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Una commissione nazionale per il futuro del settore avicolo. Le proposte emerse dall’incontro fra rappresentanti del settore e il sottosegretario Giuseppe Castiglione

Una commissione unica nazionale dedicata alle uova e un tavolo coordinato dal ministero delle Politiche agricole che metta uno di fianco all’altro i rappresentanti del mondo dell’avicoltura e quelli della grande distribuzione. Sono queste le proposte emerse da un recente incontro svoltosi a Roma fra alcuni rappresentanti del settore e il sottosegretario Giuseppe Castiglione.

L’iniziativa ha portato anche all’individuazione di una serie di misure da attuare per favorire il comparto avicolo, come l’istituzione di una cabina di regia della filiera e interventi sul tema della bio-sicurezza e, più in generale, la possibile attivazione della procedura di sdebitazione per le aziende agricole in difficoltà, la costituzione e la gestione dei fondi di mutualizzazione per i rischi climatici, ambientali, sanitari e per la tutela del reddito. Un progetto che, nel complesso, dimostra l’attenzione esistente per il mondo dell’avicoltura.

Non molto tempo prima, infatti, UnaItalia, l’associazione di categoria presieduta dal veronese Aldo Muraro che rappresenta oltre il 90 per cento dei produttori avicuniculi nazionali, aveva riunito istituzioni, rappresentanti del mondo agricolo e le varie realtà presenti nella filiera allo scopo, come spiega Muraro, «di porre al centro del dibattito l’esigenza di valorizzare le produzioni zootecniche nazionali, rivendicando nel contempo il ruolo primario che esse hanno all’interno del sistema agroalimentare».

Secondo uno studio che era stato effettuato da Nomisma, d’altro canto, quella avicola è la parte della zootecnia che maggiormente ha saputo affrontare in maniera positiva il mercato, tanto che tra il 2009 e il 2015 sono aumentati i consumi, la produzione (+9 per cento), la ricchezza prodotta dagli allevamenti (che ha registrato un +27 per cento arrivando a 4,2 miliardi di euro) e quella prodotta dalla trasformazione (+6,2 per cento).

Se a livello nazionale ci sono 18.500 allevamenti con 38.500 addetti e 1.600 imprese agroindustriali che danno lavoro a 25.500 persone – oltre a un indotto importante, che fa si che l’occupazione totale sia di 100mila persone e il fatturato complessivo di 5.750 milioni di euro – il Veneto, grazie in particolare a Verona, continua ad essere la regione con i numeri più importanti.

Secondo i dati più recenti, nella regione – dove il 65% degli animali macellati è tacchino, il 34 per cento pollo e il restante 1% comprende altre specie, come galline e anatre- c’è il 36,8 per cento della produzione nazionale delle carni avicole, pari a 1.310.000 tonnellate, e il 16 per cento delle uova, che è in totale pari a 12.800.000 miliardi. Più della metà degli allevamenti veneti, esattamente 1.083 su 2.098 sono nella provincia scaligera.

«Proprio nel Veronese», spiega Muraro, «c’è uno degli esempi più virtuosi di filiera integrata. Un modello produttivo», conclude, «che si è rivelato vincente, nonostante i problemi da affrontare continuino ad essere molti, e che può rappresentare un punto di riferimento per l’intera zootecnia italiana».

Luca Fiorin – L’Arena – 4 settembre 2016 

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