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Valbrenta. Sorprese d’estate: camoscio si aggira attorno casolare

Un camoscio, la capra nera delle Alpi, da oltre due mesi staziona indisturbato intorno ad un casolare della Val de Spin, sopra Oliero di Valstagna. Un tempo, qui come in tante altre località di mezza costa della Valbrenta, la gente viveva l´estate svolgendo attività legate alla montagna.

«È una gran bella bestia, un selvatico stupendo – dice Remo Negrello che nella valle dell´Oliero possiede un casolare – È una femmina di circa un anno e in questo periodo dell´estate tende a scurire il proprio mantello. Chi ha la fortuna di vederla o incontrarla ne resta incantato! Un giorno me la sono trovata davanti improvvisamente. Non si è spaventata, anzi è rimasta tranquilla ad osservarmi, molto incuriosita, come volesse fare amicizia». Nella località i Servizi forestali stanno eseguendo dei lavori di sistemazione di una strada forestale di servizio. Quando il cantiere è in opera e la betoniera in movimento, il camoscio si avvicina per osservare quanto avviene. Poi, tranquillo, se ne sta in disparte a brucare l´erba.

«Se lo chiami – dice Negrello – si avvicina e sta lì ad ascoltarti. Gli ho dato una mela e un torsolo. Ha mangiato la mela e non si è curato del torsolo. Ovviamente si avvicina al casolare in cerca di cibo – aggiunge – tanto che ha mangiato tutti i tralci della vite, nell´orto ha strappato il sedano dalle radici ed ha provato ad assaggiare le piante di fagiolini. Non le ha gradite, e le ha sputate! Sono danni trascurabili e non mi dispiace! Un giorno sono passati degli escursionisti con dei cani al seguito. Si sono fermati a chiedere se l´animale fosse nostro. A loro sembrava una capretta. Un´altra volta, a tavola con amici, il camoscio si è avvicinato a prendersi del cibo dalle nostre mani. Non ho mai visto un animale selvatico comportarsi in maniera tanto familiare. Ci siamo affezionati ed ora che si apre la stagione venatoria non vorremmo che qualcuno manifestasse cattive intenzioni. Meglio salvaguardarlo. Fa parte del territorio e noi lo sentiamo nostro».

Il Giornale di Vicenza – 24 agosto 2012

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