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Una task force per la Terra dei fuochi. Gli esperti: il sistema complessivo di controlli sugli alimenti non ha evidenziato anomalìe

La strategia. Secondo il pool di studiosi è necessario superare la logica dell’emergenza e adottare un’azione globale di risanamento ambientale

Una task force tecnicoscientifica si mobilita per impegnarsi nella soluzione dei problemi della Terra dei fuochi. Dopo l’appello lanciato il 17 dicembre da Paola Dama, ricercatrice e oncologa di origini napoletane, che oggi lavora presso l’Università dell’Ohio in Usa, è nata la task force Pandora, a cui hanno aderito finora 26 esperti italiani e stranieri.

Pandora ha già pronto un primo documento che fissa le linee di azione e che ieri è stato presentato a Città della Scienza, altro luogo simbolo di eccellezze distrutte e dal destino (per il museo della Scienza) ancora incerto.

Scienziati ed esperti del Ceinge, della Seconda Università di Napoli, del Sannio, della Federico II, come pure dell’ateneo di Warwick (Gran Bretagna) o del Karksruhe Institute of Technology (Kit), per citare solo alcune delle istituzioni coinvolte, sono dunque pronti a mettersi a servizio della grave emergenza all’ombra del Vesuvio. «La situazione creata in Campania dallo smaltimento illecito dei rifiuti è grave e scandalosa», recita il documento di Pandora.

Le diffuse preoccupazioni – si legge nel testo – «ci spronano a prendere posizione, ad avvertire dei rischi e a fornire informazioni avvalorate da dati certi ed evidenze scientifiche».

E proprio da una serie di precisazioni prende le mosse il gruppo di lavoro multidisciplinare. «Non è vero – si precisa – che non abbiamo nessuna informazione… Diversi ricercatori hanno prodotto mappature geochimiche a livello regionale e locale, uniche in Italia, dettagliate su numerosi elementi e composti chimici (inorganici e organici) con procedure internazionali standardizzate e scientificamente validate. I dati, georeferenziati, sono stati anche oggetto di numerose pubblicazioni scientifiche e resi disponibili alla Regione Campania. Inoltre, altri organismi ed Enti effettuano costantemente controlli ufficiali. Si può affermare che la conoscenza geochimica del territorio della Campania sia a un livello ben superiore rispetto a tante altre regioni italiane. Purtroppo tali dati spesso non sono conosciuti. Ciò premesso, è necessario effettuare ulteriori analisi sito-specifiche».

Per gli aderenti a Pandora in Campania, come in Italia, vige un sistema di controlli sugli alimenti a cui si sono aggiunte campagne straordinarie e i controlli della grande distribuzione che finora complessivamente non hanno evidenziato anomalie. Rassicurazioni vengono fornite anche sull’acqua degli acquedotti comunali: fino al punto di consegna «è buona – si legge nel documento – e rispetta tutti i parametri previsti dalla vigente legislazione in conformità alla direttiva europea sulle acque potabili».

È vero, per gli studiosi di Pandora, che «la situazione ambientale e di salute delle province di Napoli e Caserta e molto critica e ciò è ascrivibile a una molteplicità di cause. Pertanto, è necessario superare interventi settoriali ed emergenziali e adottare invece una strategia complessiva di risanamento ambientale». Pur precisando che non servono leggi speciali e commissari ad acta. Infine, il primo documento si chiude con un nuovo appello: Pandora – si legge – «auspica l’adesione alla task force di numerosi altri esperti e ricercatori della comunità tecnico-scientifica nazionale ed internazionale».

Il Sole 24 Ore – 9 gennaio 2014 

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