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Vanno a funghi, quattro vicentini finiscono in rianimazione per leptospirosi. «Avevano attraversato un fosso». Il sindaco di Caldogno: «Derattizzazione»

In fin di vita per la leptospirosi. All’ospedale San Bortolo di Vicenza quattro uomini sono ricoverati in Rianimazione da qualche giorno, dopo che è stata loro diagnosticata la malattia generalmente trasmessa dall’urina di topi infetti. Due di loro (sono di Caldogno, un altro è di Sarego) l’hanno probabilmente presa cadendo in un fosso d’acqua ferma, mentre andavano a funghi.

La malattia può essere contratta quando l’acqua infetta finisce nell’organismo, tramite la bocca o il contatto con qualche ferita. Non è trasmissibile fra umani, si manifesta all’inizio con febbre molto alta e compare generalmente tra i 2 e i 20 giorni dal momento del contagio. Se non diagnosticata a breve, può essere mortale.

«E’ un’infezione rara, ma basta entrare in contatto con acqua contaminata nei fossati per esserne colpiti — spiega il primario del reparto di Anestesia e Rianimazione del San Bortolo, Raffaele Bonato —. E’ comunque insolito avere quattro casi gravi contemporaneamente, generalmente ne capitano uno o due all’anno. I pazienti sono in prognosi riservata: il più grave respira attraverso un macchinario esterno, l’Ecmo». Si tratterebbe del malato di Sarego, un ultrasettantenne arrivato da poco. I due degenti di Caldogno, 71 e 57 anni, sono ricoverati dalla scorsa settimana, il quarto da ieri. Come abbiano contratto la malattia non è ben chiaro, ma i familiari tendono a collegarla alla passione dei due uomini di andare a funghi. E’ una cosa che mio padre ama molto e questa è proprio la stagione dei chiodini — spiega Marzia Miolo, figlia di Vincenzo, uno dei ricoverati — martedì scorso, cercandoli, è caduto accidentalmente in un fosso, in una zona in cui ci sono molti casolari abbandonati, pieni di topi. Aveva una ferita alla mano, probabilmente ha contratto la malattia così: gli si sono gonfiate le dita, poi ha iniziato ad avere la febbre e una difficoltà sempre maggiore a respirare. Quando l’abbiamo portato in ospedale gli è stata riscontrata una setticemia, ora è in dialisi. Purtroppo la malattia ha colpito più organi». Miolo, che è il presidente locale di Coldiretti, nelle ultime ore ha mostrato dei piccoli segni di miglioramento (in particolare una ripresa delle funzionalità renali), ma rimane in prognosi riservata. «Ho segnalato l’accaduto pubblicamente, tramite Facebook — riprende la figlia — quell’area, la zona dell’ex Fornace Revelin, oltre che da fungaioli è molto frequentata anche da bambini. Perciò è bene che in tanti vengano a conoscenza del rischio».

Anche la famiglia dell’altro ricoverato di Caldogno ha riportato ai medici che, forse, l’uomo ha contratto la leptospirosi andando a funghi. Marzia Miolo si è rivolta al sindaco Marcello Vezzaro, chiedendo un intervento urgente. «Abbiamo predisposto una derattizzazione straordinaria — assicura il primo cittadino di Caldogno — l’operazione partirà a breve, proprio nell’area e nei punti segnalati dalla famiglia Miolo. E’ un evento molto raro, faremo tutto il possibile perché questi casi non si ripetano». Ma una precauzione generale, per tutti i fungaioli che frequentino aree con fossati o acqua stagnante, è di indossare dei guanti: immergere le mani nude, o anche solo toccare l’acqua, secondo gli esperti può essere molto pericoloso.

Andrea Alba – Il Corriere del Veneto – 3 novembre 2015 

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