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Vaiolo delle scimmie, contagiato un levriero a Parigi. Le evidenze emerse portano a concludere che il monkeypox possa passare da uomo a cane, contagiandolo. Necessario adottare misure di quarantena più stringenti

L’ipotesi era già stata ventilata. Ora arriva una prima certezza, riportata su Lancet : viene confermato il primo caso di monkeypox in un cane. La causa? Probabilmente la trasmissione umana.

E’ avvenuto in Francia, dove un levriero italiano, altrimenti sano, ha evidenziato chiari sintomi della malattia. I proprietari del cane, una coppia omosessuale (paziente 1 e paziente 2), avevano già manifestato i sintomi della malattia; dopo 12 giorni le pustole sono comparse anche sull’animale, che presentava lesioni  mucocutanee, comprese pustole addominali e una sottile ulcerazione anale. Il cane è risultato positivo al virus del vaiolo delle scimmie utilizzando un protocollo PCR. Le sequenze di DNA del virus Monkeypox del cane e del paziente 1 sono state confrontate: entrambi i campioni contenevano il virus del clade hMPXV-1, lignaggio B.1, che si è diffuso in paesi non endemici da aprile 2022 e, dal 4 agosto 2022, ha infettato più di 1700 persone in Francia, per lo più concentrate a Parigi, dove il cane ha sviluppato i primi sintomi. Inoltre, il virus che ha infettato il paziente 1 e il virus che ha infettato il cane hanno mostrato un’omologia di sequenza del 100% sulle coppie di 19,5 kilobasi sequenziate. Vista la dinamica dell’insorgenza dei sintomi in entrambi i pazienti e, successivamente, nel loro cane (che, per ammissione dei due pazienti, dormiva con loro) si può inferire che la trasmissione da uomo a cane del virus del vaiolo delle scimmie sia possibile.

Infezione negli animali domestici

Fino ad oggi il contagio sugli animali domestici non era stato rilevato: i casi segnalati riguardavano infatti gli animali selvatici (roditori e primati), nei paesi endemici, mentre negli Stati Uniti era stata rilevata qualche occorrenza anche nei cani della prateria e nei primati in cattività. Il caso del levriero porta dunque a ripensare  le conclusioni maturate in passato e sottolinea la necessità di isolare gli animali domestici dagli individui positivi al virus del vaiolo delle scimmie.

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