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Università. Quattro italiane tra le migliori 200 al mondo. Risultati in crescita rispetto agli scorsi anni. Dal Politecnico di Milano a Pisa e Bologna, i pregi (e i punti deboli) dei nostri atenei

Le migliori università del mondo confermano le loro posizioni: sul podio restano il Mit, Stanford e Harvard, Cambridge scivola dal quarto al quinto posto e l’Istituto di Tecnologia di Zurigo dall’ottavo al decimo facendo salire l’Imperial College e l’Università di Chicago. Sono i risultati dell’ultima classifica, il Qs world University Rankings 2018, che è un mega sondaggio annuale — hanno risposto oltre 75 mila accademici e 40 mila aziende o cacciatori di teste, sono state calcolate le citazioni scientifiche dell’ultimo quinquennio — sulla reputazione di oltre quattromila università nel mondo.

Per trovare una università italiana bisogna scorrere fino alla posizione 170 dove c’è il Politecnico di Milano, la migliore del nostro Paese, seguita da Bologna, che sale di venti posizioni (188esima), la Scuola Normale e il Sant’Anna di Pisa entrambe al 192 esimo posto. Poi vengono la Sapienza (251) e Padova (296), Politecnico di Torino (307) e Statale di Milano che con il suo 325esimo posto migliora di ben 55 posizioni rispetto allo scorso anno.

«L’Italia deve essere orgogliosa per questo risultato — interviene immediatamente la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli — il nostro è un sistema accademico con molte eccellenze e realtà storiche prestigiose, è una risorsa fondamentale, un volano di crescita per il Paese». Ma davvero quattro Università tra il 170esimo posto e il 200esimo sono un successo? Scorrendo la classifica prima delle migliori italiane ci sono Università di mezza Europa e non solo quelle inglesi, americane o del Sud-est asiatico che grazie ai finanziamenti pubblici e privati e a politiche che premiano l’eccellenza si contendono da sempre i primi posti.

«Nella classifica di quest’anno per l’Italia c’è un’inversione di tendenza: nelle ultime due edizioni tranne il Politecnico di Milano e quello di Torino, tutte le altre Università erano peggiorate anche a causa di un cambiamento nei parametri di misurazione dei risultati della ricerca che finiscono per premiare gli Atenei più specializzati — spiega Dario Consoli, che si occupa dell’Italia nell’Intelligence Unit di Qs —. Quest’anno tutte le Università italiane o quasi hanno scalato qualche posizione, segno che il sistema si sta muovendo soprattutto riguardo al parametro della reputazione internazionale».

Già perché a scorrere i dettagli della classifica le Università italiane mostrano alcuni punti di forza. Per esempio il Politecnico di Milano è 53esimo nelle preferenze dei datori di lavoro (la Bocconi trentesima) come Università da cui assumere, nel sondaggio tra professori e ricercatori Bologna è 77esima, la Sapienza 86esima, se si contano solo le citazioni scientifiche, cioè l’impatto della ricerca prodotta dalla singola Università, la Normale di Pisa è addirittura 18esima, la Scuola Sant’Anna 27esima e il Politecnico di Torino 135esimo. Dove invece gli Atenei italiani perdono clamorosamente terreno è nel rapporto tra studenti e professori e nell’attrattività degli stranieri, siano ricercatori o studenti: «Quello che le singole università potevano fare per migliorare lo stanno lentamente facendo — è il giudizio di Qs — e infatti l’Italia ha ben 30 Università tra le prime novecento al mondo». Per quanto riguarda il resto dipende anche dalla burocrazia, dai finanziamenti e dalle politiche pubbliche: «Se si aggiungesse un altro parametro, quello dei fondi a disposizione, la classifica sarebbe diversa».

Gianna Fregonara – Il Corriere della Sera – 9 giugno 2017

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