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Vaccini anti-covid prima agli ospedali e alle Rsa. Poi i drive-in per la campagna di massa. Unità mobili nelle case di riposo. Entro domani le Regioni dovranno fornire i primi dati

Il commissario per il contrasto al Covid, Domenico Arcuri, martedì scorso ha scritto alle diciannove regioni italiane e alle due province autonome una lettera per spiegare ai ventun presidenti le intenzioni, sue e del governo, rispetto alla distribuzione del vaccino anti-coronavirus. Il multi- commissario nel testo ha dettato tempi molto stretti per le risposte — «entro domani» — e offerto i primi numeri e le prime categorie cui potranno andare le doppie dosi (vaccino e ritorno): «Pfizer, il vaccino con lo stato di validazione al momento in stato più avanzato», si legge, «può consentire all’Italia di avere 3,4 milioni di dosi per 1,7 milioni di persone da fine gennaio 2021». Si parte tra due mesi e mezzo, quindi.
Nella scelta del «target di cittadini a cui somministrare le prime dosi disponibili», Arcuri indica lavoratori e ospiti di ospedali e residenze sanitarie per anziani, «luoghi che nel corso della pandemia hanno rappresentato il principale canale di contagio e diffusione del virus ». Medici e anziani sono la priorità, come si è sempre detto. Il vaccino dovrebbe essere direttamente somministrato nei presidi ospedalieri e nelle Rsa, in quest’ultime attraverso unità mobili. La successiva somministrazione alla popolazione tutta avverrà per le linee canoniche degli altri vaccini, «attraverso una grande campagna su larga scala» che potrà anche essere “drive through”, ovvero con l’erogazione della dose direttamente dall’auto, come accade oggi con diversi tamponi. Si partirà, per la campagna generale, «dalle persone con elevata fragilità».
Nell’arco di 72 ore, da martedì a venerdì, le Regioni dovranno individuare in ogni provincia le strutture in grado di vaccinare almeno duemila persone in due settimane. Il personale di questi presidi dovrà essere nelle condizioni, se allertato, di raggiungere l’ospedale entro un’ora e la struttura dovrà già possedere congelatori capaci di scendere a 75 gradi sotto lo zero. Per il personale Rsa valgono indicazioni simili.
Per garantire l’integrità del vaccino, le dosi dovranno essere mantenute nelle borse del fornitore per i primi quindici giorni successivi alla consegna. Il periodo di conservazione si allunga a sei mesi se le strutture hanno celle frigorifere adatte all’interno. Nel momento in cui la dose viene tirata fuori dalle borse o dalle celle di conservazione, dovrà essere sommistrata entro sei ore. Ogni fiala di vaccino contiene cinque dosi. Ogni borsa al massimo cinque scatole da 975 dosi ciascuna. L’azienda statunitense Pfizer, nella gara a chi arriva per primo, ha fatto sapere che il livello di efficacia del suo prodotto candidato è cresciuto al 95 per cento «e non ha avuto effetti collaterali gravi».

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