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Ulss 16. Reparto fantasma, ma pediatra pagato 900 euro a notte. Patologia neonatale a Piove non esiste più, ma il servizio va garantito

Azienda ospedaliera e Usl 16 sono ai ferri corti per il costo. A volte parlando di qualcuno con un misto di compassione e di biasimo diciamo: «Quello è un caso clinico». Ecco, si potrebbe applicare la stessa categoria alla sanità padovana che da almeno sei anni manda tutte le notti un pediatra del reparto dell’ospedale di Padova a fare un turno di guardia nel reparto dell’ospedale di Piove di Sacco, perché mancano i medici.

Ci va perché a Piove, che da gennaio 2010 fa parte dell’Usl 16, è ancora aperto il punto-nascite nel quale ci dev’essere obbligatoriamente un pediatra per qualsiasi problema avesse il neonato. I dottori a Piove ci sono, ma sono troppo pochi per assicurare i turni. Il bello della faccenda è che tutto questo ha un costo: 900 euro per 12 ore (esente Iva) e con le spese del viaggio rimborsate a parte, più Iva.

Una situazione paradossale da ogni punto di vista, da quello dell’assistenza a quello del costo per la collettività. Il pediatra infatti fa questo lavoro nella sua attività libero-professionale. E la sua tariffa è regolata da una convenzione fra l’Azienda ospedaliera di Padova e l’Usl 16 cioè L’azienda sanitaria del territorio. Ma siccome in sanità al peggio non c’è mai fine il rovescio della medaglia è addirittura  tragicomico. A leggere le ultime schede ospedaliere della Regione in vigore da quest’anno, Pediatria e Patologia neonatale all’ospedale di Piove non dovrebbero nemmeno più esistere. C’erano dei posti letto, 8 nel primo caso e 3 nel secondo, che sono stati tolti. Senza entrare nei tecnicismi è come se il reparto non ci fosse più. Eppure l’ostetricia ha bisogno del pediatra.

Che si è pensato allora? Il reparto scompare, ma l’attività no. Semplicemente passa di mano, dall’Usl all’Azienda ospedaliera. Le schede dicono proprio così: “l’attività è garantita dall’azienda ospedaliera di Padova” (delibera 2122 del 19/11/2013) o meglio dagli specialisti del Dais, Dipartimento per la Salute della donna e del bambino.

Volete sapere come sta andando? L’Azienda ospedaliera e l’Usl 16, strette dai bilanci, stanno giocando una partita serrata su chi quel servizio lo deve pagare. L’Usl  16 lo scorso anno si è impegnata a tenersi in pancia il costo, anche se non le era dovuto, pagando centinaia di migliaia di euro. Ma quando, alla fine del 2014 l’Azienda ospedaliera le ha proposto il rinnovo della convenzione per tutto il 2015 con i famosi 900 euro a notte, la risposta è stata netta: rinnoviamo solo per il mese di gennaio. Il sospetto è che l’Azienda ospedaliera se avesse soldi in più dalla Regione per sostenere quel reparto se lo prenderebbe, ma così è un costo insostenibile.

Dunque ci sono due piccoli particolari da mettere a punto. Se il primo di febbraio nasce un bambino con dei problemi a Piove e non c’è il pediatra perché nessuno lo vuole pagare di chi sarà la responsabilità? E una domanda provocatoria, perché in qualche modo siamo sicuri che il pediatra ci sarà. Ma la tanto celebrata sanità veneta o ha il coraggio di chiudere il punto nascite a Piove di Sacco, oppure lo fa funzionare con tutti i medici che servono e pagati fuori dalla straordinarietà. Finora nessuna risposta certa è arrivata dalla Regione.

Il secondo particolare è ancora più interessante: il servizio odierno secondo il contratto nazionale di lavoro assegna ai medici che eseguono “prestazioni aggiuntive ex articolo 55 comma 2 del contratto di lavo ro” , una tariffa di 60 euro all’ora per le guardie notturne, che per 12 ore fanno 720 euro e non 900, come indicato nella bozza di accordo, in linea con quella vecchia, proposta dall’Azienda ospedaliera per il 2015. Una consuetudine dura a morire?

Pediatri a peso d’oro, nuova convenzione. Ma entro quest’anno, secondo la Regione, non saranno più previsti posti letto nel reparto

Il caso dei pediatri che dall’ospedale di Padova ogni giorno fanno il turno di notte all’ospedale di Piove di Sacco per mancanza di dottori ha scosso la sanità veneta. Anche perché il costo per ogni servizio notturno è di 900 euro, quando invece dovrebbe essere molto inferiore. O meglio l’acquisto di un servizio è sempre trattabile, ma ci sono anche dei punti di partenza.

Dunque prima di tutto i soldi. La convenzione che lega l’Usl 16 di Padova di cui l’ospedale fa parte all’azienda ospedaliera di Padova che fornisce il servizio, sarà rinnovata. Ma il costo non sarà più di 900 euro ma di 600 euro. E per l’azienda ospedaliera si tratterebbe di un “prendere o lasciare”, nel senso che, diversamente, a norma di  schede ospedaliere, si profilerebbe l’obbligo di mandare medici in normale orario di servizio. E in mancanza di questo potrebbe profilarsi l’interruzione di pubblico servizio, dal momento che le nuove norme indicano che sia l’azienda ospedaliera a garantirlo.

 A dire la verità per il trasloco delle competenze da Usl 16 ad Azienda ci sarebbe tempo fino al 31 dicembre di quest’anno, ma l’Usl 16 aveva già fatto sapere a suo tempo che intendeva chiudere il capitolo alla fine dell’anno scorso, dunque i margini sembrano pochi, pure se bisogna dare atto all’Azienda ospedaliera che senza fondi aggiuntivi dalla Regione farà molta fatica.

Dunque il servizio sarà mantenuto in convenzione finché non sarà attivato completamente il trasferimento di competenze. Con una certezza però. Che entro la fine del 2015 i posti  letto per Pediatria e Patologia neonatale non ci saranno più.

Quindi i casi più gravi dovranno essere trasportati a Padova. Nel frattempo il consigliere regionale Nino Pipitone dell’Ido commenta: «Spendiamo 350mila euro l’anno a causa di un corto circuito nella programmazione sanitaria, vogliamo vederci chiaro. Presenteremo immediatamente un’interrogazione in Regione su questa vicenda, che ci pare assurda.

Un flop impietoso per la Regione, pesantemente responsabile. E’ la conseguenza – osserva Pipitone – di scelte assurde: prima volevano chiudere il punto nascite a Piove di Sacco, poi l’hanno voluto tenere aperto per pressioni politiche, mettendo delle pezze che non solo non risolvono l’inghippo, ma creano disservizi e spese che, a nostro avviso, il servizio sanitario pubblico veneto non si può e non si deve permettere».

Il Gazzettino Padova – 15 e 16 gennaio 2015

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