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Valutazione del tasso di schiusa e sopravvivenza di uova di seppia in un’area delimitata della laguna sud di Venezia

La pesca della seppia rappresenta da sempre una risorsa di primaria importanza per le marinerie dell’alto Adriatico. Si tratta di un’ attività di antichissima tradizione, tipica dell’ambiente lagunare e costiero nelle sue varietà della pesca stagionale con attrezzi da posta, nonché del comparto marittimo con la cosiddetta pesca pelagica o costiera ravvicinata. Attualmente questi molluschi cefalopodi vengono catturati durante tutto l’anno sia dalle volanti monobarca o a coppia che dai motopescherecci con reti a strascico con il rampone, il rapido o il divergente. Le campagne di pesca stagionale con attrezzi da posta quali nasse, cogolli e simili sono invece regolamentate da Ordinanze emanate annualmente dalle Capitanerie di Porto: queste disciplinano i periodi di pesca (primavera – estate), la suddivisione delle zone in postazioni e quindi la loro assegnazione a cooperative e consorzi con programmazione delle attività autorizzate. Nella foto il ghebo di Sant’Antonio adiacente al bacino di schiusa delimitato da arti e pali

La stagione di riproduzione della seppia coincide con i mesi estivi in cui viene permessa la cattura con trappole; la “piccola pesca” di questo cefalopode si svolge quindi in una fase particolarmente delicata del suo ciclo vitale e cioè quando le femmine attratte dal riparo che le trappole creano in acqua sono indotte a deporre le uova all’interno o all’esterno delle strutture delle nasse o dei cogolli e sulle cime di ancoraggio.

L’importanza che la seppia riveste per l’economia del settore ittico dell’alto Adriatico è sottolineata dal fatto che, con Decreto del Ministero delle politiche agricole e forestali (Mipaaf) del 05 giugno 2014, è stata inserita nella “Quattordicesima Revisione dell’Elenco Nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali” con la denominazione di seppia bianca di Chioggia, sepa de Ciosa o seppiolina di Chioggia, proprio per l’esclusività dei processi di pesca e lavorazione che si attuano in questa città fin dagli inizi del secolo scorso.

A questo proposito ricordiamo che proprio il bacino della laguna di Chioggia, nella zona del Lusenzo e di quella antistante il porto della città, rappresentano da sempre luoghi di elezione per la riproduzione delle seppie.

A partire da marzo – aprile le femmine di questa specie lasciano il mare aperto per raggiungere la costa e abbandonare le uova adese a sostegni sommersi ed è così che delle migliaia di uova presenti in laguna nella stagione riproduttiva, solo una percentuale molto bassa si schiude ed evitando le insidie di predatori di ogni tipo, raggiunge nel tardo autunno l’età adulta  e con essa l’ambiente pelagico.

Infatti i pericoli per la schiusa e la sopravvivenza dei nuovi nati sono molteplici ed includono la variabilità dei parametri macro – micro climatici quali temperatura dell’acqua in rapporto alla profondità di deposizione, velocità, direzione e temperatura dei venti, entità delle mareggiate.

foto72 lagunaLa diversa combinazione di questi parametri agisce principalmente anticipando o ritardando sviluppo e schiusa delle uova, mentre veri e propri fattori di rischio si possono considerare la predazione da parte di altri animali marini e le pratiche connesse alla pesca. Tra queste ultime vi è innanzitutto la “pulizia” degli attrezzi da posta e delle reti in genere con spazzole o getti d’acqua sotto pressione con distruzione delle uova.

I pescatori hanno infatti l’abitudine di eliminare le uova fecondate presenti sugli attrezzi durante le attività giornaliere di ispezione e pulizia, sia perché spesso queste vengono deposte proprio all’imboccatura delle trappole ostruendole, sia perché, appesantendo le nasse e i cogolli, rendono più difficoltosa la salpata delle reti. Pertanto sul tasso di deposizione e schiusa stagionale incidono oltre alla cattura e predazione anche la riduzione delle possibilità di riproduzione determinata sia dai metodi di gestione delle reti più sopra accennati, che dalla stretta successione di postazioni lungo il litorale e, per ciascuna di esse, dall’estensione e posizionamento delle relative arti (reti). Queste ultime creano una vera e propria barriera che ostacola la migrazione delle seppie verso le acque lagunari calde e poco profonde ideali per la deposizione e la schiusa delle uova.

OBIETTIVI

Il progetto consiste nell’implementare una procedura di recupero e protezione delle uova di seppia che diversamente andrebbero perse a causa delle attività di pesca, comportamenti scorretti, mareggiate e predatori e quindi condividere con i pescatori dei consorzi e delle marinerie locali gli strumenti e i metodi utilizzati nella presente ricerca.

