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Luigi Scordamaglia (gruppo Cremonini) è il nuovo presidente di Federalimentare. Un veterinario alla guida dell’industria

scordamaglia luigidi Emanuele Scarci. Luigi Scordamaglia è il nuovo presidente di Federalimentare per il quadriennio 2015-2018. La conferma alle voci che si rincorrevvano da qualche settimana è arrivata ieri pomeriggio. Scordamaglia, 49 anni, veterinario, è ad di Inalca, del gruppo Cremonini, da otto anni. E’ ritenuto un tecnico e un manager capace che ha maturato esperienza negli ambienti associativi prima come dg e vice presidente esecutivo di Assocarni, poi come vice presidente di Federalimentare e consigliere dell’Ice. Il nome di Scordamaglia è stato proposto dai tre saggi forse dopo la verifica che la candidatura di un imprenditore non avrebbe trovato il consenso necessario. Oppure come sosteneva il presidente in carica Filippo Ferrua: “Non era facile trovare un imprenditore disposto a trascurare l’azienda per 4 anni. La presidenza di Federalimentare è un incarico a tempo pienissimo”.

In effetti, in omaggio alla consuetudine dell’alternanza, questo turno di presidenza avrebbe richiesto un imprenditore. Il nuovo presidente, che entrerà in carica dal prossimo gennaio, ha il compito di compattare i ranghi di una grande federazione che comprende ben 18 associazioni (con 132 miliardi di fatturato) e in cui finora è stato spesso difficile trovare un punto d’equilibrio sulle grandi questioni. Scordamaglia, che conosce la macchina burocratica e le dinamiche interne a Federalimentare, dovrà affrontare la riforma organizzativa Pesenti e puntare a una struttura più snella e con una governance più efficiente.

Infatti oggi nel ringraziare per la fiducia accordatagli, il neo presidente ha assicurato che “la Federazione dovrà essere percepita come organizzazione di rappresentanza unica ed unitaria dell’industria alimentare, un marchio identificativo in cui far riconoscere con tanti imprenditori. Per quanto riguarda l’attività della nostra Federazione non è più tempo di disperdersi su mille attività: pochi, chiari e condivisi devono essere gli elementi su cui concentrarsi: comunicare l’enorme valore aggiunto che l’alimentare italiano rappresenta per questo Paese, partecipare attivamente al sempre più importante processo di internazionalizzazione delle nostre aziende”.

Scordamaglia è considerato anche sensibile al tema della valorizzazione delle carni italiane. Peraltro Inalca avrebbe espresso adesione al progetto Coldiretti di valorizzazione del made in Italy “dalla stalla tavola”. Ma su questo tema dovrà esprimersi il neo presidente.

Il Sole 24 Ore – 30 settembre 2014 

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