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Università di Padova. «I ragazzi mangiano male». Basta kebab e pasta col tonno, adesso l’ateneo lancia i corsi di cucina per i fuori sede

C’è chi fa tappa fissa in mensa, chi si nutre avidamente di kebab, chi riempie il freezer di surgelati, chi si affida al microonde e chi ormai sa a memoria il numero della pizzeria da asporto più vicina a casa. Anche lo studente fuorisede più allergico ai fornelli, però, ogni tanto deve rassegnarsi a cucinare. E guardare MasterChef in tivù non basta: quando il cibo conservato in frigorifero non è scaduto o ammuffito, si ricorre spesso a ricette semplici e veloci come pasta al tonno e cotoletta. Ma tra padelle sfrigolanti e pentole bruciacchiate, capita anche di assistere a soluzioni creative con accostamenti improbabili, anche per i palati più arditi. È proprio per aiutare gli studenti alle prime armi in cucina che l’Università di Padova ha lanciato un progetto di educazione culinaria a metà strada tra formazione e talent show con Alì spa e l’Accademia arti e mestieri alimentari (Aama) di Ascom: dall’anno prossimo 64 studenti del Bo potranno approfondire le loro conoscenze in campo alimentare grazie a un percorso formativo pratico e teorico innovativo, messo a punto col doppio intento di migliorare la qualità dei pasti cucinati dagli studenti tra le mura di casa e di diffondere la consapevolezza sulle regole da seguire per una corretta alimentazione.

L’Ateneo (che ha fissato il tetto di spesa a 22 mila euro) mette le divise, i cappelli, il trasporto e i formatori, la catena di supermercati fornisce gli alimenti, l’associazione dei commercianti mette i laboratori, le attrezzature e i dispositivi per il trasporto del cibo; l’iniziativa prevede quattro corsi con cinque appuntamenti serali da tre ore ciascuno alla settimana. Durante le serate (tutte trasmesse in diretta streaming sul sito dell’Università) gli studenti impareranno a gestire la dispensa, a conservare gli alimenti e mantenere la cucina in sicurezza, ma potranno anche interpellare un medico nutrizionista per scegliere la dieta più adatta; i partecipanti inoltre prepareranno sughi a base di carne, pesce e verdure, piatti unici, secondi e dessert, con una prova finale ai fornelli sempre davanti alle telecamere.

Il corso di cucina non è l’unica iniziativa del Bo che varca la soglia delle aule: ieri il consiglio di amministrazione di Ateneo infatti ha istituito Uniwell, un servizio di «University Corporate Wellness» per migliorare la salute dei dipendenti troppo sedentari. Il servizio, ospitato dal laboratorio di Fisiologia della nutrizione e dell’esercizio, prescriverà attività fisiche personalizzate, diete e piani di fitness.

Il Corriere del Veneto – 26 luglio 2017

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