Tra questi in particolare: tecniche utilizzate per il recupero delle uova deposte sugli attrezzi da pesca; criteri di selezione degli “ambienti lagunari protetti” scelti per favorire la schiusa e la sopravvivenza dei nuovi nati; gestione del ripopolamento dell’ambiente lagunare con i giovani soggetti.

L’obiettivo finale è quello di contribuire all’incremento degli stock di seppie, (a fronte di un trend di produzione negativo degli ultimi 15 anni), per la salvaguardia e la protezione di questa specie che possiamo considerare autoctona per l’alto adriatico e l’ambiente lagunare, oltre che di estrema importanza per l’economia locale.

GESTIONE DELLE ATTIVITÀ: AMBITI DI REALIZZAZIONE, PERSONALE COINVOLTO

Il progetto prevedeva il trasferimento delle uova di seppia dalle postazioni di pesca con nasse, in corrispondenza delle quali si ritrovano adese alle reti, ad un’area delimitata della laguna sud di Venezia al fine di monitorarne il tasso di schiusa e sopravvivenza. Le prove sperimentali sono state condotte nel periodo aprile-luglio 2014 avvalendosi della collaborazione di pescatori professionisti impegnati nella pesca stagionale con attrezzi. Per la raccolta delle uova è stata selezionata la postazione da Pennello 11 a Pennello 15 in località Pellestrina, ad una distanza dalla costa tra i 400 e i 600 metri.

Il primo aprile 2014 sono state calate 600 nasse autorizzate ad una profondità di 6 -10 metri circa dalle quali in seguito si sono selezionate le 20 impiegate a partire dal 6 giugno per la realizzazione del progetto. Il sito sperimentale per la schiusa è stato individuato in località Pellestrina, in un’area lagunare adiacente al lato nord del casone detto “ghebo di Sant’Antonio”*, distante circa 300 metri dalla riva (fronte strada Laguna) e al di fuori di eventuali aree di manovra dei natanti.

La zona, identificata dalle seguenti coordinate 45.285965 N – 12.298776 E, aveva un’estensione di circa 100 mq e una profondità di circa 2 metri. Per delimitare lo spazio acqueo così individuato si sono utilizzate due tipi di reti a maglia fitta fissate a pali in legno di sostegno di circa 4 metri di lunghezza, posizionati ad intervalli di un metro circa l’uno dall’altro, per un totale di 80 pali.

In corrispondenza dei 4 angoli dell’area prescelta sono state poste paline di diametro all’incirca doppio rispetto alle altre, mentre la recinzione esposta alle correnti del “garbin”, (vento di libeccio proveniente da sud – ovest e con direzione nord – est), è stata rinforzata con un canneto esterno di protezione per evitare perdite dovute a mareggiate.

Le bocche d’ingresso dell’acqua, indispensabili per garantire il ricambio, sono state approntate secondo la direzione della corrente sul lato sud – ovest dell’area. Le reti impiegate erano di 2 tipi e fra loro sovrapposte: quella esterna a maglia stretta (di diametro inferiore ai 10 mm) è stata rimossa non appena le seppie hanno raggiunto dimensioni tali da non poter oltrepassare neanche la rete interna (di diametro superiore ai 10 mm). In questo modo si è evitato il pericolo della “fuga” dei soggetti più piccoli subito dopo la schiusa, garantendo contemporaneamente costante l’interscambio idrico con la laguna.

Le attività sono state programmate in modo da garantire il monitoraggio dei parametri macro – microclimatici dell’ambiente di schiusa e di vitalità e benessere dei cefalopodi attraverso un controllo giornaliero routinario e uno settimanale con compilazione di specifiche schede di rilevazione dati.

MATERIALI E METODI

La campagna di monitoraggio ha avuto inizio il primo aprile 2014 con la calata degli attrezzi in corrispondenza delle postazioni a mare. In data 6 giugno le nasse e le uova selezionate sono state trasferite nel bacino lagunare sfruttando le imbarcazioni utilizzate dai pescatori locali. Questi pescherecci attuano la “pesca costiera locale” (come da DM 14/09/1999) e devono presentare le seguenti dimensioni: LFT < 12 m – TSL < 10 m.

Come contenitori si sono utilizzati tini in plastica della capacità di circa 250 litri ciascuno; ogni bacinella conteneva uova equivalenti a 4 nasse per un totale di 16 nasse e 4 tini. Al momento del prelievo le nasse sono state pesate in modo da ricavare il peso totale (lordo) di ciascun attrezzo (10 kg circa) per una tara preventivamente calcolata “a nassa vuota” di circa 7 kg.

