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Un taglio dei parlamentari quasi all’unanimità. Già in cantiere il referendum. Sì alla riforma con 553 sì e 14 no. Mini fronda M5S. Cottarelli: il risparmio? Lo 0,007% della spesa

Corriere della Sera. La Camera ha approvato con un plebiscito (553 favorevoli, 14 contrari e due astenuti) la riforma costituzionale che riduce di un terzo (345) il numero dei deputati e dei senatori. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, presente in Aula con tutto il governo schierato, ha parlato di «giornata storica» auspicando «una maggiore efficienza del Parlamento». Luigi Di Maio (M5S) ha festeggiato in piazza con i militanti grillini («con il taglio risparmiamo 300 mila euro al giorno»); mentre Nicola Zingaretti ha detto che il Pd ha mantenuto il suo impegno e che ora si aspetta altrettanto dal M5S con il via libera alle garanzie costituzionali e alla legge elettorale.

Il testo, approvato anche con i voti di tutto il centrodestra, per ora non avrà effetto perché sono in cantiere le richieste per il referendum confermativo (annunciate da Benedetto Della Vedova di +Europa e da Roberto Giachetti di Italia viva) che potrebbe tenersi tra marzo e giugno del 2020. A quel punto, in caso di vittoria del sì e trascorsi altri due mesi per consentire al governo di ridisegnare i collegi, nell’autunno del 2020 la legge sarebbe vigente e produrrebbe il taglio dei parlamentari (da 630 a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato) anche in caso di elezioni anticipate. Ma il patto di maggioranza prevede i «correttivi» (a partire da una legge elettorale tutta da definire) che costituiscono l’«assicurazione sulla vita» di questa legislatura.

Ieri era richiesta la maggioranza assoluta (316 voti) e la coalizione di governo (M5S, Pd, Italia viva, Leu) ha potuto contare su un margine di autosufficienza: 326 voti (17 in meno rispetto alla fiducia a Conte). Nel M5S, si è verificata un mini fronda con 5 deputati (Francesca Businarolo, Andrea Colletti, Federica Dieni, Maria Marzana, Leda Volpi) in missione e altri 5 assenti non giustificati (Sebastiano Cubeddu, Paolo Giuliodori, Roberto Rossini, Stefania Mammi, Massimiliano De Toma).

Alla fine, solo 14 «coraggiosi» ci hanno messo la faccia votando no: Marzia Ferraioli (FI); Sara Cunial, Veronica Giannone Carmelo Lo Monte, Fausto Longo, Vittorio Sgarbi, Gloria Vizzini, Silvia Benedetti, e Catiello Vitiello (Misto); Alessandro Fusacchia e Riccardo Magi (+Europa); i centristi Maurizio Lupi, Alessandro Colucci e Renzo Tondo. Nel centrodestra non hanno votato in 34 (25 in FI, tra i quali Simone Baldelli e Paolo Sisto, e 8 della Lega ) mentre Angela Schirò (Pd) si è astenuta con Bruno Tabacci. L’ex commissario della spending review Carlo Cottarelli: «Al netto delle imposte sugli stipendi dei parlamentari, il taglio fa risparmiare allo stato lo 0,007% della spesa pubblica».

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