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Un bilancio da Bunga Bunga con lo spettro della Grecia

Non si può mai stare in pace. Eravamo appena usciti dal tunnel del Bunga Bunga. Eravamo sopravvissuti gloriosamente ai sorrisini, alle battutine e alle domande dettagliate sulle attitudini sessuali del premier.

 Avevamo appena finito di spiegare lo strano caso di una minorenne marocchina che però era nipote di un egiziano. Avevamo respinto perfino gli ammiccamenti idioti che qualche britannico un po’ su di giri azzardava verso signore e signorine italiche abbigliate con vestito nero: “Vai a un party eh? C’è un un festino Bunga Bunga stasera? Posso accompagnarti?”. È successo a una giovane manager di origine napoletana che in un affollato ascensore ha dovuto decidere se mollare direttamente un ceffone al collega importuno o buttarla sul ridere: “Mi spiace non averti invitato, ma ormai tutti i posti sono esauriti”.

L’ironia garantisce sempre buone vie di fuga. Ma la commedia all’italiana è un genere sul viale del tramonto. Non si può pretendere che all’estero continuino sempre a prenderci sul ridere. Prima o poi ci prenderanno sul serio e allora sarà peggio. Non siamo molto lontani da quel momento. Perché ora il Bunga Bunga ha lasciato il posto all’incubo greco. Il tormentone “Gli italiani sono come il loro primo ministro”, ovvero il sottinteso che se abbiamo un premier come Berlusconi un motivo ci deve pur essere e quindi ce lo meritiamo, è stato soppiantato da un altro tormentone: “L’Italia è come la Grecia”. Dove non si allude alle affinità turistiche, al sole, al mare e alle bellezze naturali, ma a ben più nefasti scenari.

Gli avvertimenti delle agenzie di rating internazionali non sono stati un bel segnale. E se anche il declassamento non è dietro l’angolo e non dobbiamo aspettarci a breve un’altra copertina devastante dell’Economist (non fosse altro perché l’hanno appena fatta), una serie di articoli e commenti usciti nelle ultime settimane sull’Italia ci descrivono in maniera pericolosamente levantina. Anche la vicenda Bankitalia non contribuisce: è abbastanza incomprensibile per chi non è avvezzo agli intrallazzi romani e all’incapacità di prendere qualunque decisione, anche sbagliata, che il governo italiano non abbia risolto il caso Bini Smaghi prima di farlo diventare un caso europeo.

L’Independent ha pubblicato ieri un intervento dal titolo: “Il risultato di 20 anni di corruzione, evasione fiscale e realtà ignorate”. La persona con la quale stavo prendendo il caffè, sfogliando il giornale, ha subito commentato: “Cosa succede in Italia?”. In verità era un pezzo sulla Grecia, dove lo scrittore greco Iason Athanasiadis (studi a Londra e attualmente basato tra Istanbul e Kabul) raccontava di un paese caratterizzato da clientele e assenza di meritocrazia, che non sa assumersi responsabilità, che nasconde la polvere sotto il tappeto che non punisce i corrotti e gli evasori fiscali, e dove la politica ha costantemente manipolato l’opinione pubblica. Non si parlava dell’Italia, insomma, ma il titolo ci stava a pennello. E l’autore concludeva che nei suoi recenti soggiorni a Kabul, in questo paese fallito, con la sua massiccia corruzione e la crescente influenza talebana, si sentiva un po’ come a casa, in Grecia. Ancora al parallelo con Kabul non ci siamo, ma di questo passo siamo avviati sulla buona strada.

Rispondere ridendo al Bunga Bunga è forse possibile. Difficile è farlo quando ti chiedono perché i politici italiani sono così corrotti e viziati, privilegiati e intoccabili. Difficile spiegare a chi ci vede così simili alla Grecia (e forse anche a Kabul?) che non è vero, quando la manovra ha solo spostato avanti i problemi, senza tagliare le spese, toccare i vitalizi dei parlamentari, gli sciali per aerei ed elicotteri di stato, le auto blu, i bonus e i privilegi della Casta eccetera eccetera. Ancora più difficile spiegare come alcuni parlamentari italiani rivendichino apertamente il diritto a questi privilegi e mandino messaggi mafiosi al governo sulle conseguenze per la durata dell’esecutivo nello sfortunato caso di tagli ai propri già ricchissimi stipendi.

Questo davvero, agli occhi di cittadini cresciuti nella più vecchia democrazia occidentale, è un comportamento talmente corrotto e levantino, che paragonarci alla Grecia diventa quasi un complimento.

Il Fatto Quotidiano, 2 luglio 2011

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