Dopo aver eliminato dalle nasse le alghe e l’eventuale pescato si sono pesate le uova recuperate da ogni nassa, contando i singoli grappoli adesi a ciascun attrezzo e ottenendo un peso complessivo pari a circa 16 kg (per la pesatura ci si è avvalsi delle bilance presenti sui motopescherecci).

La dimensione media delle uova è stata ricavata calcolando la media del diametro delle uova di un grappolo per mezzana per complessive 4 mezzane per attrezzo; per questa misurazione ci si è avvalsi di un calibro da campo automatico evidenziando un diametro compreso tra i 6 e gli 11 mm.

In ulteriori 2 tini sono state poste direttamente 4 nasse (2 per tino), anch’esse pesate ed identificate con fascette in plastica resistenti all’acqua e riportanti numeri progressivi. Questi ultimi 4 attrezzi sono stati calati in serie nel sito di schiusa con i tiranti fissati alle paline di recinzione.

Di seguito le date delle singole uscite effettuate durante il periodo di studio:

Uscita del 01/04/2014: calata degli attrezzi in corrispondenza delle postazioni di pesca;

Uscita del 06/06/2014: trasferimento delle nasse nel bacino lagunare di schiusa (con registrazione dati in doppio mare – laguna);

Uscita del 13/06/2014: monitoraggio nel bacino e registrazione dei dati d’interesse (diametro uova/dimensioni alla schiusa);

Uscita del 23/06/2014: monitoraggio e registrazione dati (schiusa/mortalità);

Uscita del 27/06/2014: monitoraggio e registrazione dati in doppio (schiusa/accrescimento/mortalità);

Uscita del 04/07/2014: monitoraggio e registrazione dati in doppio (accrescimento e mortalità);

Uscita del 11/07/2014: monitoraggio e registrazione dati (presenza uova non fecondate);

Uscita del 17/07/2014: rilascio dei soggetti nati in laguna (misurazione lunghezza seppie).

Per il monitoraggio nel bacino lagunare si sono utilizzate tre imbarcazioni: RV 06898, RV 06411, VE1146 M/P FALCO (d’appoggio)

I dati reperiti sul campo sono stati registrati in apposite check-list in cui annotare per ogni uscita i valori riscontrati per i parametri d’interesse: Data – Ora – Coordinate geografiche della postazione di prelievo – Condizioni meteo-marine – Temperatura dell’aria e dell’acqua – pH – Salinità – Batimetria – Diametro (uova) – Lunghezza seppie (calcolata misurando la lunghezza del mantello dal margine anteriore dorsale   all’estremità posteriore) – Peso (uova e/o soggetti nati) – Conta dei soggetti morti (valutandone la lunghezza approssimativa in base alle dimensioni dei  sepion recuperati in superficie) – N. totale uova esaminate – N. totale soggetti esaminati – Dimensione seppie al momento del rilascio in laguna – Le coordinate geografiche sono state rilevate mediante GPS (Global Positioning System).

Per misurare la temperatura dell’acqua e dell’aria, il Ph e la salinità, sono state utilizzate apposite sonde HQd Meters and IntelliCAL Probes tarate prima dell’uso. Il peso dei singoli soggetti è stato invece calcolato utilizzando una bilancia elettronica di precisione a piatto sulla quale è stata preventivamente pesata una piastra petri contenente uno strato sottile di acqua alla quale è stata successivamente aggiunta la seppiolina il cui peso è stato ricavato per differenza dal peso lordo ottenuto.  La sequenza delle operazioni descritte è stata ripetuta in toto per ogni singola pesata in modo tale da non compromettere l’attendibilità del dato standardizzando il valore della tara.

foto75 seppiolinaA sinistra una seppiolina in attesa della pesata

RISULTATI E CONCLUSIONI

Durante lo studio sono state condotte misurazioni in doppio, ossia contemporaneamente in corrispondenza delle uova adese agli attrezzi numerati e presenti nelle postazioni di pesca a mare, che in quelli trasferiti nel bacino lagunare.

I dati ottenuti hanno dimostrato che sviluppo e schiusa delle uova sono direttamente correlati ai valori dei parametri abiotici, soprattutto temperatura e salinità.

Infatti, se al momento del trasferimento delle nasse in laguna (al tempo 0: 06/06/2014) le dimensioni medie delle uova erano di circa 6 – 11 mm, le condizioni meteo – marine dei 2 ambienti presentavano notevoli differenze che si sono ulteriormente accentuate nelle uscite successive, influenzando in modo sostanziale il tasso di schiusa e accrescimento delle seppie, come confermato dalle successive registrazioni.

In bacino la schiusa ha avuto inizio a partire dal controllo del 13/06/2014 e si è completata alla data del 27/06/2014 (quando su tutte le nasse erano ormai visibili solo alcuni acini isolati e/o raggruppati a 2 – 3 per mezzana e alcuni grappoli non fecondati). In corrispondenza della postazione a mare un risultato analogo si è registrato solo in coincidenza delle uscite del 04/07/2014.

