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Vaccini extra, gli intermediari non forniscono i codici e le prove. Trattativa in un vicolo cielo. Il dg Flor ammette: “A questo punto deduco che non li hanno”

Il Corriere del Veneto. La cartelletta, per usare un’espressione cara al presidente Luca Zaia, ancora non è chiusa. Ma è evidente che la trattativa internazionale per l’acquisto di «milioni di dosi» di vaccino al di fuori del canale dell’Unione Europea si è arenata. Come preteso dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, infatti, il direttore della Sanità Luciano Flor ha chiesto ai due intermediari che si erano fatti avanti i numeri dei lotti oggetto della trattativa. Né l’uno, né l’altro, hanno mai risposto. «A questo punto – ammette lo stesso Flor – ne deduco che quei lotti non ci sono».

Salvo clamorosi quanto improbabili colpi di scena, si chiude quindi così una vicenda che, partita dal Veneto, è approdata a Roma per arrivare fino a Bruxelles, mandando in agitazione svariati portavoce e perfino la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Era il 2 febbraio quando Zaia annunciava di aver dato disposizione ai suoi uffici di mettersi alla caccia di vaccini sul libero mercato, al di fuori del contratto chiuso dall’Ue in nome e per conto degli Stati membri con Pfizer, AstraZeneca e Moderna, verificando la fondatezza di alcune offerte arrivate via mail in Regione. Ne è nato un rimpallo durato tre settimane, con la Regione a chiedere ad Aifa il via libera a negoziare ed importare i salvifici sieri, Aifa a rinviare al commissario Arcuri, Arcuri a richiedere i codici di cui sopra, le Big Pharma a negare anche solo l’esistenza di vaccini sul mercato, i broker a garantire che invece no, i vaccini ci sono eccome, e avanti di questo passo.

Ieri Flor, che ha raccontato di essere stato «torchiato» dai Nas e di aver dato ai carabinieri «tutte le informazioni e tutte le carte che avevo, perché non ho nulla da nascondere» (tre diverse procure indagano su questa vicenda), ha svelato alcuni dettagli in più della trattativa rimasta fin qui segreta pare per via di alcuni accordi di riservatezza. Intanto, dopo aver scremato le iniziali sei proposte ritenute più serie dagli uffici (altre ne sono arrivate a Palazzo Balbi ma sono state scartate, ad esempio perché chiedevano cospicui anticipi oppure somme vincolate nella banca che fa da tesoreria per Azienda Zero), gli intermediari con cui si è arrivati al vedo erano due: uno italiano, che sosteneva di poter fornire 15 milioni di dosi, ed uno britannico, che diceva di disporre di 12 milioni di dosi, in entrambi i casi Pfizer, per un prezzo attorno ai 12,5 euro a dose. Il primo, intervistato da La7 e dalla Verità , si chiama Luciano Rattà, il secondo è tutt’ora anonimo. A richiesta di fornire i codici, il broker britannico semplicemente non ha risposto, quello italiano «venerdì ci ha detto che non può darci alcun numero di lotto se noi non esibiamo prima l’autorizzazione di Aifa per l’acquisto» ha spiegato Flor. Ma siccome Arcuri, da cui dipende il via libera di Aifa, non dà alcun okay se prima non vede il numero dei lotti così da poter verificare direttamente con la casa farmaceutica l’effettiva esistenza dei vaccini, si gira in tondo come un cane che si morde la coda.

«Io sono un mediatore iscritto all’albo del ministero della Salute. Non un truffatore» ha detto Rattà alla Verità , replicando a quanti gli contestano di operare con una società con soli mille euro di capitale che fino al marzo scorso si occupava di abbigliamento. E ha aggiunto: «Il numero dei lotti non l’ho dato perché non lo avevo, è come quando si compra una macchina: il numero del telaio è quello del giorno in cui viene consegnata! Oggi è una cifra domani un’altra». Lui, comunque, ribadisce che i vaccini si trovano, basta pagarli (il suo guadagno sarebbe stato di 0,2 centesimi a dose). «Io con questo signore non ho mai parlato, non lo conosco» ha messo le mani avanti Zaia, tirato in ballo personalmente da Rattà: a creare il link con la Regione, ha riferito Flor, è stato un altro intermediario, iscritto all’albo di Azienda Zero, da cui Palazzo Balbi si era rifornito di mascherine, senza nulla da reclamare, durante la prima ondata.

Ma stavolta le cose sono andate diversamente: «Noi siamo sereni, dall’inizio della pandemia abbiamo speso 400 milioni e a differenza di altri mai ci siamo ritrovati con i container vuoti nel parcheggio. Paghiamo la fattura a 60 giorni solo quando vediamo la merce. Spero che i Nas facciano piena luce sull’accaduto – commenta ora Zaia -. Vedo che ora le case farmaceutiche danno garanzie sulle forniture concordate con l’Ue, chissà che il clamore attorno a questa vicenda non abbia aiutato in tal senso». Ma sul piano politico la vicenda non è chiusa affatto: i parlamentari veneti del Pd hanno presentato un’interrogazione al ministro della Salute, i consiglieri chiedono invece che Flor relazioni al più presto in commissione Sanità.

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