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Variante Omicron, nuove direttive dell’Oms agli Stati: «Tracciare e comunicare ogni caso sospetto. Ad oggi nessun decesso legato alla nuova variante ma l’allerta deve rimanere alta»

La nuova variante Omicron rischia di minacciare la globale lotta al virus e mentre gli scienziati continuano a studiarne la composizione e la pericolosità, l’Organizzazione mondiale della sanità diffonde un insieme di direttive importanti a cui attenersi, ribadendo l’esistenza di un’allerta alta. «Ad oggi non sono stati segnalati decessi legati a Omicron. Ma data l’esistenza di mutazioni che possono conferire una potenziale fuga immunitaria e vantaggio di trasmissibilità, la probabilità di un’ulteriore diffusione di Omicron a livello globale è elevata. Potrebbero esserci future ondate di COVID-19, che, a seconda di una serie di fattori, incluso il luogo in cui possono verificarsi i picchi, potrebbero avere gravi conseguenze».

Alla luce di queste considerazioni preliminari sull’attuale tasso di rischio, l’organo delle Nazioni Unite per la Salute si rivolge a tutti i Paesi impartendo fondamentali direttive. «Si raccomandano le seguenti azioni prioritarie», si legge nella nota diffusa da Oms, «al fine di per migliorare le condizioni di contrasto alla nuova variante Omicron».

Il primo punto dettato dall’Organizzazione mondiale di Sanità a tutti i Paesi è quella di garantire l’esistenza di sistemi di allerta precoce composti da più indicatori fondamentali. Tra questi «sarà necessario monitorare il tasso di crescita, e il numero effettivo di riproduzione», spiega l’Oms, così come servirà un costante tracciamento «del tasso di incidenza dei casi ogni 100 mila abitanti e del tasso di positività» sui tamponi eseguiti. Altri importanti indicatori che nelle prossime settimane dovranno guidare le azioni dei governi dovranno essere la gravità della malattia e la pressione sui sistemi sanitari. E quindi occupazione dei posti letto sia nei reparti di rianimazione che di quelli di area medica.

Un altro fronte di sorveglianza a oggi fondamentale è, secondo Oms, il monitoraggio «di eventuali segnali epidemiologici insoliti». Come continua a spiegare la nota, «le segnalazioni di epidemie in rapida diffusione nelle strutture sanitarie o nelle comunità potrebbero sollevare la preoccupazione che questi eventi siano dovuti a una variante che si diffonde più facilmente da persona a persona». O ancora episodi simili anche all’interno di una popolazione a cui si riconosce già un alto livello di immunità grazie ai vaccini o alle avvenute infezioni in precedenza. «Anche questo scenario può indicare la presenza di una variante in grado di eludere la risposta immunitaria». Tra i segnali epidemiologici insoliti, infine, anche quei contagi che «causano livelli inaspettatamente elevati di morbilità e mortalità».

Massima collaborazione su cluster e tracciamento

Tutti i Pasi sono ora chiamati a rafforzare la loro capacità di segnalazione dei casi e dei cluster associati all’infezione da Omicron all’Organizzazione mondiale della Sanità e «riportare pubblicamente la proporzione di Omicron tra i campioni sequenziati». Il coordinamento con la comunità internazionale sarà necessario per eseguire sul campo indagini e valutazioni di laboratorio «affinché i parametri chiave vengano compresi nel più breve tempo possibile». E cioè efficacia del vaccino, gravità, efficacia della sanità pubblica, misure sociali contro Omicron, risposte immunitarie. «Nell’analisi dei campioni raccolti durante tali indagini», continua Oms, «si dovrebbe prestare particolare attenzione allo stato di vaccinazione dei casi e data di vaccinazione; storia di precedenti infezione da SARS-CoV-2; sintomi / clinici e gravità».

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