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Un buco di 90 milioni nel bilancio regionale. Duro scontro in aula. Il sì è previsto per il 19 dicembre

di Filippo Tosatto. I conti non tornano e il tempo stringe. Il bilancio 2013 della Regione Veneto si chiude con due miliardi e 159 milioni di euro di disavanzo complessivo, determinato dal deficit 2012 (714 milioni) e dalle reiscrizioni obbligatorie di stanziamenti vincolati per l’anno in corso pari a 1,44 miliardi; l’azione di risanamento del debito prosegue (-300 milioni rispetto al bilancio precedente) ma la sorpresa – sgradevole – arriva dal raffronto tra previsioni di gettito e realtà che impone un aggiustamento pari a una novantina di milioni per compensare le minori entrate e ulteriori tagli alla spesa per circa venti milioni, oltre all’autorizzazione a contrarre nuovi mutui per 2 miliardi.

Questa la cornice finanziaria del bilancio di assestamento che l’assessore Roberto Ciambetti ha presentato a palazzo Ferro-Fini, in apertura della commissione Bilancio, dando così l’avvio all’iter di approvazione del documento. Il sì del Consiglio è previsto entro il 19 dicembre ma i tempi sono risicati. «Siamo fuori tempo massimo, l’assestamento dovrebbe essere presentato a fine luglio, siamo l’ultima regione in Italia ad affrontare questa manovra e la giunta vorrebbe imporci un calendario strettissimo, in sfregio al regolamento. È una gestione incerta, da dilettanti», l’atto d’accusa di Pietrangelo Pettenò (Sinistra veneta)e dei democratici Lucio Tiozzo e Piero Ruzzante. Un malumore che ha trovato eco anche tra i banchi della maggioranza: Piergiorgio Cortelazzo e Nereo Laroni (Pdl-Ncd) e lo stesso capogruppo leghista Federico Caner hanno lamentato il ritardo dell’esecutivo, destinato, oltretutto, a condizionare negativamente anche il varo del bilancio 2014, imponendo il ricorso all’esercizio provvisorio. «Arriviamo ultimi perché il Veneto, insieme alla Basilicata, è l’unica Regione in Italia a non applicato l’addizionale Irpef», la replica del malcapitato Ciambetti «ma a differenza della Basilicata, noi non possiamo contare su un fondo garantito di entrate suppletive, perciò siamo costretti a chiudere il bilancio in extremis a causa delle incertezze della finanza pubblica e delle erogazioni tardive dei trasferimenti statali promessi». Rivendicando la trasparenza dei conti (certificati, per la prima volta, anche da un collegio di revisori), l’assessore della Lega ha attribuito il “buco” di 89 milioni alla mancata a vendita del patrimonio immobiliare (40 milioni preventivati e zero incassati) e alla riduzione del gettito (-49 milioni) del bollo automobilistico: «Oltre il 6% dei veneti non ce la fa più a pagare la tassa». A compensare ciò non bastano i maggiori introiti derivati dagli accertamenti su Irap e addizionale Irpef né i risparmi di spesa del Consiglio o il premio governativo per la gestione virtuosa. Servirà una sforbiciata al fondo politiche sociali (-15 milioni), alla formazione professionale (-5) e alle spese correnti (-1). Oggi riprende il dibattito in commissione. Il voto, tra mille polemiche, è atteso in serata.

Il Mattino di Padova – 12 dicembre 2013 

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