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Usl Euganea: «Premi produttività negati ai lavoratori. Dal primo gennaio i fondi delle tre ex Usl 15, 16 e 17 vengono uniti: circa 7500 lavoratori aspettano una risposta»

Oltre 7500 lavoratori dell’Usl 6 Euganea rischiano di iniziare l’anno nuovo senza un nuovo contratto integrativo uguale per tutti. L’allarme arriva dalla Cgil, che punta il dito contro l’immobilismo della maxi azienda sanitaria patavina. «Le trattative per uniformare i contratti decentrati di dirigenza medica, veterinaria, sanitaria, amministrativa e comparto sono bloccate e siamo molto preoccupati», afferma il sindacalista Giancarlo Go «inizialmente avremmo dovuto sottoscrivere gli accordi entro il 30 settembre, poi siamo andati in proroga al 30 dicembre ma non c’è ancora nulla in vista. Da mesi stiamo sollecitando l’amministrazione, senza risultati. Dal primo gennaio i fondi delle tre ex Usl 15, 16 e 17 vengono uniti: circa 7500 lavoratori aspettano una risposta economica. Il rischio è che i dipendenti vengano ancora retribuiti in modo difforme». L’accordo non si trova perché l’ex Ulss 15 negli ultimi quindici ha accantonato un tesoretto di circa 7 milioni e mezzo di euro che, secondo la Cgil, spetta ai lavoratori in forma di premio di produttività. L’Azienda dell’Alta Padovana però non sembra dello stesso parere e, di fatto, il fondo resta congelato. «Per arrivare alla fusione dei contratti integrativi è necessario che le ex Ulss non abbiano soldi accantonati», specifica Go, «infatti la 16 e la 17 si sono già date da fare per liquidare ai lavoratori tutti i residui degli anni precedenti. Quella dell’Alta, invece, in 15 anni ha accantonato 4 milioni e mezzo dalla dirigenza medica, 2 milioni dal comparto e altri 800 mila dalla dirigenza sanitaria. Sono soldi dei lavoratori, produttività che dev’essere suddivisa tra tutti visto il raggiungimento degli obiettivi aziendali. Per di più si parla della 15, che viene sempre indicata come esempio di eccellenza nel veneto . L’amministrazione, al contrario, utilizza queste risorse per pagare prestazioni aggiuntive: ovvero turni di sala operatoria in più, visite mediche in più e quant’altro». Le prestazioni aggiuntive sono retribuite come lavoro straordinario sia ai medici che al comparto. Così è possibile offrire agli utenti più interventi chirurgici o attività specialistiche, aumentando di fatto la produttività. «E se non ci fosse stato il fondo dei lavoratori sarebbero forse stati cancellati gli interventi?», chiude Go «non è questo il mezzo per migliorare le prestazioni ai cittadini, i servizi vanno potenziati con fondi d’investimento». (Elisa Fais)

IL MATTINO DI PADOVA – Venerdì, 15 dicembre 2017

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