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Spending review e sanità. «Vogliono tagliare 9mila auto di servizio. A rischio prestazioni essenziali»

1a1a1_1auto_servizio_aslLa denuncia arriva dai sindacati, tra cui Fvm, che chiedono al Governo di rivedere la norma sul taglio del 50% delle auto blu, escludendo dal conto quelle adibite ad uso medico sanitario. Sono infatti solo 169 le auto di rappresentanza delle Asl, il resto, circa 18mila adibite a servizi sanitari. «Non bastavano i tagli alla sanità che metteranno a dura prova la tenuta del sistema sanitario pubblico e la possibilità di garantire i Livelli essenziali di assistenza. Ora a questo si aggiunge anche la possibilità che scompaiano oltre 9mila auto mediche. Un durissimo colpo per le attività territoriali del Ssn, dalla guardia medica all’assistenza domiciliare, tanto per fare due esempi». «Il decreto va corretto immediatamente per escludere esplicitamente dal taglio delle spese previsto per le autovetture delle pubbliche amministrazioni, le vetture delle Asl adibite a servizi sanitari» afferma il presidente Fvm Aldo Grasselli.

«Se il Parlamento non renderà chiaro nel testo dell’art. 5 comma 2 del decreto legge n. 95/2012 sulla Spending review che il taglio degli automezzi delle Asl riguarda solo i mezzi di rappresentanza, tutti i servizi sanitari, medici veterinari e sociosanitari erogati presso domicili e strutture disseminate sul territorio saranno impossibili – ha dichiarato il Presidente di Federazione veterinari e mediciAldo Grasselli – Questa non è revisione della spesa. Questa è chiusura del Ssn in tutte le aree marginali e più fragili del paese. Auspichiamo l’approvazione di un emendamento appropriato»

Nella stessa direzione anche Massimo Cozza segretario della Fp Cgil Medici e Cecilia Taranto, segretaria nazionale della Fp Cgil che sollecitano una immediata correzione del decreto sulla spending review per escludere esplicitamente dal taglio delle spese previsto per le autovetture delle pubbliche amministrazioni, le vetture delle Asl adibite a servizi sanitari.

Dottor Cozza, cosa sta succedendo? Che piove sul bagnato. Nel testo del Decreto sulla spending review, esattamente all’articolo 5 comma 2, sono escluse dal taglio di almeno il 50% delle spese per le autovetture delle pubbliche amministrazioni, solo quelle utilizzate dai vigili del fuoco, dalle forze di sicurezza e dall’esercito. Le auto mediche non sono affatto menzionate. Si parla chiaramente infatti di tagli alle auto pubbliche inserite nell’elenco Istat, e tra queste figurano, in base ai dati pubblicati stamane dal Formez, le 18mila utilizzate dalle Asl, il 31% del totale. Ma sono solo 169 le cosiddette auto blu, mentre le altre sono in gran parte necessarie a garantire le prestazioni sociali e sanitarie relative ai livelli essenziali di assistenza. Se resta il taglio del 50% anche per la sanità, sono quindi a rischio oltre 9mila auto di servizio utili per la salute dei cittadini.

E cioé? Intanto verrebbero ridotte o cancellate quelle attività territoriali che necessitano di spostamenti da parte dei medici e degli operatori sanitari, perché tagliare i costi significa non solo eliminare le auto, ma anche chiudere i cordoni della borsa per i rimborsi della benzina. Tradotto rischieranno i servizi della guardia medica, dell’assistenza domiciliare integrata, della salute mentale. Ma non solo, anche quelli per la prevenzione nei luoghi di lavoro, negli esercizi commerciali i servizi di veterinaria. E qualcuno pensa anche che potrebbero essere incluse le autovetture utilizzate per il trasporto sangue e, con una interpretazione strumentale, le stesse autoambulanze.

E quindi? Mi auguro che sia stata una svista non escludere esplicitamente dai tagli anche le auto destinate a garantire i servizi di assistenza ai cittadini. E dal momento che c’è tempo fino a domani per presentare gli emendamenti al testo si corregga l’errore. Se c’è stato un lapsus froidiano che si rimedi e si scriva con chiarezza che le auto mediche non saranno toccate. Vengano invece azzerate le vere auto blu, tutte quelle che non servono a garantire i livelli essenziali di assistenza.

Cosa vi preoccupa di più nella spending review? Se i tagli andranno in porto non si riuscirà a garantire prestazioni essenziali ai cittadini, quindi ci sarà una netta riduzione del servizio pubblico e una spinta verso il privato, per chi potrà permetterselo. Stiamo facendo il cammino del gambero.

Per questo lunedì 23 luglio è stata indetta dalla Cgil nazionale e dalla Fp Cgil una giornata di mobilitazione nazionale con iniziative a livello territoriali, volantinaggio, assemblee, raccolta di firme proprio per protestare contro i tagli alla sanità per sostenere le proposte della Cgil. Ossia investire risorse adeguate nel Ssn e attuare una seria riorganizzazione della sanità che colpisca realmente gli sprechi. Questo significa mettere in campo strumenti di equità sociale, riqualificando i servizi, evitando i ticket. Significa potenziare l’assistenza distrettuale, le cure primarie, l’assistenza h 24, tutte le cure alternative al ricovero ospedaliero.

Quotidianosanita.it – 19 luglio 2012

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