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Usl 1, il dg Rasi replica ad Anaao: «Quale super premio, ecco i nostri conti». L’indennità del 2017 è stata del 10% dello stipendio. Ma c’è stato un errore nell’inviare i dati al ministero

Il Corriere delle Alpi. «Ma quale super premio di risultato. I direttori dell’area strategica della Usl Dolomiti hanno ricevuto nel 2017 l’indennità prevista dalle delibere della Giunta regionale del Veneto».

 Adriano Rasi Caldogno, direttore generale della Usl bellunese ribatte, carte alla mano, alle accuse lanciate due giorni fa dal referente bellunese dei medici del sindacato Anaao, Luca Barutta, in merito al premio di risultato assegnato dalla Regione Veneto ai vertici dell’azienda sanitaria provinciale per il 2017. Secondo Barutta, al momento della unificazione delle Usl, oltre allo stipendio, era stata data una indennità, legata agli obiettivi raggiunti, variabile tra i 71mila e gli 88mila euro.

Lei dice che questo non è vero. 

«Lo dico perchè lo dicono i documenti di cui io e gli altri dirigenti siamo in possesso, lo dicono i Cud e le nostre dichiarazioni dei redditi. Dal primo gennaio 2017 (dopo l’unificazione delle Usl) la retribuzione corrisposta ai direttori dell’area strategica della Usl è stata aumentata ed è la seguente: 154mila euro lordi (il 45 per cento se ne va in tasse) per il direttore generale; 123mila euro sempre lordi per i direttori amministrativo, sanitario e dei servizi socio sanitari. In pratica il mio stipendio si aggira sui 6700 euro netti per dodici mensilità».

E poi c’è l’indennità di risultato o il premio di risultato. 

«La giunta regionale ci dà degli obiettivi da raggiungere e ci giudica sul lavoro che facciamo. Gli obiettivi sono circa settanta e riguardano tutte le attività svolte in azienda, a cominciare dall’equilibri economico-finanziario. Poi ci sono dei subtetti di spesa da rispettare, penso ad esempio a quelli dei farmaci; ci sono indicatori di tipo clinico; dobbiamo rispettare delle performance sulla appropriatezza delle cure, sul numero delle vaccinazioni, sui tempi di attesa, sui tempi dei lea. Veniamo giudicati su tutti questi parametri. Se si raggiungono gli obiettivi indicati dalla Regione, si ha diritto ad un premio che è del 10 per cento della retribuzione».

E gli obiettivi sono stati raggiunti?

«Siamo stati giudicati dalla giunta regionale che ci ha assegnato il punteggio di 60 su 60. I sindaci bellunesi ci hanno dato 18 punti su un massimo di 20 e la commissione consigliare regionale ci ha dato il massimo, 20 punti. In totale abbiamo ottenuto 98 punti su cento, solo la Usl di Bassano, nel Veneto, ha avuto 50 centesimi in più di noi. Di conseguenza ai quattro dirigenti bellunesi è stato dato il 9.8 per cento della retribuzione, e quindi nel mio caso 15.183 euro, mentre agli altri componenti sono andati 12.147 euro. Non certo gli oltre 70mila euro di cui parla l’Anaao».

Il dottor Barutta si rifà ad un documento che si trova nel sito della Usl Dolomiti, accessibile a tutti, riferito al conto economico 2017, in cui sono però indicate esattamente le cifre di cui lui parla, come premio di risultato.

«Non appena me lo avete segnalato, ho fatto fare una verifica dal personale della Usl. In effetti c’è stato un errore nel travaso dei dati dai fogli excell della Usl Dolomiti ai dati inviati al ministero. Già oggi (ieri, ndr) il dato è stato corretto e inviato nuovamente al ministero. Confermo in toto quanto detto sulle retribuzioni e sulle indennità mie e dei miei colleghi e ci sono documenti che lo dimostrano. D’altra parte in una riunione sindacale di giugno, al dottor Barutta era stata data proprio questa risposta».

Un’altra critica che avete ricevuto in questi giorni riguarda le convenzioni con le Usl del Trentino Alto Adige per medici bellunesi che vanno a gettone a lavorare in queste realtà. Ma non siamo in presenza di una carenza di medici, nel Bellunese?

«Perfino Trento e Bolzano, che pagano i medici molto bene, sono in difficoltà per la mancanza di personale. Sia con l’una che con l’altra provincia abbiamo in corso molte convenzioni, penso al servizio di emergenza 118, o ai rapporti per il Primiero. Nulla di strano dunque che ci siano anche convenzioni sui medici. Va chiarito che questa è una attività su base volontaria ed extraorario, nel senso che il medico deve prima soddisfare le esigenze della Usl Dolomiti e poi può accettare la richiesta dagli ospedali di Trento e Bolzano».

Il problema della carenza dei medici è diventato nazionale. Sembrava fino a qualche tempo che riguardasse solo le Usl più marginali, di montagna. 

«No, è ormai un problema di tutti. E finalmente si comincia a parlarne e anche a decidere. Il problema sta nell’accesso alle scuole di specializzazione ed è iniziato alla fine degli anni 90 quando è stato stabilito che gli specializzandi venissero retribuiti con delle borse di studio. Per fortuna ora il Governo ha aumentato il numero delle borse di studio, ma stiamo pagando la scarsa programmazione del passato e ci vorranno molti anni per recuperare. Per fortuna noi siamo riusciti a fare convenzioni con gli ospedali di Napoli e di Genova per i pediatri e con quello di Padova per gli psichiatri».

Come trattenere i medici in montagna? Servirebbe dare loro degli incentivi. 

«È una delle richieste contenute nel pacchetto dell’autonomia della Regione».

Ci sono molte aree di sofferenza nei vari reparti dell’Usl, ad esempio la psichiatria, o il pronto soccorso. 

«Abbiamo bandito un concorso per quindici posti al pronto soccorso, abbiamo avuto due risposte, di un medico e di uno specializzando all’ultimo anno. Questa è la realtà con cui dobbiamo fare i conti tutti i giorni e non è facile. Abbiamo chiesto alle Usl di mezza Italia ma si fa tanta fatica ad ottenere risposte positive».

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