche. Fino al record dell’inadeguato sistema di controllo delle reti usate per la pesca in alto mare, che la Ue ci contesta da tempo immemore. Era il 1992 e a Palazzo Chigi sedeva Giulio Andreotti

    L’Espresso – 15 gennaio 2014 

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