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Vaccinare prima dell’estate oltre 20 milioni di italiani. Il piano delineato da Speranza in Parlamento. I primi 2 milioni, sanitari e ospiti delle Rsa, entro la primavera.

Il Sole 24 Ore. I primi 2 milioni di italiani saranno vaccinati entro i primissimi mesi, tra marzo e aprile del prossimo anno: sono medici, infermieri e operatori sanitari e socio-sanitari impegnati nella trincea del Covid e a maggior rischio di contagio. Un esercito di 1,4 milioni di italiani a cui si aggiungeranno i 570mila ospiti delle Rsa – dove si continuano a scatenare focolai – e gli operatori che li assistono. Poi si passerà alla fase due. Quella della vaccinazione di massa che partirà in primavera dagli anziani: si comincerà con i 4,4 milioni di over 80 e poi gli oltre 13 milioni tra i 60 e i 79 anni. In tutto 20 milioni di italiani che si punterà a vaccinare entro l’inizio dell’estate impiegando 20mila tra medici e infermieri ricorrendo anche ai giovani laureati che si stanno specializzando. Con un sito unico nazionale di stoccaggio delle dosi che sarà “difeso” dall’esercito e tanti centri locali. Uno sforzo titanico ma necessario se si punta a vedere i primi effetti contro il virus e soprattutto a raggiungere l’immunità di gregge entro la fine del 2021 con almeno 40 milioni di italiani vaccinati. Queste le priorità della prima fase della più grande vaccinazione di massa mai vista in Italia così come sono state delineate ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza in Parlamento. Che ha ribadito: «Il vaccino sarà per tutti e gratuito». Vaccinarsi non sarà obbligatorio almeno al momento, «ma nel corso della campagna valuteremo», ha chiarito Speranza.

Poi si partirà con la fase due che riguarderà il resto degli italiani, ma anche qui con nuove priorità di accesso al vaccino: in cima ci saranno malati cronici (quelli non rientrati già tra gli anziani e che hanno almeno una comorbidità) e i «lavoratori essenziali» in particolare forze dell’ordine, operatori di comunità e delle carceri. E soprattutto insegnanti e personale delle scuole che potrebbero addirittura scalare le priorità di accesso al vaccino insieme agli stessi studenti che sono tra i “grandi diffusori” del virus. A chiederlo è il primo impegno della risoluzione di maggioranza su cui ieri il ministro Speranza ha dato alla Camera parere positivo. E che prevede appunto che il governo debba «assicurare in via prioritaria la protezione vaccinale a tutti gli operatori sanitari e socio sanitari ed educativi». Il mondo della scuola, a partire dagli insegnati, potrebbe quindi anticipare i tempi nelle vaccinazioni come ha fatto capire anche il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo per il quale vengono «prima le categorie a rischio ed esposte, gli anziani ultraottantenni e le persone fragili», ma poi c’è la scuola che « è in cima alle priorità». Con gli studenti che potrebbero seguire i loro insegnati: «Alcuni esperti dicono vacciniamo i liceali perché categoria più a rischio, osservazione assolutamente pertinente», ha sottolineato Miozzo. E confermata dal ministro degli Affari regionali Francesco Boccia: «Gli studenti tra i primi? Ci riflettiamo».

Fin qui il cronoprogramma della campagna di vaccinazione che conta di poter fare affidamento su ben 202 milioni potenziali di dosi di vaccino in arrivo nel 2021 da Pfizer-Biontech, Moderna, AstraZeneca, Johnsono & Johnson, Sanofi e Curevac. Con le prime 10 milioni di dosi disponibili già entro marzo del prossimo anno che serviranno innanzitutto per le vaccinazioni nei 300 ospedali dove saranno stoccate e nelle «unità mobili» per sanitari e Rsa : 8,749 milioni di dosi da Pfizer e 1,346 da Moderna. Il loro sbarco in Italia è ovviamente subordinato al via libera dell’Agenzia europea del farmaco che dovrebbe dare il via libera al primo entro il 29 dicembre e al secondo entro il 12 gennaio. Ieri l’Ema ha risposto alle critiche sul ritardo autorizzativo rispetto a Londra (si veda altro articolo in pagina) spiegando che la sua procedura di approvazione è più lunga in quanto si basa su più prove e richiede più controlli rispetto alla procedura scelta dalla Gran Bretagna.

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