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Un piano per educare l’Italia a non buttare più via gli alimenti. Come sprecare di meno. La Camera approva mozione unitaria

Primo: non sprecare. Il comandamento più importante per la Giornata mondiale dell’Ambiente, che si celebra domani in tutto il mondo, vale a cominciare dai nostri piatti: «Gli sprechi alimentari non sono solo un problema etico o economico, ma anche un danno molto pesante per l’ambiente: significano buttar via terreno, acqua ed energia. La mozione approvata ieri dalla Camera

Eppure, secondo un sondaggio appena realizzato da Waste Watcher, solo 4 italiani su dieci ne sono consapevoli». A parlare è Andrea Segrè, fondatore dell’Osservatorio nazionale sugli sprechi Waste Watcher, e coordinatore della task Force per la riduzione dello spreco alimentare del ministero dell’Ambiente (di cui fa parte anche la scrittrice Susanna Tamaro). Domani con il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti presenterà a Roma il decalogo del «Pinpas», il primo piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare.

Prevede, tra le altre cose, l’introduzione dell’educazione alimentare e ambientale tra le materie obbligatorie nelle scuole, una campagna di comunicazione nazionale su questi temi e regole più semplici per le donazioni di cibo invenduto, con sconti sulle tasse per i rifiuti a chi dona. «È fondamentale che il governo lo faccia proprio», dice il fondatore di Waste Watcher.

Il cibo invenduto

Secondo il Banco alimentare ogni anno in Italia vengono buttati via 12,3 miliardi di euro di cibo consumabile. Le cose, per fortuna, stanno lentamente cambiando. Circa un miliardo di euro in alimenti viene recuperato grazie a iniziative come il Banco Alimentare o Last Minute Market, che lo prelevano da supermercati e mense e lo ridistribuiscono a istituzioni di beneficenza. Solo a Milano Banco alimentare Siticibo ha recuperato nel 2013 ben 225 mila porzioni di cibo cotto, oltre 68 tonnellate di prodotti da forno e 102 tonnellate di frutta da 33 mense, 99 refettori scolastici e 3 alberghi. Esperienze simili si stanno moltiplicando in tutta Italia. Ma non bastano.

Gli standard di vendita

Uno dei problemi è che molti prodotti, soprattutto frutta e verdura, vengono scartati all’origine perché non corrispondono agli standard qualitativi — che spesso significa «estetici». Anche se sarebbero buoni da mangiare. Per evitare di sprecarli in Portogallo è nata una cooperativa «Fruta feia» («Frutta brutta») che li rileva e li vende ai propri soci. È una goccia nell’oceano: ogni anno in Europa si buttano 89 milioni di tonnellate di vegetali che non hanno la forma e la grandezza richieste dal mercato.

Le scelte dei consumatori

Moltissimo intanto si potrebbe fare, però, cambiando le abitudini alimentari. Ogni anno gettiamo via 6,9 miliardi di euro (pari a 42 chili a persona) di avanzi non riutilizzati e alimenti scaduti. In parte basterebbe un po’ di buon senso: tenere d’occhio le date di scadenza e non cucinare troppo. Oppure recuperare quello che non si mangia: per la Giornata mondiale dell’ambiente di domani il Wwf ha lanciato con Auchan un sito (www.insiemecontroglisprechi.it) dove scambiarsi ricette che riutilizzano gli avanzi di casa. In altri casi l’aiuto potrà arrivare dalla tecnologia: il consorzio spagnolo Itene, che si occupa di packaging, sta sperimentando confezioni che cambiano colore man mano che si avvicina la data di scadenza, in modo da «avvertire» chi le ha in frigorifero.

Tanto, però, è questione di consapevolezza. Su questo lavora per esempio il progetto della Regione Toscana con Unioncamere «Pesce Dimenticato». L’obiettivo è promuovere il consumo di quello che a torto si chiama «pesce povero». «Ogni anno tonnellate di sugarelli, pesci sciabola, razze e simili, vengono ributtate a mare perché non hanno mercato. Con un triplo spreco: non si mangia, il pesce muore, si consuma gasolio per pescarlo. Invece è buonissimo e ricco di omega 3», dice l’assessore toscano all’Agricoltura Gianni Salvadori. Per incentivarne l’uso, la Regione ha promosso corsi nei supermercati, tra i ristoratori, nelle scuole alberghiere dove si formano i cuochi di domani. Perché il futuro del Pianeta dipende anche da come mangiamo.

Elena Tebano – Corriere della Sera – 4 giugno 2014 

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