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Umbria. Animali, il ddl della Regione: arriva il garante dei diritti, niente allevamenti per vivisezione o pellicce

Testo di 44 articoli presentato venerdì, ogni anno un piano apposito che si occuperà anche di controllo demografico e randagismo. Comuni dovranno creare fondo apposito

Non oggetti o strumenti nelle mani dell’uomo, ma suoi «compagni» di vita. È composto di 44 articoli il disegno di legge per i diritti e la tutela degli animali presentato venerdì a Perugia nel corso di un convegno organizzato da Regione, Enpa e Terza commissione del consiglio regionale. Un testo frutto del lavoro congiunto fatto da giunta, consiglio e associazioni animaliste dove palazzo Donini si impegna a promuovere i diritti degli animali, la protezione loro e dell’habitat dove vivono. Tra i punti più importanti l’istituzione presso la presidenza della giunta regionale di un Ufficio regionale, che si occuperà di promozione dei diritti e della tutela degli animali, e del garante dei diritti degli animali. Ogni anno poi verrà scritto un piano apposito che, oltre al benessere e ai diritti, si occuperà anche del controllo demografico e della prevenzione del randagismo. Pagine che verranno trasmesse ai comuni i quali, oltre ad avere la possibilità di aprire dei micro-canili, dovranno assicurare agli animali «tutela, il ricovero, la custodia, il mantenimento e le cure necessarie».

Fondo apposito Per adempiere a questi obblighi i municipi dovranno dar vita a un fondo che verrà alimentato da risorse apposite e dai proventi delle multe per la mancata microchippatura e altre irregolarità. L’articolato prevede poi il riconoscimento del «valore sociale dell’opera prestata dai cittadini che volontariamente si prendono cura degli animali» e delle associazioni. Il testo fissa anche gli obblighi dei proprietari, tra i quali c’è quello di provvedere a farlo identificare e registrare nell’anagrafe canina o felina, che verrà istituita entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge. Una serie di norme stabiliscono inoltre come devono comportarsi i proprietari: tra i divieti c’è quello di legare un animale a una catena, mentre in tema di sterilizzazione questa viene incentivata « in ogni forma per la detenzione presso i cittadini ed è obbligatoria nei canili pubblici e privati».

Numero unico La Regione promuove poi l’adozione di gatti e cani randagi e vieta, sul suo territorio, «l’allevamento, l’utilizzo e la cessione» di animali per sperimentazione e vivisezione nonché «l’allevamento e l’uccisione di animali da pelliccia». Inoltre quando si avrà bisogno dell’intervento del servizio di emergenza veterinaria si potrà contattarlo attraverso un numero unico. «Il ddl – ha detto la presidente Catiuscia Marini – rappresenta una proposta innovativa ed ambiziosa, quasi una legge quadro di settore, che rivoluziona l’approccio culturale del benessere animale, mettendolo fortemente in relazione agli aspetti legati all’affettività e alla vivibilità degli animali d’affezione».

Entro 3 mesi approvato «Il nostro obiettivo – ha detto ancora è quello di portare nei prossimi tre mesi il provvedimento in Consiglio regionale, lavorando nel frattempo per renderlo coerente nei percorsi di attuazione. L’approccio innovativo della proposta impone infatti una più attenta rilettura delle funzioni che sono in capo alle istituzioni e agli enti locali, con particolare riferimento alle questioni attinenti alla sanità veterinaria ed ai meccanismi di controllo e vigilanza regolate da leggi nazionali. Nessuna legge manifesto, ma una normativa che sviluppi concretamente un nuovo modello organizzativo, sostenibile finanziariamente e sussidiario, in cui si inserisce anche un nuovo protagonismo del volontariato».

Repubblica – 15 marzo 2014 

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