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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Università di Pisa. Contagio emotivo nel cane, ricercatori italiani ne dimostrano l’esistenza. Lo studio pubblicato sulla rivista ‘Royal Society Open Science’
    Notizie ed Approfondimenti

    Università di Pisa. Contagio emotivo nel cane, ricercatori italiani ne dimostrano l’esistenza. Lo studio pubblicato sulla rivista ‘Royal Society Open Science’

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche8 Gennaio 2016Nessun commento3 Minuti di lettura
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    I ricercatori hanno dimostrato, per la prima volta, la capacità dei cani di contagiarsi a livello emozionale, durante il gioco, attraverso movimenti del corpo e le mimiche facciali. A fare questa scoperta sono stati gli etologi, Elisabetta Palagi, Velia Nicotra e Giada Cordoni, del ‘Museo di Storia Naturale’ dell’Università di Pisa e hanno successivamente pubblicato lo studio sulla rivista ‘Royal Society Open Science’ della Royal Society britannica. Gli studiosi quindi, analizzando la comunicazione tra cani, hanno dimostrato che anche i cani provano empatia.

    Il contagio emotivo, che si lega all’empatia per la capacità di un soggetto di provare le emozioni altrui, non è solo una peculiarità degli esseri umani o delle scimmie antropomorfe, spesso l’essere umano basa la propria superiorità su capacità emozionali e comportamentali di cui ritiene di essere l’unico beneficiario e che lo renderebbero in possesso di una coscienza diversamente dagli altri vertebrati e non. Grazie a questo studio si è però scoperto che anche i cani sperimentano una reazione involontaria e automatica, rapidissima, poiché richiede meno di un secondo, alla mimica facciale dei propri  simili, tanto più se hanno di fronte quello che noi esseri umani definiremmo un amico.

    Lo studio, intitolato ‘Rapid mimicry and emotional contagion in domestic dogs’, si basa sull’analisi del comportamento dei cani , precisamente Canis lupus familiaris, durante il gioco, prendendo in considerazione sia la mimica facciale, bocca socchiusa e rilassata, sia quella corporea, inchino giocoso. I dati sono stati raccolti nell’agosto del 2012 all’interno giardino pubblico ‘Vincenzo Florio Junior’ del Parco della Favorita a Palermo. Con il permesso dei proprietari, i ricercatori hanno filmato 49 cani domestici di razza e non, 26 femmine e 23 maschi, di età compresa tra i 3 mesi e i 6 anni. Le riprese si sono svolte dalle sei alle nove di sera per un totale di 50 ore di video, ovvero 50 ore di interazioni tra i 49 cani. I ricercatori hanno chiesto ai proprietari di rispondere anche ad alcune domande sui loro cani. Dopo un attento e preciso lavoro di video-analisi, i ricercatori hanno finalmente avuto modo di verificare la loro ipotesi notando una rapida capacità di contagio emozionale tra i cani, specialmente verso i cani che frequentavano più spesso; infatti più i soggetti si conoscevano, più rapida era la comunicazione veicolata attraverso la mimica.

    Una delle ricercatrici, Elisabetta Palagi, ha affermato: « La risposta involontaria del cane alla gestualità facciale e corporea di un proprio simile esiste ed è rapida quanto quella umana ma non solo: le sessioni di gioco in cui la mimica facciale e corporea erano più frequenti erano anche quelle di maggior durata e se a giocare erano cani ‘amici’ la mimica facciale era ancora più marcata. La capacità di leggere attraverso il corpo e la “faccia” le emozioni altrui e di rispondere in modo appropriato è alla base dell’evoluzione del comportamento pro-sociale e dell’altruismo, alla base cioè di quei comportamenti che vengono catalogati come empatici».

    Conclude la Palagi: « Ancora una volta potremmo trovarci di fronte alla scoperta che siamo più simili ad altri animali sociali di quanto non vorremmo credere e numerosi sono i potenziali sviluppi di questo studio. In futuro speriamo di poter studiare la mimica anche nel lupo per capire quanto questo fenomeno sia frutto del processo di domesticazione o sia invece radicato nell’evoluzione della comunicazione emotiva dei carnivori sociali. Se così fosse si aprirebbero infinite linee di ricerca e di sicuro le risposte potrebbero farci scoprire molto sulla capacità di condivisione delle emozioni negli altri animali, oltre che sulle nostre».

     http://www.laltrapagina.it/ – 8 gennaio 2016 

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