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Vaccini, 15 giorni a Pfizer per mettersi in regola. E l’Ue pressa AstraZeneca. Dall’avvocatura dello Stato partita la diffida per i ritardi

Non solo le penali non riguardano le forniture settimanali ma quelli trimestrali, e quindi prima di fine marzo non si potrà fare nulla. Non solo non sono automatiche, come logica vorrebbe. Ma in caso devono essere frutto di un successivo accordo tra la Commissione europea e le singole case farmaceutiche. Il valore del 20% delle dosi non consegnate è solo un valore di riferimento e restano possibili anche altre strade come il diritto al rimborso o la cessazione del contratto. Somiglia a un pallone calciato in tribuna la clausola prevista in caso di violazioni dal contratto riservato firmato dalla Commissione europea e da Pfizer, la multinazionale che produce il primo vaccino anti Covid autorizzato nell’Ue. Pfizer dovrebbe consegnare all’Italia 8,7 milioni di dosi entro marzo. Ma la procedura da attivare nel caso in cui di dosi ne arrivassero di meno non sembra né efficace né rapida.

Ieri, per conto del Commissario all’emergenza Domenico Arcuri, l’Avvocatura dello Stato ha inviato alla Pfizer la diffida per inadempimento. L’azienda ha 15 giorni di tempo non solo per rimettersi in linea con le consegne che lei stessa aveva comunicato e che invece poi sono state tagliate. Ma anche per recuperare il ritardo accumulato, compensando i tagli fatti finora con forniture più robuste nelle prossime settimane. Pfizer ha già promesso che dalla prossima settimana non ci dovrebbero essere più tagli. Ma resta un certo scetticismo. La diffida potrebbe essere seguita da un esposto alla Procura di Roma, in cui si chiederebbe anche di «verificare la veridicità che le forniture siano state destinate ad altri Paesi» e «valutazioni sull’ipotesi di aggiotaggio». Oppure da una richiesta all’Ue di presentare un ricorso a Bruxelles. Al momento l’obiettivo della Commissione europea è riuscire a ottenere il rispetto delle forniture da contratto, mentre di fronte all’ipotesi di ricorrere alle vie legali resta piuttosto fredda. In mattinata la presidente Ursula von der Leyen, ha parlato al telefono con l’amministratore delegato di AstraZeneca Pascal Claude Roland Soriot, ricordando che l’Ue si attende «una consegna nei tempi previsti» dei vaccini. Poi i vertici del gruppo farmaceutico si sono seduti per due volte al tavolo con i rappresentanti degli Stati membri e della Commissione. Ma i due incontri, come ha dichiarato al termine la commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides non sono stati soddisfacenti e c’è un nuovo appuntamento per domani. La commissaria ha giudicato «inaccettabili» i ritardi nella consegna dei vaccini e ha chiesto un piano dettagliato di spedizione delle dosi e delle spedizioni. Ha anche proposto agli Stati membri un «meccanismo di trasparenza» sulle esportazioni al di fuori dell’Ue di vaccini prodotti sul suo territorio, che in futuro sarà applicato a tutte le case farmaceutiche. AstraZeneca è un gruppo britannico, quindi non è soggetto alla norme Ue, però aveva attribuito la riduzione delle forniture all’Ue a problemi produttivi dello stabilimento Novasep in Belgio. L’Ue ha prefinanziato il rapido sviluppo e la produzione di vaccini per 2,7 miliardi di euro e vuole un ritorno, per questo Bruxelles vuole sapere esattamente quali dosi siano state prodotte e per chi.

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