Alla data del 06 giugno 2014 si è registrata una SST di 20.02°: questa temperatura rientra nel range di 20° – 25° gradi considerato ideale per ottenere i tempi di schiusa più brevi e la più alta percentuale di sopravvivenza e sviluppo dei soggetti appena nati.

A questo proposito ricordiamo che per SST di 21° si è calcolato che la schiusa avvenga dopo circa un mese dalla deposizione.

Come si può notare dalla tabella riportata di seguito e in accordo con quanto esposto in premessa, con il mese di giugno si è assistito alla schiusa di tutte le uova giunte a maturazione il cui tasso è stato approssimativamente calcolato intorno all’82% (valore finale sul quale hanno inciso sia la percentuale di uova non fecondate che di quelle che sono andate incontro a fenomeni degenerativi con raggrinzimento e mancata schiusa).

Data Controllo

SST

% di Schiusa

06/06/2014

20.02°

/

13/06/2014

21.03°

30%

23/06/2014

22.01°

55%

27/06/2014

23.09°

82%

Durante il controllo del 23 giugno si sono riscontrati anche 33 soggetti morti il cui numero è stato calcolato recuperando e contando i singoli ossi di seppia che galleggiavano in superficie, esito della mareggiata che si è verificata in data 20 giugno.

grafico tasso schiusa24A sinistra tasso di schiusa delle uova di Sepia Officinalis nel “Ghebo di S. Antonio”

 

 

 

 

 

 

 

Data Controllo

Dimensioni Uova

Lunghezza Seppia

06/06/2014

6-11 mm

13/06/2014

11 -12 mm

8 – 10 mm

23/06/2014

8 – 12 mm

27/06/2014

12 – 14 mm

04/07/2014

12 – 15 mm

11/07/2014

17/07/2014

19 – 25 mm

Alla data del 17 giugno le arti e gli attrezzi che delimitavano il bacino di schiusa sono stati rimossi e le seppioline rilasciate in laguna; le dimensioni medie si aggiravano intorno ai 2 cm, sebbene siano stati riscontrati anche soggetti di 4 cm di lunghezza.

I risultati ottenuti ci spingono a ritenere che la creazione di siti protetti in cui depositare gli attrezzi con le uova di seppia in attesa della schiusa, potrebbe rappresentare una valida alternativa all’obbligo (come da Ordinanze della C.di P.), spesso non osservato, di lasciare le trappole con adese le uova sui fondali con le reti tagliate su di un lato o comunque con le aperture chiuse.

In questo modo i pescatori non dovrebbero rinunciare a parte del pescato in quanto le nasse selezionate per il trasferimento verrebbero rimpiazzate e non sarebbero neppure costretti a “perdere” l’attrezzo recuperato a schiusa avvenuta.

Infine occorre sottolineare che i soggetti nati in bacino contribuirebbero al ripopolamento lagunare della specie e all’incremento di questo particolare stock ittico che, come accennato in premessa, a decorrere dal 2014 ha ottenuto il riconoscimento di Prodotto Tradizionale ed è stato inserito nella “Quattordicesima Revisione dell’Elenco Nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali”, a breve ulteriormente identificabile e salvaguardato da un marchio di qualità.

SCHEDA – LA SEPPIA

seppie patriziaLa seppia, appartenente all’ordine Sepiida, è un mollusco cefalopode dal corpo sacciforme, orlato da pinne laminari e sormontato anteriormente da una testa munita di tentacoli. All’interno del mantello è presente una conchiglia interamente calcificata che costituisce una sorta di “ossatura” per il mollusco.

Secondo un diverso sistema di classificazione i Sepioidei vengono compresi nell’Ordine dei Decapodi, denominazione dettata dalla caratteristica conformazione della testa, alquanto voluminosa e guarnita anteriormente da 10 braccia tentacolari poste attorno alla bocca.

PHYLUM: Mollusca, Cuvier, 1797

CLASSE: Cephalopoda, Cuvier, 1797

ORDINE: Sepiida (Sepioidei), Zittel, 1895

FAMIGLIA: Sepiidae, Keferstein, 1866

SPECIE: Sepia officinalis, Linneo, 1758

DENOMINAZIONI FAO:

Common cuttlefish (inglese)

Seiche commune (francese)

Sepìa comùn (spagnolo)

CODICE 3A-FAO (Regolamento (CE) 1224/09): CTC

Luciano Boffo e Patrizia Buratti, Az. ULSS 14 Chioggia – Dipartimento di Sicurezza Alimentare.

6 maggio 2015

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