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Un nuovo logo per il latte Made in Italy in caduta. Il simbolo (facoltativo) è proposto dal ministero delle Politiche agricole e sarà utilizzato per il prodotto Uht

Un marchio unico per il “Latte 100% italiano”: è un nuovo logo chiaro e omogeneo per indicare la zona di mungitura del latte con un’informazione semplice e ben identificabile da parte del consumatore. Sarà utilizzabile per il prodotto Uht italiano. Il simbolo è promosso dal ministero delle politiche agricole che lo ha inserito tra le azioni strategiche per accompagnare il settore dopo la fine del regime delle quote latte prevista per fine mese.

L’uso del logo sarà facoltativo e questo ha già trovato – dicono dal ministero – il favore delle aziende lattiere e dei rappresentanti della grande distribuzione organizzata: lo si troverà sul mercato nelle prossime settimane. «Siamo impegnati con gli operatori della filiera – commenta il ministro Maurizio Martina – per rilanciare i consumi di latte fresco e sostenere i produttori. Parliamo di 35mila aziende che dovranno affrontare dopo trent’anni un passaggio cruciale come quello della fine delle quote. Il Governo è in campo per favorire un percorso che dia futuro e competitività ai nostri imprenditori. Da qui la volontà di dare il via ad un lavoro concreto per l’interprofessione in questo settore e la collaborazione con l’Antitrust per contrastare eventuali pratiche sleali sul mercato».

La crisi del latte ha raggiunto il picco nel 2014 ma anche il 2015 non è iniziato meglio. Nella classifica delle Top 15, nove società del caseario hanno perso fatturato mentre sei ne hanno guadagnato. Tra i big hanno perso terreno Parmalat, Granarolo, Lactalis, Danone, Muller, Biraghi e Newlat; hanno invece guadagnato terreno, soprattutto Latteria Vipiteno e Parmareggio (crescita a due cifre) e poi Arborea e Sterilgarda.

Secondo i dati Iri, nel 2014 le vendite di latte fresco nella grande distribuzione sono precipitate del 6,2% a volume e del 4,3% a valore mentre il latte a lunga conservazione (l’Uht) è arretrato, rispettivamente, del 3,1% e dello 0,4%. Deboli anche il comparto dei formaggi (-2,3% a volume) e degli yogurt (-2%). Ma i dati potevano essere peggiori se il livello di pressione promozionale non  fosse balzato al 7% per il latte, al 44% per l’Uht e al 38% per gli yogurt.

E quest’anno? «Rimane ancora debole – risponde Francesco Casula, dg di Arborea, la coop leader in Sardegna – Non sono per nulla ottimista sulla ripresa dei consumi. Poi ci aggiunga anche la forte competizione sul prezzo e il ritardo nei pagamenti da parte di alcune catene della grande distribuzione e il quadro è completo».

I dati Iri di gennaio confermano un appesantimento per latte fresco (-4,5% a volume) e yogurt (-4,6%) e un alleggerimento per formaggi (-1,4%) e Uht (-1%). «A gennaio – commenta Francesco Biella, client service manager di Iri – per il latte fresco si conferma il trend negativo, -4,5%, con un arretramento del prezzo medio di 0,1%, forse per il calo consistente del prezzo al litro per i produttori. Il mercato del latte fresco è penalizzato da un prezzo medio più alto di circa il 44% rispetto a quello del latte Uht, con una promozionalità quasi nulla, data la natura di “ultrafresco” di questo prodotto».

Il Sole 24 Ore – 12 marzo 2015 

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