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Variante Delta, la Germania chiede più coordinamento. Allarme nuove infezioni. Il Consiglio dei leader europei a Bruxelles richiama alla prudenza: guardia alta per i viaggi dalle regioni ora più a rischio

Il Sole 24 Ore. Nonostante gli evidenti progressi sul fronte della vaccinazione anti-Covid 19, soprattutto in alcuni Paesi europei, la pandemia virale continua a preoccupare; in particolare è fonte di angoscia la nuova variante Delta, assai più contagiosa di altre e molto presente nel Regno Unito. Nella prima giornata di un vertice europeo di due giorni qui a Bruxelles, la Germania ha insistito perché ci sia maggiore coordinamento nel gestire l’arrivo di cittadini da Paesi terzi.

«Discuteremo della situazione Covid-19 in Europa – ha detto prima dell’inizio del summit la cancelliera Angela Merkel –. Siamo preoccupati per la variante Delta. Sosterrò un approccio ancora più coordinato, soprattutto per quanto riguarda i viaggi dalle regioni in cui le varianti si stanno diffondendo». La presa di posizione è giunta dopo che qualche giorno fa la stessa cancelliera aveva puntato il dito contro il Portogallo che ha accolto nelle ultime settimane molti turisti provenienti dal Regno Unito.

«Quello che mi dispiace è che non siamo ancora stati in grado di garantire un comportamento uniforme degli Stati membri in termini di restrizioni ai viaggi. Stiamo assistendo a un ritorno di fiamma», aveva detto martedì la signora Merkel in una conferenza stampa congiunta a Berlino con il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. In Portogallo le infezioni da coronavirus sono salite da 500 al giorno in maggio a 1.000 al giorno in giugno.

Il Regno Unito non è nella lista dei Paesi con cui l’Unione Europea ha aperto i confini, ma la stessa lista messa a punto dai Ventisette non è vincolante. Col risultato che alcuni governi – tra cui il Portogallo, ma anche la Spagna – hanno deciso di anticipare i tempi aprendo le proprie frontiere con la Gran Bretagna, pur di attirare turisti. Anche tra i Paesi che hanno mantenuto restrizioni vi sono differenze. La Germania impone a chi arriva dal Regno Unito una quarantena di due settimane, l’Italia di cinque giorni.

Nelle conclusioni del vertice si legge che «il Consiglio europeo si compiace dei buoni progressi in materia di vaccinazione e del miglioramento generale della situazione epidemiologica, pur sottolineando la necessità di proseguire gli sforzi di vaccinazione e di essere vigili e coordinati per quanto riguarda gli sviluppi, in particolare l’emergere e la diffusione di varianti». Ci si augura il veloce ritorno alla piena libera circolazione, ma «appena consentito dalla situazione sanitaria».

È chiaro il desiderio della Germania di evitare che nuove infezioni vengano introdotte nel mercato unico attraverso scelte troppo affrettate di alcuni Paesi membri. In attesa che la campagna di vaccinazione sia completata – sono state finora distribuite 424 milioni di dosi di vaccino, mentre sono state somministrate 346 milioni di dosi – la cancelliera ha proposto questa settimana che venga introdotto un periodo di quarantena di 14 giorni per chiunque torni dall’Inghilterra in uno dei 27 Paesi dell’Unione.

Un richiamo «alla vigilanza e alla cautela» è giunto ieri anche dal presidente francese Emmanuel Macron. Secondo le autorità comunitarie la variante Delta, proveniente in origine dall’India, riguarderà in agosto il 90% dei casi di infezione. Proprio ieri, il governo inglese ha preannunciato un alleggerimento delle restrizioni per i cittadini inglesi. Attualmente chi torna dalla Francia, dall’Italia, dalla Grecia o dalla Spagna deve sottoporsi a numerosi test (spesso costosi) e a un periodo di quarantena.

Da Londra, il primo ministro Boris Johnson ha spiegato che l’83% della popolazione britannica ha ricevuto almeno una dose di vaccino e che il 60% è completamente vaccinato. A dispetto delle rassicurazioni britanniche, sempre ieri il governo belga ha deciso di bandire i viaggi dalla Gran Bretagna verso il Belgio, salvo per i propri connazionali e i propri cittadini. Nella lista belga dei 26 Paesi ritenuti «ad altissimo rischio» vi sono oltre al Regno Unito anche il Brasile, il Congo e l’India.

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