Breaking news

Sei in:

Una busta esplosiva all’Agenzia alimentare. Nascosta tra la posta recapitata all’Efsa a Parma. Intervengono gli artificieri: poteva ferire gravemente e fare molti danni. Si segue la pista anarchica

Era con la posta del mattino, fra le riviste scientifiche e i report di laboratorio. Pronto a essere smistato con il resto: un ordigno esplosivo casareccio ma funzionante dentro un pacco. Individuato ai raggi x, ha fatto scattare l’allarme. Poteva esplodere e ferire in modo serio, dicono ora gli investigatori. Ma nell’edificio dell’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma in cui lavorano centinaia di ricercatori comunitari, il lavoro non si è interrotto.

Gli interrogativi sono molti. In assenza di rivendicazioni si parla di una possibile matrice anarcoinsurrezionalista. Poliziotti della Digos e carabinieri del Ros indagano assieme, come sempre avviene in questi casi.

Per l’Efsa, chiamata a esprimere pareri su questioni importanti — come cibi, farmaci, pesticidi, prodotti chimici, Ogm —, si tratta del primo episodio di manifesta intolleranza verso la propria «missione». Un compito essenzialmente consultivo, che porta avanti dal 2004. Tutto in un clima che i responsabili dell’Agenzia definiscono «di doppia integrazione, perché da un lato il nostro lavoro aiuta la comunità fornendo elementi per prendere decisioni a livello europeo, dall’altro qui ospitiamo ricercatori danesi, spagnoli, finlandesi, famiglie che portano i bambini qui nelle scuole di Parma integrandosi con le nostre abitudini».

L’episodio allarma perché nel rapporto con la città non ci sono state finora increspature. Certo, l’Agenzia decide anche su temi caldi e sensibili per l’opinione pubblica. Gli Ogm, ad esempio. Ma anche il parere su pesticidi e nutrizione animale. Nata per superare traumi alimentari collettivi, come quello in seguito all’esplosione del morbo Creutzfeld Jacob (la mucca pazza) a fine anni Novanta, l’Efsa contribuisce a ripristinare con informazioni corrette il rapporto fra comunità e cibo. La sede parmense, poi, fu fortemente voluta all’epoca dall’Italia per resuscitare la buona reputazione della città oscurata dallo scandalo Tanzi (Parmalat).

L’ipotesi iniziale degli investigatori, in attesa di una rivendicazione, è che l’ordigno possa essere di matrice anarco-insurrezionalista ma vista la frammentarietà del movimento, bisogna attendere indizi più concreti. Gli esperti non escludono che possa essere l’inizio di una nuova campagna intimidatoria. Un «avvertimento» all’Europa proprio per il ruolo che l’Efsa ha all’interno della «rete» di consulenza delle istituzioni Ue.

A Parma si cerca di minimizzare: «L’Agenzia — dicono i vertici — si limita a valutare il rischio di alcuni prodotti, le decisioni le prende poi la politica». Solidarietà è stata espressa dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: «L’indipendenza dell’Autorità è un valore da salvaguardare a garanzia della salute dei cittadini. È un gesto vile, profonda solidarietà a tutto il personale della sede di Parma». «Vicinanza» è stata espressa dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina «perché siamo onorati che l’Efsa abbia sede proprio nel nostro Paese». Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti: «Avevamo chiesto al Viminale unità operative antiterrorismo. Dopo quanto è accaduto tornerò alla carica con più determinazione».

Ilaria Sacchettoni – Il Corriere della Sera – 8 giugno 2016 

Leave a Reply
 

Your email address will not be published. Required fields are marked (*)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top